Fino allo scorso anno le iniziative del Falun Dafa si tenevano in varie città del nostro paese, anche se ogni volta si caratterizzavano sempre per lo scarso numero dei suoi promotori e volontari. A Milano, a Firenze, a Roma, a Cagliari e persino in altri centri minori capitava quindi, soprattutto in occasione della Giornata Internazionale del Falun Dafa, ovvero il 13 maggio, d’imbattersi in un piccolo gazebo con gli adepti e i sostenitori della setta, posto solitamente nel centro città o in qualche altra zona caratterizzata da un forte passaggio di persone, come ad esempio un parco pubblico.

Riconoscerli era facile, già solo per il colore giallo usato per i gazebo, per le magliette dei volontari e per i palloncini solitamente messi accanto, e che servivano al contempo a dare risalto al presidio ma anche a suscitare l’interesse dei bambini che poi, magari, costringevano a fermarsi le coppie e le famiglie che si trovavano a passarvi davanti. Tutto, insomma, sempre ben studiato, come del resto avviene anche in tantissime altre occasioni, quando si tratta di promuovere un’iniziativa di qualsiasi genere in pubblico: marketing, si potrebbe dire.

Eppure, quest’anno la setta Falun Dafa è apparsa molto meno operosa del solito, tant’è che l’unica iniziativa di una certa consistenza, per non dire proprio l’unica iniziativa tout court, è stata quella tenutasi a Milano nelle giornate dell’11 e del 12 maggio. Mentre in altre parti del mondo, dagli Stati Uniti all’Australia, passando per vari paesi europei in cui il Falun Dafa è ugualmente molto forte e presente, le iniziative sono state numerose e partecipate, e avvalorate anche dall’appoggio e dalla legittimazione data loro da alcuni esponenti politici locali, in Italia la setta ha faticato anche solo a ripetere i modesti risultati del 2018, di fatto nemmeno raggiungendoli.

E, si noti, anche la stessa iniziativa di Milano è stata tutt’altro che significativa per numeri ed importanza: nelle foto della manifestazione pubblicate dall’edizione italiana del sito Minghui, uno dei canali web della setta, i sostenitori del Falun Dafa impegnati in questa iniziativa non superavano le venti persone, bambini inconsapevoli compresi. Ci sono, a tal proposito, ben due articoli che contengono le medesime immagini, ed estremamente significativi in tal senso: nel primo, l’iniziativa italiana è elencata insieme ad altre, una a Vienna e l’altra a Monaco di Baviera, bagnate da una ben maggior partecipazione e capacità organizzativa; nel secondo, invece, l’iniziativa italiana è riportata pari pari, ma perlomeno col beneficio della “esclusiva” data da un articolo tutto per sé.

Ciò che colpisce dell’evento milanese, oltre alla poca partecipazione di militanti che del resto già aveva caratterizzato le altre precedenti edizioni tenutesi anche in altre città, spesso addirittura sempre con gli stessi volontari o quasi, è anche il modesto interesse del pubblico. Dalle foto pubblicate nei due articoli, infatti, possiamo notare come il trovarsi in una via centrale di Milano, oltretutto a fianco di un bar con la speranza di catalizzare a sé ancor più persone anche fra i suoi semplici avventori, non abbia in realtà fruttato all’iniziativa chissà quale riscontro in termini d’interesse del pubblico. Qui vediamo , fra le foto prese dal sito di riferimento della setta, Minghui.org, letteralmente i passanti andare per i fatti loro, ignorando proprio il piccolo capannello di volontari della setta:

Quest’altra immagine, invece, ci mostra il solito metodo subdolo, ormai del resto usato quasi da tutti coloro che facciano un presidio in pubblico, per qualsiasi causa, politica, religiosa, ecc; ovvero, utilizzare il palloncino per fermare le mamme, i padri, attraendo i bambini. Non vogliamo colpevolizzare il Falun Dafa per questo, proprio perché come dicevamo ormai è un metodo abusato da tutti; però, non fa di certo piacere vedere che se ne faccia così spudoratamente ricorso:

Per il resto, gli articoli non esprimono nulla di nuovo rispetto al solito genere d’informazione che la setta esprime in queste occasioni, riportando come al solito la testimonianza di un suo giovane adepto italiano che, dopo aver spiegato il modo in cui s’è avvicinato agli insegnamenti del maestro Li Hongzhi ed averne tessuto le lodi, passa a contestare le presunte repressioni e persecuzioni di cui il Falun Dafa sarebbe vittima in Cina da parte del governo di Pechino. Probabilmente anche il ripetere come un mantra i soliti slogan di propaganda non giova, nel lungo termine, all’attrattiva e alla credibilità della setta, che infatti col tempo ha perso sempre più interesse agli occhi del potenziale pubblico, oltre a perdere anche verosimilmente molti suoi adepti e simpatizzanti.

Ne è una prova Epoch Times, il giornale di proprietà del Falun Dafa, che nella sua edizione italiana, che pure viene gestita proprio da Milano, non ha fatto il minimo accenno alla manifestazione milanese. I vari rami italiani della setta, a volte anche dentro una stessa città, si sono ormai divisi fra di loro, anche coi rispettivi siti internet di riferimento, e ormai praticamente s’ignorano fra di loro. L’impressione, dunque, è che il Falun Dafa in Italia sia in forte crisi, con una grossa contrazione di appartenenti e di appeal nei confronti dell’opinione pubblica.

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