E’ passato sotto silenzio l’anniversario della morte di Adriano Olivetti, grande imprenditore umanista e progressista morto il 27 febbraio 1960 in circostanze tuttora non proprio chiare.

L’oblio

Non ci deve meravigliare la disattenzione riservata a questo avvenimento: malgrado la recente fiction dedicata dalla RAI alla figura di Olivetti, e che ha avuto pure un discreto consenso in fatto di telespettatori, la volontà dei più in Italia è di continuare ad alimentare l’oblio su di una figura che, col suo modo di fare impresa, testimoniò l’arretratezza e l’autoritarismo dei suoi concorrenti. Per inciso, quegli stessi concorrenti della grande industria italiana e privata, a conduzione familiare e non, che negli Anni ’50 e ’60 fecero tutto il possibile affinché si ponesse la parole “fine” sulla sua esperienza imprenditoriale.

Il viaggio in Usa

Nato ad Ivrea l’11 aprile 1901, nel 1924 iniziò l’apprendistato presso la fabbrica di macchine da scrivere fondata dal padre Camillo nel 1908, e pochi anni dopo compì un viaggio negli Stati Uniti, dove visitò più di cento imprese, da cui trasse alcuni spunti per modernizzare la fabbrica paterna: organizzazione decentrata del personale, direzione per funzioni, razionalizzazione dei tempi e dei metodi di montaggio, sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero. Il primo risultato di quella nuova impostazione della ditta paterna sarebbe stata la nascita della prima macchina da scrivere portatile, una novità rivoluzionaria per l’epoca: la MP1.

L’Olivetti avanguardia economica e sociale

Grazie all’innovazione del prodotto e delle modalità produttive, la Olivetti diventò così in breve tempo una delle principali realtà italiane ed europee nel suo settore. Nel 1931 Adriano Olivetti guidò, per esempio, una delegazione d’industriali italiani in Unione Sovietica, proprio a testimonianza delle cospicue dimensioni raggiunte dalla sua impresa. Nel 1932 diventò Direttore Generale della Olivetti, e sei anni dopo subentrò al padre nella sua guida totale, come Presidente.

La linea d’innovazione e qualità portata avanti dalla Olivetti non subì cambiamenti con la Seconda Guerra Mondiale, che pure determinò la morte di tante, grandi ed importanti imprese. Nel 1955 Adriano Olivetti ricevette il “Compasso d’Oro” per la modernità e la funzionalità dei suoi prodotti, oltre che per il miglioramento sostanziale dato alla qualità di vita dei suoi dipendenti, mentre la sua rivista “Tecnica ed Organizzazione” diffondeva a livello nazionale importanti saggi brevi in materia di tecnologia, sociologia industriale ed economia.

Un modello di sindacalismo

Nel 1948 negli stabilimenti di Ivrea venne istituito il Consiglio di Gestione, per molti anni unico esempio in Italia di organismo paritetico con poteri consultivi di ordine generale sulla destinazione dei finanziamenti per i servizi sociali e l’assistenza. Nel 1956, poi, Olivetti ridusse l’orario di lavoro da 48 a 45 ore settimanali a parità di salario, in anticipo di diversi anni sui contratti nazionali di lavoro.

L’Olivetti nella cultura italiana 

Tra la fine degli Anni ’40 e gli Anni ’50 la Olivetti introdusse nel mercato alcuni prodotti destinati a diventare veri oggetti di culto per la bellezza del design, per la qualità tecnologica e l’eccellenza funzionale: tra questi la macchina per scrivere Lexikon 80 (1948), la macchina per scrivere portatile Lettera 22 (1950), la calcolatrice Divisumma 24 (1956). Nel 1959 la Lettera 22 venne indicata da una giuria di designer a livello internazionale come il primo tra i cento migliori prodotti degli ultimi cento anni.

