Ormai da alcuni anni si sente ripetere da più parti, nell’ambito dell’odierna cultura ufficiale, che le due dicotomie di pensiero che hanno svolto la funzione di punti di riferimento per la civiltà “euro – occidentale” dei due secoli scorsi, la destra e la sinistra, siano ormai obsolete o addirittura abbiano cessato di esistere.

Uno dei casi più eclatanti in tal senso, almeno per quel che riguarda il contesto italiano, è quello della nascita ed affermazione del movimento cinque stelle di B. Grillo e Gianroberto Casaleggio, il quale ha come propria idea fondamentale che, essendo ormai tutti i partiti nient’altro che entità logore e decrepite, nonché incancrenite fin dentro le ossa dai mali della corruzione e del carrierismo e dove le appartenenze ideologiche si sono ridotte a nient’altro che vuote dichiarazioni e slogan altisonanti per arringare i militanti della base, ma che di fatto, se spogliate di questi orpelli, la sostanza di tali entità rimane pressoché identica su tutto l’arco parlamentare.

Battendo su questo tema e sulla critica dura alla cosiddetta “casta dei politici”, oltre a conquistare seggi in parlamento il movimento populista ha contribuito molto a espandere il concetto che le categorie di destra e sinistra non siano più esistenti. Questa idea pare essere pensiero comune di una buona parte dell’opinione pubblica, tanto diffuso quanto il più delle volte superficiale e poco ponderato. Di fatto, se si riconsidera la cosa e si analizza quelle che sono le caratteristiche, gli elementi costitutivi di queste due forme di pensiero ci si accorge che non solo non sono superate, ma in un certo senso è impossibile superarle o abbandonarle, almeno non completamente. A meno che si voglia accantonare integralmente la modernità, come hanno proposto alcuni intellettuali quali Massimo Fini (e c’è da dubitare che ciò sia al momento possibile), l’annullamento totale delle due dicotomie rimane un sogno destinato a non poter realizzarsi.

E’ vero altresì che sono i presupposti su cui si fondano queste due dicotomie a dover essere riconsiderati, ovvero rivedere gli elementi su cui si fonda la propria appartenenza a un pensiero “di destra” piuttosto che “di sinistra”. Si può affermare che due individui, ciascuno dei quali appartenente a una delle due categorie ideologiche, su determinate questioni possano scoprire di trovarsi concordi e, in base a questo, decidere di allearsi mettendo da parte alcune delle proprie divergenze, pur non dovendo per questo esser costretti ad annullare la propria identità ideologica.

Proseguendo il discorso, si potrebbe dare uno sguardo alle classi dirigenti di paesi come l’Italia o la Francia, l’Inghilterra o la Germania: cosa distingue un Renzi da un Berlusconi, un Hollande da una Le Pen, un Gordon Brown da un Farrage, una Merkel da uno Schulz? A parole molto, nei fatti, a parte alcuni elementi di non considerevole importanza, assai poco.

Ma è nelle persone e nelle realtà che, implicitamente o meno, hanno deciso di porvisi in opposizione ed alternativa che si vede che le categorie di differenziazione ideologiche non sono annullate. Politici come Sahra Wagenknecht o Gennadij Zjuganov, e pensatori come Costanzo Preve o Alain De Benoist sono tutt’altro che identici tra loro (e ciò diventa palese già a un primo sguardo) , ma pur nelle loro diverse specificità di pensiero e visione del mondo, tali figure giungono ad avere una comune aspirazione a operare, o meglio dire, a lottare per dar vita a una valida alternativa all’odierno stato di cose in Europa e nel mondo. Ecco un altro fatto su cui si può riflettere. Ognuna di queste figure proviene da un diverso paese europeo.

L’Idea di Europa, di un’altra Europa, non semplicemente di grande mercato comune (sotto tutela statunitense), ma di Grande, Bella e Magnifica Madre “Matria” delle diverse Patrie Nazionali e Regionali, libera e indipendente, oltre e al di sopra di tutte le divergenze e delle discordie, ha un enorme potenziale in termini di forza attrattiva per tutte quelle realtà che potrebbero (e vorrebbero) cambiare l’odierno stato di cose.

Roberto Di Marino

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