Matteo Renzi

Dal palco della Leopolda Matteo Renzi ha sentenziato: “chi strumentalizza la morte delle persone mi fa schifo”. Giorgia Meloni ha subito replicato su Facebook: “caro Renzi, parli per caso di quando hai proiettato la gigantografia del piccolo Aylan per strappare un applauso durante il comizio alla festa del PD? Hai ragione, che schifo”.

Niente di nuovo: i politici italiani, compresi quelli del PD, strumentalizzano tutto. È una strumentalizzazione quella di Matteo Salvini quando dichiara che il gesto di Luigino D’Angelo, il pensionato che si è ucciso dopo aver perso i suoi risparmi investiti in Banca Etruria, è “colpa di Renzi”, ma che dire della succitata frase del Presidente del Consiglio? La scelta della forma gergale “mi fa schifo”, oltre che troppo sopra le righe per chi riveste una carica istituzionale, sembra davvero poco adeguata per una vicenda così tragica. Siamo abituati all’uso di un linguaggio volgare ed aggressivo da parte dei politici, ma in questo frangente avremmo preferito un atteggiamento più rispettoso del defunto e di chi lo piange. Usare le disgrazie altrui a proprio vantaggio è osceno, ma ancora peggio fa chi, avendo responsabilità di governo, le disgrazie non le sa o non le vuole prevenire. E l’operato dell’esecutivo nella vicenda del salvataggio di Banca Etruria, CariFerrara, Banca Marche, CariChieti non è stato limpido. Poi il ruolo svolto fino a pochi mesi fa dal padre di Maria Elena Boschi proprio in Banca Etruria alimenta polemiche e sospetti.

Mentre nessuno, nel governo, sembra voler prendere nemmeno in considerazione l’idea di avere qualche responsabilità, c’è un uomo che non sa darsi pace: Marcello Benedetti, l’ex-dipendente di Banca Etruria che ha venduto a D’Angelo le obbligazioni che lo hanno rovinato. In un’intervista rilasciata a ‘Repubblica’ ha confessato il proprio rimorso perché, ha detto, “se fossi stato una persona che rispettava le regole non gli avrei fatto fare quel tipo di investimento”. Ha raccontato come sulla copertina del questionario, che veniva fatto firmare ai clienti c’era scritto che il rischio era minimo, ma nelle pagine successive fosse presente la dicitura ‘alto rischio’. La parte finale dell’intervista è tremenda: “ci dicevano che se non ci fossimo dati da fare la banca avrebbe chiuso e noi saremmo stati licenziati. Ecco perché ognuno di noi convinceva più clienti possibili. Questa è la cosa che non mi perdonerò mai. Aver tradito chi credeva in me. E alla luce della tragedia accaduta al signor Luigino, so che non potrò mai trovare pace né perdonarmi”. Benedetti è di certo colpevole, ma tutti gli altri colleghi che hanno rifilato lo stesso prodotto finanziario lo sono nella stessa misura: è soltanto un caso che a togliersi la vita sia stato uno dei clienti che ha convinto proprio lui. Le pressioni ricattatorie alle quali erano sottoposti gli impiegati possono spiegare il loro comportamento, ma di certo non lo giustificano. Ancora più colpevole di loro, però, è da considerarsi chi quelle pressioni le esercitava. Emilio Contrasto, segretario generale del sindacato dei bancari, le ha descritte come una prassi consolidata, non certo circoscritta alle sole quattro banche in questione: “gli impiegati sono sottoposti a pressioni quotidiane dai loro superiori, che a loro volta le ricevono dai vertici degli istituti, per vendere prodotti finanziari”.

In un nostro recente articolo abbiamo discusso della violenza organizzata che viene perpetrata all’interno delle aziende, c’è da aggiungere un tassello: i casi in cui essa riverbera all’esterno, andando a colpire la clientela. Ogni vendita forzata, che concerne una merce di cui il compratore non ha bisogno né desidera, oppure effettuata ad un prezzo ingiustificatamente alto, è una violenza. Nel loro libro ‘Vendita etica’, uscito nel 2014 per Franco Angeli, Alice Alessandrini ed Alberto Aleo hanno spiegato come, per via del comportamento di professionisti disposti a tutto pur di vendere, la stessa figura del venditore sia ormai divenuta oggetto di riprovazione sociale (pag. 29).

Stiamo attraversando una crisi economica diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta, caratterizzata da un’iperproduzione di beni, che però restano in larga parte invenduti, poiché ampi strati della popolazione hanno visto calare drasticamente il proprio potere d’acquisto. In questa situazione chi è capace di vendere, non importa come, è prezioso per le aziende. Secondo Alessandrini e Aleo chi rifila delle fregature ai clienti può avere dei successi solo nel breve periodo, ma il venditore davvero efficace è quello etico, che cerca di dare al cliente ciò di cui ha bisogno e cura la relazione reciproca (pag. 30), che non si mette in condizione di mentire al cliente (pag. 182) e quindi accetta di trattare solo merce che apprezza davvero e consiglierebbe anche se non avesse niente da guadagnarci. C’è un aforisma al vetriolo del comico Arthur Bloch, quello de ‘La legge di Murphy’, che recita: “il segreto del successo è la sincerità: se impari a fingerla ce l’hai fatta”. Ma statene certi: le persone sincere esistono. Come distinguerle dai bugiardi? C’è una regola semplice da seguire, anche se è faticosa e richiede grande autodisciplina: non mentite mai a voi stessi e nessun altro riuscirà a farlo. Neanche un grande ‘storyteller’.

Michele Orsini

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