L’espansione

Il successo dei prodotti conosciuti dalla Olivetti determinò la necessità di ampliare le attività produttive con l’inaugurazione di nuovi stabilimenti. Entrarono così in funzione gli stabilimenti di Pozzuoli e di Agliè (1955), di S. Bernardo di Ivrea (1956), della nuova ICO a Ivrea e di Caluso (1957). In Brasile, nel 1959 fu inaugurato il nuovo stabilimento di San Paolo.

L’Olivetti nel mondo

Olivetti non trascurò neppure la nuova frontiera, quella dell’elettronica. Già nel 1952 fu aperto a New Canaan, negli USA, un laboratorio di ricerche sui calcolatori elettronici. Nel 1955 venne costituito il Laboratorio di ricerche elettroniche a Pisa e nel 1957 fu fondato con Telettra la Società Generale Semiconduttori (SGS); nel 1959 venne introdotto sul mercato l’Elea 9003, il primo calcolatore elettronico italiano sviluppato e prodotto nel laboratorio di Borgolombardo. Il successo imprenditoriale di Adriano Olivetti ottenne il riconoscimento della National Management Association di New York che nel 1957 gli assegnò un premio per “l’azione di avanguardia nel campo della direzione aziendale internazionale”. Nel 1959 Adriano concluse un accordo per l’acquisizione della Underwood, azienda americana leader nei prodotti per ufficio con quasi 11.000 dipendenti, a cui il padre Camillo si era ispirato quando, nel 1908, aveva avviato la sua iniziativa imprenditoriale.

Dopo un’intesa attività di promozione della “buona urbanistica”, Adriano Olivetti fu nominato membro onorario dell’American Institute of Planners e Vicepresidente dell’International Federation for Housing and Town Planning; e nel 1959 divenne addirittura Presidente dell’Istituto UNRRA-Casas per la ricostruzione post-bellica in Italia.

Le altre attività di Olivetti: editoria, politica

Nel frattempo Olivetti non aveva trascurato neppure l’attività di editore, tant’è che aveva fondato la casa editrice NEI (Nuove Edizioni Ivrea), progetto trasformatosi poi di fatto, nel 1946, nelle più celebri Edizioni di Comunità. Erano gli anni del Movimento Comunità, che aveva il suo organo ufficiale proprio nella rivista “Comunità” e che pubblicava i saggi di Adriano Olivetti sotto il titolo di “Città dell’Uomo”.

Nel 1955 Adriano Olivetti fondò l’IRUR (Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale del Canavese) con lo scopo di promuovere nuove attività industriali e agricole nel territorio: l’obiettivo era quello, da una parte, di combattere la disoccupazione nell’area canavesana e, dall’altra, di scongiurare l’inurbamento di quelle popolazioni a Ivrea.

L’anno seguente il Movimento Comunità si presentò alle elezioni amministrative e Adriano Olivetti venne eletto sindaco di Ivrea. Il successo indusse i comunitari a presentare alcune liste nelle elezioni politiche generali del 1958. In Parlamento risultò però eletto, come Deputato, il solo Adriano Olivetti.

La morte misteriosa

Adriano Olivetti morì improvvisamente il 27 febbraio 1960 durante un viaggio in treno da Milano a Losanna. La sua scomparsa lasciò orfana un’azienda diffusa su tutti i maggiori mercati internazionali, con circa 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all’estero, e con un progetto culturale, sociale e politico dall’enorme pregnanza, dove fabbrica e territorio erano indissolubilmente integrati in un disegno comunitario armonico.

UN COMMENTO

  1. Non c’è da stupirsi che il” pensiero Olivettiano” non poteva diffondersi, ma rimanere un singolo esperimento di un unico Imprenditore per etichettarlo come un “visionario”. Perchè alla base di tutto c’è l’accettazione del piano Marshall (Usa) , il cui scopo è stato quello di far crescere un capitalismo nostrano: nordista , conservatore-clericoliberale.

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