Se n’è andato nella notte di Ognissanti, a poche settimane dal suo novantesimo compleanno, Carlo Giuffé, che insieme al fratello Aldo diede un enorme contributo alla scuola teatrale napoletana, che nei De Filippo aveva trovato iniziatori e consacratori.

Diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica, iniziò a farsi conoscere soprattutto con ruoli grotteschi, per poi “svoltare” nel 1963 quando, entrato nella Compagnia dei Giovani, divenne un’icona del teatro pirandelliano.

Dopo dieci anni, però, ritornò a fare spettacoli con Eduardo De Filippo, inaugurando un duraturo successo in coppia col fratello Aldo. Furono però il cinema e i popolarissimi sceneggiati degli Anni ’60 e ’70 a dargli la vera notorietà popolare: numerosi i titoli, con grandi registi come Risi, Germi e Rossellini, per concludere poi l’esperienza col grande schermo nel 2016.

Nel teatro invece, continuando coi generi di Scarpetta, Curcio ed Edoardo, aveva continuato a credere lasciando al figlio Francesco nuovi compiti per il futuro, a cominciare dalla “Lista di Schindler” del 2014. Da tempo era malato, e soprattutto dopo la scomparsa del fratello Aldo la sua vita s’era fatta molto ritirata, in quella sua Napoli a cui in ogni momento della sua vita s’era sentito sempre assai profondamente legato.

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