Marion Le Pen

Oggi in Francia si terranno, come è noto, i ballottaggi per le elezioni regionali, un passaggio importante per questa Francia martoriata dal problema immigrazione e dalla crisi economica, che contrariamente all’opinione comune ha colpito anche nel paese oltralpe. Malgrado la crescita economica media europea ormai superi l’1% la Francia proprio quest’anno ha toccato un nuovo picco di disoccupazione, con un tasso che sfiora l’11%. E sappiamo come il disagio sociale, la stagnazione economica e la politica folle dell’accoglienza di tutte le cancellerie europee in questo momento siano un mix esplosivo in un paese come quello appena colpito dai gravissimi attentati del 13 Novembre, che ha già vissuto le rivolte delle banlieue e che vive da anni un clima ad alta tensione sul discorso dell’integrazione e dei costumi degli immigrati nord africani.

È in questo contesto che si è fatto strada il nuovo Front National di Marine Le Pen. Che ha vinto le europee e ha già moralmente vinto queste regionali (è il primo partito del paese), non perché soffia sul vento della paura e dell’odio, come ci spiegano i soliti soloni dei salotti buoni di “sinistra” o del mondo dei “moderati” (cioè popolari amici della Merkel e di Sarkò). Ma perché è l’unico partito non solo in Francia, ma direi in tutta l’Europa occidentale che parla alla gente comune, ma lo fa con cognizione di causa, con una dottrina studiata e improntata a portare delle soluzioni realistiche e non demagogiche.

Al contrario degli emuli italiani o dei soliti partiti populisti di destra europei il Front di Marine ha dimostrato veramente di voler porsi oltre i vecchi steccati del ‘900. E come sosteneva il filosofo studioso del marxismo Costanzo Preve in un articolo che fece “scandalo” (ma solo per chi non avesse ben chiaro il suo pensiero) ormai tre anni fa, Marine Le Pen “afferma il deperimento dell’attuale Dicotomia Destra/Sinistra” ed è una feroce nemica sia del neoliberismo che della politica economica comunitaria. Inoltre, è stato sottolineato sin troppo poco, come sul terrorismo islamico che ha colpito il cuore della Francia, dal Front sono uscite le parole più sagge. Il Front a differenza di Santanché ed altri esponenti che vorrebbero rifarsi ad esso ha parlato di islamismo radicale da isolare rispetto alla maggioranza dei musulmani: non si è parlato della solita manfrina dell’islam moderato, che non vuol dire niente e si è ribadita la superiorità della politica sulle religioni, anche quella cattolica ça va sans dire, come ha ribadito a pochi giorni dagli attentati il candidato alle regionali dell’area parigina Wallerand De Saint Juste.

Ma del Front vanno sottolineati anche alcuni passaggi in politica estera: dalla condanna dell’affare Mistral svanito a causa delle sanzioni, alla stigmatizzazione della campagna contro Assad condotta dall’Occidente sino all’altro ieri. Non sappiamo su quali radici affondano le nuove idee del FN, ma ciò che è sicuro è che se qualcuno ha paura del Front non è certo per il fascismo, area dalla quale sicuramente proveniva in origine, né per la presunta xenofobia. Ciò che fa paura è che una Francia “lepenizzata” potrebbe rompere molti degli equilibri comunitari e creare un effetto domino nei paesi nei quali l’euro ha compiuto più danni: si pensi soprattutto ai cosiddetti PIGS, dove in Spagna Podemos un partito di protesta si fa sempre più spazio, o il Portogallo dove hanno vinto i socialisti, ma han fatto di tutto per non farli governare per due mesi, per non parlare della Grecia, nella quale Tsipras è stato del tutto “commissariato” dall’ex-Troika.

I dirigenti europei ormai sono pronti a far di tutto in questi tempi di crisi pur di salvar la faccia, e per farlo sono pronti anche ad agire palesemente contro i loro interessi politici. Il fallimento dell’Unione Europea e di chi l’ha guidata sinora è sotto gli occhi di tutti e un’ondata populista non farebbe altro che spazzarli via anche quando le condizioni economiche toneranno ad essere normali per dei paesi ad economia avanzata come quelli europei. In condizioni normali, quindi si parlerebbe di un Front National proiettato verso la vittoria finale di queste regionali, portando a casa ben 6 regioni su 13. Invece siamo costretti a parlare di un risultato incerto con la seria prospettiva che il Front National grazie alla campagna ostruzionista del Partito Socialista francese, di regione non ne becchi nemmeno una. La sinistra francese in nome dell’Europa e della Merkel ha rinunciato completamente a giocarsi la partita in quelle regioni dove partiva in svantaggio ed è pronta a regalare di nuovo la Francia in mano a Sarkozy, quello della guerra fallimentare in Libia lasciata in mano ai jihadisti, pur di mantenere vivi gli interessi di cattodemocratici a destra e riformisti europei a sinstra, ovvero di due facce della stessa medaglia del partito unico europeista, quella del liberismo malthusiano delle austerity, di quell’anti-trust europeo che in realtà tutela soltanto le multinazionali, quella che uccide l’agricoltura dell’Europa meridionale in nome del libero mercato e di presunte teorie “scientifiche” e di cavilli tecnicistici, si veda il caso della xylella, come delle quote latte della pesca e compagnia cantando: tutta la stessa solfa.

Il Primo Ministro Valls in questi giorni di campagna elettorale ha dichiarato che il Front National è un partito che incita alla guerra civile. Quello che ci chiediamo noi, invece è se di questo passo, tra guerre ai confini dell’Europa e nel Mediterraneo, tra sostegno agli amici dei terroristi e sfruttamento di immigrati e povera gente, proni come sono all’alta finanza di tutto l’Occidente, se non saranno questi tipi loschi qui, questi amici di Monti e della Merkel a portarci dritti verso una guerra civile in tutta Europa.

Io voglio confidare, dunque nei francesi, voglio sperare che il buon senso prevalga sulle paure insensate suscitate dagli europeisti Valls e Sarkozy e che il ribaltone ai danni di chi vuole tornare al popolo sovrano e non alle èlites oligarchiche non venga portato in porto.

Mirco Coppola

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