Sui calendari campeggia l’anno 2015 ma per le strade di Messina è pieno dopoguerra.

Da sabato la città è senz’acqua a causa di una frana nel comune catanese di Calatabiano che ha danneggiato la condotta che da Fiumefreddo porta l’acqua nella città dello Stretto, attraversando per chilometri un territorio in dissesto idrogeologico. Era già accaduto nel 2010 e nel 2012, sempre a seguito di giorni di pioggia intensa. Poco o nulla è stato fatto in questi anni ed il disastro di questi giorni lo dimostra in maniera palese.

Per le strade della città vi sono file di persone con i bidoni in mano che sotto la pioggia battente attendono il proprio turno per fare provvista d’acqua e, come in tutte le emergenze, hanno fatto la propria comparsa anche gli immancabili “sciacalli”, individui senza scrupoli che dopo aver riempito i propri bidoni delle poche risorse disponibili, starebbero vendendo la preziosa acqua sul mercato nero a prezzi esorbitanti, puntando tutto sull’esasperazione della popolazione.

I più fortunati si sono trasferiti nelle case al mare della provincia; per gli altri anche una semplice doccia è ormai un miraggio. Le riserve della struttura ospedaliera stanno finendo e servono al più presto nuove autobotti in grado di rifornire il polo sanitario. Con la solita, furbesca faciloneria si è subito tentato di spiegare il tutto con la “calamità naturale” ma alla base di questa vergogna vi sono pesantissime responsabilità. A quanto pare, infatti, a detta del sindaco di Calatabiano dall’82 non sono mai stati fatti interventi di manutenzione delle tubature danneggiate.

Il Prefetto, Stefano Trotta, in seguito all’aggravarsi della situazione, ha tenuto un vertice con gli Enti e le Istituzioni coinvolte in modo “da individuare immediate soluzioni per contenere i disagi per la cittadinanza e definire le modalità di intervento necessarie a recuperare nel più breve tempo possibile risorse idriche”.

Al tavolo, si legge in una nota, “sono state vagliate due soluzioni, una già in corso, ossia la messa in sicurezza ed il consolidamento del terreno circostante la condotta danneggiata; l’altra, in fase di studio in queste ore, riguarda la realizzazione di un bypass dal luogo della frana fino all’acquedotto dell’Alcantara”.

L’Amam, Azienda Meridionale Acque Messina, ha fatto sapere che “verosimilmente i lavori di riparazione della condotta idrica danneggiata dalla frana si potranno concludere, salvo condizioni meteorologiche avverse, nell’arco delle prossime 36 ore e nel medesimo arco temporale potrebbe realizzarsi anche l’eventuale provvisorio collegamento tra le condotte”. Il Prefetto ha richiesto al Dipartimento regionale della Protezione Civile e all’Esercito di mettere a disposizione un congruo numero di autobotti.

Analogamente è stata comunicata al Sindaco di Messina la possibilità, prospettata dall’Autorità portuale, di richiedere alla Società napoletana Marnavi l’utilizzo di una cisterna della capacità di 5mila tonnellate con immissione diretta nelle condotte idriche. Soluzioni tampone in una corsa contro il tempo.

Intanto l’economia cittadina è in ginocchio. Le scuole sono chiuse e gli esercizi commerciali sono costretti a tenere le saracinesche abbassate. All’assenza di programmazione negli anni, si è aggiunta l’incapacità dell’attuale Amministrazione Comunale capeggiata dal fin troppo mediatico sindaco Renato Accorinti di trovare soluzioni immediate per il ripristino dei minimi vitali.

Sei giorni senz’acqua ed altri sei per riparare il danno. Dodici lunghi giorni di sofferenze per la popolazione. L’emblema di un disastro che viene da lontano, frutto di incapacità, colpevoli omissioni e “condotte” allegre, con pacchi di soldi smarriti lungo i sentieri tortuosi di appalti e subappalti. C’è chi prega e spera che non piova di nuovo e chi impreca per quella fila che sembra non finire più.

Una vergogna per un Paese che si definisce civile. Il Governo ha l’obbligo di intervenire, subito. Messina non può più aspettare.

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