La leggenda vuole che, attorno al 1094, Hasan-i Ṣabbāḥ, conosciuto anche come il Vecchio della Montagna, fondò la setta sciita ismaelita a noi nota col nome degli Assassini, dal termine arabo al-Hashīshiyyūn, “coloro che sono dediti all’Hashish”. I seguaci di tale setta, radunata nella fortezza di Alamut, compivano i loro assassini politici agendo sotto l’effetto di tale sostanza. Marco Polo ci racconta che chi faceva uso di questa erba veniva trasportato in paradiso, provando piaceri e voluttà indescrivibili, in mezzo a donne vergini e bellissime. Questo sogno era così dolce e piacevole che i seguaci di Hasan, ormai soggiogati, obbedivano incondizionatamente a tutto ciò che il loro padrone ordinava, sopportando qualsiasi conseguenza o tortura, con la sola idea di poter ritrovare quel paradiso che avevano vissuto.

Vera o falsa che sia questa storia, le leggende comunque sappiamo che hanno sempre un fondo di verità o comunque possiamo trarre da esse degli insegnamenti. Proprio per questo possiamo fare il parallelo con quanto accade oggi nella nostra società. Proprio ieri, infatti, alla Camera dei Deputati è stato presentato un progetto di legge per la legalizzazione della cannabis “per uso ricreativo”. La proposta è stata presentata da un intergruppo che comprende gente come Benedetto della Vedova (ex di Scelta Civica), Filippo Civati e Roberto Giacchetti (di area PD e ex PD) e Vittorio Ferraresi del M5S. In tutto i firmatari del progetto di legge sono 218.

A noi ora non interessa entrare nel merito della proposta e non ci interessa dichiararci pro o contro le droghe e il loro uso. Sicuramente certe sostanze possono avere anche un effetto terapeutico e possono essere utilizzate in medicina. La recente visita di Papa Francesco in Bolivia ci ha fatto conoscere come le foglie di coca possano essere usate per sopportare condizioni di lavoro pesanti, come quello minerario. Però, tra uso terapeutico e uso ricreativo ci passa un mondo.

Nei secoli scorsi le droghe erano prerogativa soprattutto delle classi più elevate. Chi ha letto Il Conte di Montecristo, famosissimo romanzo di Alexandre Dumas, si ricorderà della cena da le Mille e una notte che Edmond Dantès (Simbad il marinaio in quell’occasione) offrì al barone Franz d’Epinay e poi terminata in un sogno voluttuoso provocato dai fumi dell’hashish. Oppure nel romanzo, forse meno conosciuto, di Ernst Junger, Heliopolis, nel quale il protagonista Lucius de Geer assieme alla sua compagna Budur Peri, assumendo strane sostanze, iniziò un viaggio meraviglioso e spaventevole allo stesso tempo, attraverso altre realtà metafisiche.

Ai giorni nostri, quale funzione può avere la liberalizzazione delle droghe? Sicuramente non hanno più quell’eccezionalità che permetteva un tempo a chi ne faceva uso di trovare giustificazioni più alte e particolari. Ormai l’uso delle droghe si è banalizzato; esse hanno acquisto carattere ‘popolare’. Spopolano soprattutto tra i più giovani che ne fanno uso per trovare lo ‘sballo’ o un minimo di felicità fittizia, che nasconde la depressione di un’intera generazione senza futuro. Quindi il tema leggendario della setta degli assassini, ritorna con tutta la pienezza del suo significato: le droghe (anche nel loro senso più generale) oggi servono ad assuefare le persone e renderle innocue, imprigionandole in un sonno fatto di piacere, mentre fuori gli Hasan moderni, coloro che tirano i fili della società, possono attuare i loro piani senza che qualcuno possa alzare la testa ed opporsi.

