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L’annuncio era stato già dato da Sergio Marchionne, amministratore delegato di FIAT prima e di FCA poi, in occasione della presentazione dell’ultimo piano industriale: all’interno del nuovo e grande gruppo sorto dalla fusione fra l’azienda torinese e la Chrysler di Detroit non c’è più spazio per la Lancia, il glorioso marchio torinese fondato dal patron Vincenzo agli inizi del Novecento.

FCA, infatti, preferisce concentrare i suoi peraltro cospicui capitali su quei marchi che le possono garantire un rientro più ampio ed immediato, come Jeep, Alfa Romeo e Maserati, anzichè su un nome ormai appannato come Lancia, dove gli investimenti sarebbero più aleatori e a lungo termine. Purtroppo nel mondo dell’industria non esistono spazi per i cosiddetti “sentimentalismi”: il profitto regna sovrano e quel che viene ritenuto superfluo è condannato alla soppressione o all’estinzione.

Di conseguenza FCA in questi giorni ha cominciato a “spegnere” il marchio Lancia, per esempio chiudendone i siti internet ed informando il pubblico che il marchio sparirà del tutto non appena si concluderà il ciclo di commercializzazione del suo ultimo modello, la Ypsilon, un’utilitaria ormai a fine carriera e per la quale non è prevista alcuna erede, men che meno col celebre brand di Chivasso.

Dopo OM, SPA, Innocenti ed Autobianchi la FIAT pratica così l’eutanasia anche su un altro dei nomi più illustri dell’automobilismo italiano. PSA ha soppresso SIMCA, Sunbeam, Talbot, Hillmann e Humber, Renault ha fatto altrettanto con Salmson, BMW ha ucciso la Glas, Volkswagen idem con patate con DKW, Auto Union e NSU. Ogni grande gruppo automobilistico europeo e non ha le sue colpe in questo campo. In America Chrysler aveva soppresso Plymouth, mentre General Motors aveva chiuso i battenti di Oldsmobile e Saturn. Come già detto prima, nel mondo dell’industria e dell’automobile non c’è posto per i ricordi.

Tuttavia, ad essere pignoli, potremmo pure dire che l’agonia di Lancia sia cominciata ancora prima dell’arrivo di FIAT. Già negli Anni ’60, sotto la gestione Pesenti, la Casa di Chivasso era in crisi nera. Poi arrivò la FIAT e cominciò subito la banalizzazione e la spersonalizzazione della gamma: progressivamente, da azienda dedita ad auto di lusso e di classe, la Lancia si ritrovò a denunciare finiture sempre più mediocri, trattamenti anticorrosione vieppiù insufficienti e schemi tecnici troppo convenzionali, derivati dalla Casa madre e non sufficienti a distinguerla dalla concorrenza. Dal boxer della Flavia, dal quattro cilindri a V stretto della Fulvia e dal sei cilindri a V della Flaminia ci si ritrovò al motore 124 della nuova Beta.

Le pur osannate Delta e Thema erano pur sempre derivati FIAT, per quanto ben fatti, e così fu per i prodotti successivi, che oltretutto non riuscirono neppure a riscuoterne il medesimo, buon successo. Contemporaneamente all’arrivo di FIAT la Lancia perdeva una sua importante tradizione industriale, quella dei camion, la cui produzione veniva fermata definitivamente proprio nel 1969. E pensare che i camion Lancia erano rinomati per la loro estrema affidabilità.

La Prisma fu una Delta con la coda, per quanto oggetto di un certo successo, così come la Delta seconda serie fu una Dedra con la coda mozzata, e in questo caso nessuna delle due fece la storia. La Lybra ebbe un successo tiepido, la K pure, la Thesis restò un oggetto per pochi intenditori e la nuova Delta cadde molto rapidamente nell’oblio. Anche l’ultima Ypsilon non è riuscita a bissare il successo delle due serie precedenti, che invece erano andate piuttosto bene. Infine la rimarchiatura delle Chrysler 300C e Voyager col nome Lancia è stato proprio un colpo di grazia, conclusosi davvero in un buco nell’acqua. Stesso discorso per la Flavia Cabriolet, altro vecchio modello Chrysler venduto col nome Lancia e del tutto inappetibile per il nostro mercato.

