Ambrose Evans-Pritchard, rinomato commentatore economico, lancia dalle colonne del The Telegraph la sua invettiva contro le istituzioni sovranazionali, che stanno perpetrando il loro attacco alla Grecia. Il giornalista britannico si interroga sull’utilità del rapporto reso pubblico qualche giorno fa dalla Banca di Grecia, dettato dalla BCE, in cui si faceva riferimento ad uno scenario apocalittico, nel caso in cui Tsipras non raggiungesse un accordo con l’FMI. La corsa agli sportelli, provocata dal comunicato diffuso dalla Banca nazionale, ha creato il caos, accelerando la crisi finanziaria. Per questo motivo, il rapporto appare come un vero e proprio attacco di Draghi e Co ad uno stato membro, paragonabile ad una offensiva militare1.

Il resoconto, che potremmo definire “terrorista” parla infatti di un percorso doloroso, di una crisi incontrollabile segnata da inflazione galoppante e dall’aumento della disoccupazione, che relegherebbe la Grecia al rango di paese più povero d’Europa. Da tali dichiarazioni si evince chiaramente come le istituzioni europee stiano cercando di fare pressioni, anche attraverso mezzi non convenzionali, al governo ellenico.

In realtà, lo stesso giornalista britannico fa notare come non sia la prima volta che la BCE si spinga oltre il proprio mandato, cercando di sabotare i governi eletti; sia con l’ex premier Berlusconi che con l’ex Primo Ministro greco George Papandreou. Dalle colonne del quotidiano londinese si legge, infatti, che il “colpo di Stato da retrobottega” disegnato ai danni di Berlusconi e quello all’ex capo del governo greco potrebbero non essere gli ultimi; ora nel mirino c’è chiaramente quello di Tsipras.

Il rischio di credito, non è un concetto facilmente digeribile per Germania e Francia. Esposte più degli altri Stati europei nei confronti della Grecia, non potevano certo rassegnarsi nel non vedersi restituire il denaro che prestarono al Paese ellenico. E non hanno avuto difficoltà ad imporre la creazione del MES (Fondo salva Stati) attraverso le figure cardine dei francesi Dominique Strauss Khan e Lagarde che si sono susseguiti alla guida dell’FMI. Per mezzo del MES è stato possibile far affluire il denaro degli europei in Grecia, sottoforma di nuovo credito. La finalità degli aiuti non era certo finanziare qualche progetto che potesse risollevare realmente la Grecia, ma semplicemente dar la possibilità al governo di estinguere i vecchi debiti con il nuovo credito. Sostanzialmente, si è andato a sostituire il debito di Germania e Francia con uno condiviso di tutti gli europei.

La Grecia ora, drogata dal credito, ha le casse vuote e non è in grado di rimborsare il debito contratto. Allo stesso modo, legittimamente, si rifiuta di prendere ulteriori soldi in prestito, alle condizioni oltremodo svantaggiose imposte, per restituire le tranche nei confronti delle istituzioni sovranazionali. È pacifico che concedere ulteriore denaro al Paese ellenico, con il solo fine di far fronte all’onere, sia una scelta fine a se stessa, che allungherebbe solamente le agonie del Paese, che si ritroverebbe tra qualche tempo nella medesima condizione di ora.

Luca Caselli

1. http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11687229/Greek-debt-crisis-is-the-Iraq-War-of-finance.html

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Laureato in Finanza & Risk Management. Penna indipendente, si occupa di economia.