Sono passati ormai cinquantaquattro anni da quel 27 settembre del 1962 quando, tra le 18.55 e le 18.57 della sera, la torre di controllo di Linate perse i contatti con l’aereo su cui viaggiava Enrico Mattei. Il velivolo, un Morane-Saulnier MS760 Paris I-SNAP, stando alle ricostruzioni dei pochi testimoni (tra cui spiccava il coltivatore diretto Mario Ronchi), era esploso in volo e quindi precipitato all’altezza di Bascapè, piccola frazione del comune di Pavia. Insieme ad Enrico Mattei persero la vita anche il pilota Irnerio Bertuzzi e lo statunitense William McHale, giornalista di Time-Life, a cui era stato chiesto proprio di scrivere un corposo pezzo sul Presidente dell’ENI.

Sebbene quella dell’esplosione in volo dell’aereo, provocata da una carica esplosiva, sia sempre stata la versione più accreditata presso l’opinione pubblica, quasi un “segreto di Pulcinella”, le prime inchieste puntarono piuttosto ad affermare la pista dell’incidente dovuto magari ad un errore umano: quella sera, in fondo, le condizioni climatiche erano avverse, sconsigliabili per chiunque volesse compiere un viaggio aereo.

Ed infatti le successive inchieste, a cominciare dagli Anni ‘90, hanno contribuito a ristabilire almeno una parte della verità, o quantomeno a portarla dall’ufficiosità a cui era relegata all’ufficialità vera e propria. Nel 1994 vennero riaperte le indagini dalla Procura di Pavia, e nel 1997 fu stabilito che l’aereo era stato “dolosamente abbattuto”. Nel frattempo, nel 1995, anche la salma di Enrico Mattei era stata riesumata, cosa che permise di stabilire come il suo corpo, al pari di quelli degli altri occupanti dell’aereo, avesse subito una “deflagrazione”. L’esame di alcuni reperti, come l’orologio da polso di Mattei e di parti del velivolo, affermò senza tema di smentita come a bordo fosse avvenuta un’esplosione, con un tipo di forza imputabile ad almeno cento grammi di esplosivo Compound B.

Prima degli Anni ‘90, tuttavia, altri fatti avevano fatto capire come ci fosse del mistero, indubbiamente parecchio mistero, intorno alla morte di Enrico Mattei. Mauro De Mauro, il famoso giornalista palermitano in forza a “L’Ora”, che indagava sulla morte del Presidente dell’ENI fin dal 1962, e che aveva finalmente scoperto cose molto compromettenti e sensazionali, scomparve improvvisamente nel 1970: rapito, ucciso ed occultato dalla Mafia, a quanto pare esecutrice materiale anche dell’attentato a Mattei. Mauro De Mauro stava dando una mano anche a Francesco Rosi a realizzare il suo capolavoro cinematografico, “Il Caso Mattei”, interpretato da Gian Maria Volontè, fornendogli notizie di prima mano che ovviamente non si dovevano affatto sapere. Il film, apparso nel 1972, a dieci anni dalla morte di Mattei, resta probabilmente ancora oggi una delle ricostruzioni e delle inchieste più attendibili a nostra disposizione circa la storia e la fine del vulcanico Presidente dell’ENI.

Pochi anni dopo fu la volta anche di Pier Paolo Pasolini, che nel suo romanzo “Petrolio”, di formazione ma soprattutto di feroce critica sociale, intendeva piazzare anche un capitolo sulle trame politiche che ruotavano intorno all’ENI e che miravano a neutralizzare e sostituire Enrico Mattei. Anche Pasolini morì in circostanze piuttosto ambigue, e per molti anni, praticamente fino ad oggi, tutte le ricostruzioni relative alla sua uccisione vennero condite con abbondanti menzogne e depistaggi.

C’erano, dunque, su Enrico Mattei, e soprattutto sulla sua scomparsa, delle verità che si volevano tenere accuratamente nascoste e celate. Ma chi lo voleva? E quali erano queste verità? Come già abbiamo detto, in parte si trattava di un “segreto di Pulcinella”, di fatti ufficiali che molti pretendevano di far passare per ufficiosi.

Poco prima della sua morte Enrico Mattei era stato minacciato dall’OAS per il suo sostegno alla lotta di liberazione algerina, mentre il responsabile del KGB per l’Italia settentrionale, Leonid Kolosov, venne a trovarlo per avvertirlo che erano in corso tentativi di “neutralizzazione” della sua persona da parte anglo-americana. E solo pochi giorni prima dell’attentato di Bascapè il “Financial Times” era uscito con un articolo decisamente poco beneaugurante: “Will signor Mattei have to go?” (“Il signor Mattei se ne dovrà andare?”). Al suo interno si spiegava chiaramente come fosse importante, per Washington e per Londra, un abbandono di Mattei, che altrimenti avrebbe portato l’Italia fuori dalla loro orbita.

Ed infatti secondo il Foreign Office Mattei aveva confidato “ad una certa persona” conosciuta da un misterioso Mr. Searight le seguenti parole: “Ci ho messo sette anni per condurre il governo italiano verso un’apertura a sinistra. E posso dire che ce ne vorranno di meno per far uscire l’Italia dalla NATO e metterla alla testa dei Paesi neutrali”. Come riportato anche dal libro di Filippo Bovo “Enrico Mattei – L’uomo della rinascita. Vita e morte dell’ultimo patriota”, edito nel 2016 da Anteo Edizioni ed in cui si raccontano tutta la vita del Presidente dell’ENI e i misteri e le ricostruzioni sulla sua morte, la nota aggiungeva che “non ci sono motivi per dubitare che tali affermazioni siano state effettivamente fatte”.

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