Rigore storico ed onestà intellettuale. Più volte queste parole sono risuonate nella sala gremita del “The Space Cinema Moderno” di Piazza della Repubblica a Roma nel corso dell’anteprima del docu-film “La notte di Sigonella”, organizzata dalla “Fondazione Craxi” in occasione dell’uscita dell’omonimo volume edito da Mondadori, nella ricorrenza del 30esimo anniversario del dirottamento dell’Achille Lauro.
L’operazione verità condotta con un pregevole lavoro di ricostruzione e di ricerca di documenti in parte inediti, dossier del Cesis e del Sismi, intercettazioni del Mossad e dispacci del Dipartimento di Stato americano, mira a restituire dignità al ruolo e alla figura di Bettino Craxi protagonista di un pezzo di storia italiana che attraverso massicce operazioni politico-giudiziarie, pensate oltreoceano e realizzate attraverso qualche procura italiana, è stato fatto passare come personificazione del malaffare.
Una “damnatio memoriae”, utile ai bracconieri del Britannia e alla loro progenie politica per fracassare la sovranità politica, finanziaria e militare italiana a colpi di manette e girotondi giustizialisti.
“L’azione di Craxi, ha affermato Stefania Craxi durante il suo intervento introduttivo, non è mai stata tesa a lasciare impuniti gli assassini di Klinghoffer, ma semplicemente a far rispettare le leggi italiane ed il diritto internazionale, dimostrando che si poteva e si può essere leali alleati degli USA e contemporaneamente una nazione sovrana”.
“Ciò che spiace, ha aggiunto con misto di rabbia e tristezza, e che se l’Europa fosse stata quella voluta da Craxi e non quella di oggi della Merkel, ci saremmo risparmiati tanti spargimenti di sangue e le tragedie epocali che dal Mediterraneo giungono fino a noi”.
Per la figlia dell’ex Presidente del Consiglio, dietro la condotta coraggiosa nelle ore del dirottamento dell’Achille Lauro e nella notte di Sigonella, vi era innanzitutto “una precisa visione geopolitica: quella di un’Italia sovrana e protagonista nel Mediterraneo”.
“Fa pertanto male osservare che quell’Italia, l’Italia di Sigonella, ha concluso la fondatrice dell’associazione “Riformisti Italiani”, che aveva prestigio e voce in capitolo sulla scena internazionale, oggi non c’è più”.
E purtroppo, aggiungiamo noi, nemmeno uno statista in grado di non perdere la calma e la lucidità nelle ore frenetiche del dialogo serrato con Yasser Arafat e di non cadere nei tranelli di Michael Ledeen, giornalista e consigliere di Reagan, che fece da intermediario fra lui ed il presidente americano nei momenti più delicati.
La Craxi, nel corso del suo intervento, ha ringraziato il Presidente della Repubblica Mattarella che nel suo messaggio di saluto ha definito i fatti di quei giorni drammatici dal 7 all’11 ottobre del 1985, “una pagina importante della nostra storia” in cui “il governo Craxi svolse un ruolo decisivo per evitare una escalation dalle conseguenze imprevedibili” e Silvio Berlusconi, ancora una volta al suo fianco a testimoniare “il suo affetto e la sua vicinanza alla Fondazione Craxi ed a sostenere una battaglia di verità e giustizia per restituire a questo Paese la sua storia e la sua dignità di nazione sovrana’’.
Non è mancata una stoccata ai soliti noti di “la Repubblica” “che troppo spesso confondono gli interessi nazionali con quelli del loro proprietario”.
La massiccia affluenza, anche di volti noti del mondo televisivo, e la grande richiesta di accrediti, hanno reso necessaria una seconda proiezione del docu-film che sarà nelle sale cinematografiche il 2 dicembre.

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