Così passa in secondo piano quello che sta accadendo in Grecia, dove Alexis Tsipras, dopo aver provato a combattere contro le antidemocratiche istituzioni europee e il FMI, è stato costretto alla capitolazione (anche per incapacità personale) e ad accettare di svendere il patrimonio della sua nazione (50 miliardi di beni reali tra cui porti, isole e aziende di stato, sono andate a costituire un fondo che è stato messo a garanzia del debito finanziario dei greci verso i creditori. E’ la prima volta che viene messo in pratica l’ERF, il ‘Fondo di Redenzione Europeo’), atti che serviranno alla Grecia ad ottenere nuovi finanziamenti che concederanno liquidità alle banche greche per un breve periodo. In Europa viene a imporsi sempre più prepotentemente il MES, sul quale invitiamo alla lettura del libro di Lidia Undiemi “Il ricatto dei mercati”, del quale di seguito potete leggere un estratto:

Il MES disponde, potenzialmente, del potere legislativo e del potere esecutivo, ed è conseguentemente dotato delle prerogative necessarie per governare i territori in alternativa agli stati sovrani, sia nei rapporti interni con i cittadini sia nei rapporti esterni con istituzioni internazionali quali l’FMI, la BCE, altri stati ecc.

L’obiettivo del MES è quello di «mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità, secondo condizioni rigorose commisurtate allo strumento di assistenza finaziaria scelto» (art. 3)

Che significa condizioni rigorose? Grosso modo quello che la BCE aveva chiest al governo Berlusconi prima della sua caduta: riforme che verranno rese obbligatorie mediante un protocollo di intesa, detto anche memorandum di intesa.

Le prove tecniche di imposizione dell’agenda politica erano già iniziate nel 2010, quando la troika (UE, BCE, FMI) azionò tutti gli strumenti messi in campo dall’Europa per la gestione della crisi (accordi bileterali, meccanismi di «stabilità a tempo», come l’ESFS, ecc.). Il MES coincide sostanzialmente con la Troika, la quale adesso opera in virtù di un accordo che conferisce una valenza generale e permanente a quanto sperimentato sul campo mediante dispositivi temporanei e aventi carattere eccezionale.

Lo scopo è stato quello istituzionalizzare un sistema di governo stabile, extra-UE ed extra-statale, dove i rapporti di forza economici e finanziari fra stati membri potessero prevalere rispetto a qualsiasi logica di interesse «comune» europeo e qualsivoglia principio democratico. Prova ne è il sistema di voto del MES, che attribuisce pesi differenti agli stati membri a seconda del potere finanziario da essi posseduto.[…]

Mentre in Europa accade tutto questo (senza tenere conto di quello che accade nel resto del mondo, a cominciare dall’Ucraina per finire al Medioriente e all’Africa) in Italia si parla di droghe leggere. Ma non solo: ricorderete alcune settimane fa la notizia della legalizzazione da parte della Corte Suprema americana dei matrimoni gay in tutti gli Stati Uniti e la campagna circolata nei social network della bandiera arcobaleno nelle foto del profilo degli utenti (campagna promossa dalle più importanti multinazionali: Google, Apple, Microsoft, Facebook, Twitter e via dicendo…). La notizia ebbe come effetto quello di far passare in secondo piano gli attentati rivendicati dall’ISIS avvenuti in Tunisia e in Francia giusto un giorno prima.

Da una parte quindi si rivendica la piena libertà dei diritti individuali, libertà che molto spesso viene confusa col libertinaggio, dall’altra invece i diritti sociali, del lavoro e della democrazia, della sovranità degli stati e dell’autodeterminazione dei popoli ci vengono tolti senza che noi ce ne accorgiamo, perché siamo assuefatti dai piaceri effimeri che ci vengono dati dai primi. Eccoci allora tutti dentro la fortezza di Alamut, ormai schiavi del nostro hashish, chiamato oggi ‘libertà’, soggiogati e obbedienti al nostro padrone. Obbediamo a tutto, sopportiamo qualunque cosa, rinunciamo al lavoro, alla nostra sovranità, al nostro futuro, l’importante è che non ci svegliamo dal sogno in cui ci hanno relegato Tutto questo accade senza capire che non siamo noi gli assassini, ma siamo le vittime di questo inferno.

Marco Muscillo

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