salvatore pantaleo

Questa – lo diciamo in partenza – è una storia che mette i brividi. Agghiacciante. Tanto tale quanto assurda, che lascia davvero senza fiato e parole. Una di quelle morti davvero senza un perché. Un motivo valido. E che ancora oggi, a distanza di 30 anni, non ha ancora nomi e cognomi dei colpevoli. Un volto c’è, però. È quello di Salvatore Pantaleo, ragazzo 25enne di Modugno raggiunto da un colpo di pistola di grosso calibro all’addome, mentre, nel recinto della sua abitazione, commentava la partita dell’Italia. No, non è uno scherzo. È tutto vero. Tutto maledettamente vero.

Salvatore era il classico bravo ragazzo. Era incensurato, e pure disoccupato. E il terzo dei sette figli del custode del campo comunale del Comune di quasi 40mila anime alle porte di Bari, Saverio detto “U Iat”. La tragedia si consuma il 14 giugno 1988. E tutto parte da una partita di calcio. Italia-Spagna, seconda partita del Gruppo 1 dei Campionati europei che si svolgono in Germania. Gli azzurri, allenati da Azeglio Vicini, hanno la meglio sugli iberici grazie a un goal di Gianluca Vialli.

Nel Belpaese, dove le gare di pallone valgono più di una guerra – Winston Churchill dixit – al fischio finale, come al solito, caroselli nei centri cittadini, festeggiamenti, entusiasmo, ma anche collassi, incidenti, colpi di pistola e morti. Ce ne furono quattro quella sera. Ma solo il caso non ha voluto di dimensioni maggiori. Il più grave è quello capitato proprio a Salvatore. Per spiegarlo ci affidiamo a un giornalista locale, Liborio Lojacono, che ha ricostruito la vicenda, che però fin dall’inizio ha lasciato più di qualche dubbio agli inquirenti, su “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

Sono da poco passate le 23. I killer (due, o forse tre), decidono di festeggiare a loro modo il successo italico in terra tedesca. A bordo di una Mercedes di colore scuro, allora, arrivano in via Tagliamento, non lontano dal centro modugnese, e iniziano a sparare all’impazzata contro le auto in sosta. Raggiungono ben presto il cancello in ferro dell’abitazione della famiglia Pantaleo, situata al civico 51 di quella strada, e sparano altri due colpi. Uno dei quali attraversa i finestrini dell’auto di proprietà di Salvatore, perfora la lamiera del portone dietro la quale si trovava proprio il 25enne e lo colpisce al fianco sinistro per poi uscire dal rene sinistro perforandogli alcuni organi vitali. Lui, lo sfortunato ragazzo, stava uscendo di casa proprio in quel momento con il fratello Antonio. E perché lo stava facendo? Lo racconta proprio Antonio: stava andando a comprare le sigarette, e di lì sarebbe passato dalla ragazza per augurarle la buonanotte. Appena colpito, ha fatto alcuni passi indietro e si è accasciato al suolo invocando aiuto.

Immediata la corsa in ospedale, ma nulla da fare. Salvatore non riprende più conoscenza e muore tra le braccia del fratello. In silenzio. Senza più dire una parola. Gli assassini, invece, hanno proseguito la loro folle corsa sparando su altre auto parcheggiate e su un camion. Ma ormai il morto ci era già scappato. E il danno irreparabile era stato compiuto. Le indagini sono partite subito. Ma non hanno mai accertato chi sia stato a sparare.

Anche grazie all’impegno della famiglia, Modugno non ha mai dimenticato il figlio vinto e ucciso dalla barbarie umana. Lo scorso 23 dicembre il comune gli ha dedicato il Palazzetto dello sport cittadino, con la commozione dei presenti.

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