Non capire il prossimo e arroccarsi in miseria quotidiane.
Gli ultimi decenni hanno segnato la scomparsa progressiva di mestieri e lavori manifatturieri. Si moltiplicano i lavori nei quali si lavora con imprese, lavori che appartengono al settore terziario o quaternario. Lavori che ricordano i vecchi (ormai) lavori di pubbliche relazioni. Si parla, si parla; sembra che il proprio stipendio maturi in modo proporzionale rispetto alla quantità di parole che si sono spese per poter vendere un determinato servizio. Se non si vende un determinato servizio; si svolge un altro tipo di attività. Si cerca di poter comprare o meglio acquisire determinate competenze. Competenze o forse come in questo caso si comprano aziende in crisi.

È una parte del settore terziario o quaternario di cui si è voluto sempre parlare poco. Ci sono realtà che diventano vere e proprie holding che si occupano di acquisire competenze di aziende in crisi. In passato o meglio in un passato neanche troppo lontano le aziende che fallivano molto spesso soffrivano durante il passaggio di consegne oggi la situazione è ben più complessa… in ogni caso per anni hanno operato queste realtà, compravano, acquisivano per poi svendere o se andava bene per alcuni delocalizzare. Sono un po’ come i rapaci minori e di piccola taglia di un settore enigmatico. Questo è il lavoro che svolge il protagonista di questo film.

Enrico Giusti è bravo nel suo lavoro. Riesce a comprare e ad acquisire realtà in crisi con una facilità notevole. Si muove rapidamente da una situazione all’altra. Ascolta e carpisce i segreti di tante realtà commerciali e industriali le cui miserie umane le stanno portando allo sfacelo. Ascolta e lavora, c’è però una parte del suo passato che preferisce tenere nascosta. E’ una persona quasi totalmente dedita al proprio lavoro. Il lavoro è totalizzante per lui, finito esso regna la quiete e forse anche una buona dose di solitudine. Un giorno torna a casa. È sera e si appresta a riposarsi. Si rende conto e in modo non sereno di non essere da solo a casa propria. Il caro fratello gli ha lasciato a casa sua una conquista femminile estiva divenuta per lui ingombrante. I tentativi di ragionare con il fratello falliscono. La ragazza è timida e parla un italiano impacciato. E’ israeliana di nome Achrinoam. Enrico però deve continuare il proprio lavoro. Lo attende un’esperienza del tutto nuova, un’azienda deve essere ereditata da due giovani orfani.

E’ un’esperienza nuova per Enrico, in fondo aveva avuto a che fare con aziende in via di fallimento per via di egoismi personali. Ha conosciuto e svolto il proprio lavoro con persone dissolute, egoiste, insomma un insieme di vizi che l’hanno anche reso in fondo lievemente cinico nei confronti del mondo che lo circonda quando non lavora. In questo caso tutto è diverso, i due ragazzi si sentono persi di fronte a quanto stanno vivendo. Parlando con i due ragazzi e aiutato da Achrinoam scoprirà il desiderio di poter ascoltare davvero le persone e cercare di capirle.

Il suo, come abbiamo già detto, è un lavoro stressante e duro e a tratti cinico. Curiose sono le persone della sua azienda. Il padrone ormai incanutito è tronfio della propria saggezza da format commerciale espressa in tanti incontri e molte citazioni. Il figlio è la sua ombra, il figlio del padrone è rappresentato da Giuseppe Battiston. Il figlio è la sua ombra e in fondo vive questa sua eterna rincorsa con disagio. Il disagio è sempre presente in lui, ha trovato però nel corso degli anni una via d’uscita pragmatica e distruttiva a questo suo disagio. Il figlio del padrone eterno secondo si droga iniettandosi eroina. Insomma un quadro di una realtà lavorativa nella quale cerca di salvarsi e lo fa con l’ausilio di questa ragazza solo il buon Enrico Giusti.

Critica
Film da vedere, è come se fosse una sorta di seguito rispetto al film precedente di Zanasi, “Non pensarci”. In effetti, ritroviamo i medesimi interrogativi dello stesso attore che in questo caso come nel precedente è Valerio Mastrandrea. Rimane però incompiuto, incompleto in molti aspetti. Il consiglio è di vederlo e di poter capire quali aspetti rimangono incompiuti e cosa il regista omette di esprimere. È un vero peccato che ci siano queste lacune nella trama, non fossero state omesse si sarebbe trattato di un film da poter ricordare negli annali del cinema. Pazienza…. Rimane comunque un film gradevole che ci ricorda come questi lavori di oggi così impersonali e disumanizzanti possano tornare a rendere umane le persone che si spendono per essi e in modo improvviso e inaspettato.

Ottima l’interpretazione di Mastrandrea e anche quella di Giuseppe Battiston. Ci vorrebbe un film con velleità di export per poter consacrarli come attori portabandiera della nostra Italia a livello internazionale. Possiamo solo attendere, in fondo quando appaiono insieme unificano l’Italia con i nostri pregi e anche i nostri innumerevoli difetti ed interrogativi che ci poniamo o siamo costretti a porci di continuo. Certamente ci facciamo domande e forse ci diamo poche risposte potremmo sempre compiere operazioni ancestrali di altri popoli come annientare le nostri menti di alcool….. ebbene ci sono popoli che si danno certe risposte in certi modi, noi italiani forse ci facciamo troppe domande ma cerchiamo di darci anche delle risposte.
Buona visione a tutti!

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