Piaccia o meno, Lancia ha smesso di vivere da quando è stata ritirata dai Rally, la prima Delta è uscita di produzione e così anche la prima Thema. Da allora in poi è stato un continuo declino. Quella praticata oggi da Marchionne è stata solo l’eutanasia praticata su un malato terminale.

Peccato, perchè Lancia avrebbe avuto ancora molto da dire, e all’interno del Gruppo FCA gli spazi per la sua espansione e il suo sviluppo non sarebbero mancati. Ma, dovendo scegliere dove mettere i soldi, i vertici del gruppo hanno deciso di allocarli laddove il guadagno sarebbe stato più facile ed immediato, anche comprensibilmente. Forse, un giorno, qualcuno tra Torino e Detroit si renderà conto dell’errore fatto e deciderà di ripescare quel vecchio marchio che ha fatto la storia dell’automobilismo italiano, ma siamo soltanto nel campo delle ipotesi. Che ci piaccia o meno, oggi la Lancia ha ammainato la sua gloriosa bandiera.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

5 COMMENTI

  1. la verità di questo articolo è che Marchionne ha deciso di chiudere il Marchio Lancia. Che la casa torinese ha passato brutti periodi tra le varie proprietà che si sono succedute, è vero, non concordo affatto sulle critiche fatte ai modelli degli anni 80, sicuramente afflitti da mal di ruggine, ma singolari nelle loro fasce d’utenza. Certo i motori erano di casa FIAT, ma completamente rivisti e montati diversamente sulle LANCIA. Il sistema frenante era all’avanguardia dei tempi e posso assicurare che ancora oggi non sfigura con gli attuali ABS. La gamma di modelli che subito dopo l’acquisizione FIAT, vennero sfornati dalla casa di Chivasso: Delta, Beta berlina, coupè ed HPE, Trevi, Montecarlo ed infine le Gamma berlina e coupè, spopolarono a livello di vendite, facendo della LANCIA la seconda casa automobilistica più venduta in Italia, dopo la FIAT. ( L’ALFA ROMEO era dietro). Tanto per fare un esempio, l’ALFA in quel periodo produceva l’Arna, la 33, la 75, la 90 e l’ammiraglia “6”. Non sono certo io deputato a dire meglio Lancia o Alfa Romeo, sicuramente dico che LANCIA , anche a livello sportivo ha spopolato dove si è presentata, per non parlare dei Rally dove ancora è la casa con più titoli viinti e auto che hanno fatto la storia MONDIALE DEI RALLY !!!! Naturalmente sono un pò di parte, chi mi conosce sà la mia passione per le Lancia, potrei scrivere cento pagine a difesa del marchio, purtroppo non servirebbe a nulla, la realtà è che l’ITALIA perde un’altro gioiello che ha fatto storia! Per concludere, Marchionne lo scorso anno ha deciso di mettere in produzione la nuova FIAT 124 Spider ed Abarth, mettendo da parte un meraviglioso progetto di Fulvietta, che se prodotta avrebbe sicuramente venduto il triplo della 124!!! Addio cara ” LANCIA” il tempo ti darà ragione!!!!
    Carlo Iommi, Fermo (FM)

  2. Non sono d’accordo con le conclusioni, posso capire che FCA dopo la fusione tra Fiat e Chrysler abbia voluto, o dovuto, dare la precedenza come scelta di investimenti a quei marchi come Alfa Maserati e Fiat più conosciuti all’estero e/o più remunerativi anche nell’ottica “Marchionana” del gruppo mondiale, ma una volta completata questa fase di rilancio poteva concentrarsi sul rilancio di un marchio altrettanto prestigioso come Lancia, presente da 110 anni nel panorama automobilistico europeo che avrebbe potuto, con la sua classe e propensione all’innovazione,far concorrenza diretta a marchi come Audi, dove tecnologia e eleganza si fondono perfettamente come in Lancia. Invece si è scelta la già più facile e cioè lasciare morire di lenta agonia un marchio italiano che mondo ci invidia, a questo punto mi chiedo perché non venderla a chi ha le risorse e la voglia di riportare la Lancia ai suoi antichi splendori.

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