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legge

Il Tribunale di Milano ha chiuso una causa di separazione, la scorsa settimana, decidendo di non addebitarne la colpa alla moglie, ritenuta non responsabile delle proprie azioni poiché, come si sostiene nella motivazione della sentenza, sarebbe “agita”, scritto proprio così, tra virgolette.

I giudici della IX sezione civile meneghina hanno dato ragione al marito, che lamentava l’insostenibilità di una vita matrimoniale sconvolta dai comportamenti della moglie, ma non hanno accettato la sua richiesta di addebito della separazione alla stessa.

Il fatto notevole è proprio nell’uso del termine “agita”, in cui l’attore non è specificato, ma tutto fa pensare che ci si riferisca al diavolo, la cui esistenza, per così dire, viene così riconosciuta per legge.

I comportamenti a dir poco bizzarri della moglie sono iniziati nel 2007 e secondo molti testimoni, compreso il marito, sarebbero ascrivibili proprio all’opera del demonio mentre, di contro, i periti chiamati in causa non sono riusciti a spiegarne l’origine.

La signora ha chiesto aiuto ad un esorcista e il primo punto del ‘Decalogo dell’esorcista’ prescrive che il sacerdote chiamato a svolgere tale ruolo “deve innanzitutto valutare attentamente se la persona che ha davanti è veramente ‘posseduta’ o ha invece problemi psicologici”.

Richiedere l’intervento di psichiatri è una prassi diffusa: non tutti gli esorcisti se ne avvalgono, ma alcuni intervengono solo dove sono convinti che l’opera di medici e psicoterapeuti, non possa nulla.

Se la Chiesa in tal modo riconosce il valore della scienza, non c’è alcuna ammissione, da parte della comunità scientifica, della realtà delle possessioni, seppure il quarto punto del succitato decalogo, che prevede si possa chiedere la consulenza di “periti in scienza medica e psichiatrica”, assicurandosi però “che abbiano il senso delle realtà spirituali”, possa destare qualche perplessità: quali criteri sono necessari per valutare siffatta qualità? Si possono selezionare solo dei professionisti credenti?

Non vediamo alcun problema in una collaborazione tra sacerdoti e scienziati, soprattutto in considerazione del fatto che lo scontro tra fede e ragione sembra sulla via di poter essere superato in tempi relativamente brevi, ma non ci convince per nulla l’idea di distinguere i soggetti per decidere a chi affidare un eventuale intervento.

In genere gli esorcisti affermano che la stragrande maggioranza delle persone, almeno il 90%, di chi si rivolge a loro in realtà abbisogna solo di un intervento psicologico, ciò significa che giudicano certi casi, seppure pochi, come di loro competenza esclusiva. 

I medici e gli psicoterapeuti non devono accettare queste affermazioni, bensì dimostrare di poterli affrontare con successo oppure, in caso contrario, tentare di sviluppare tale capacità, rimettendo se necessario in discussione gli stessi presupposti della loro disciplina di appartenenza, considerato che la scienza, dopotutto, evolve proprio attraverso la modificazione dei propri paradigmi.

Per fare ciò non è necessario avere per forza fede, è però imprescindibile una qualità che può risultare preziosa tanto per un sacerdote che per uno scienziato, come per chiunque altro: l’umiltà, la capacità di accettare di non aver capito ancora tutto.

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