Super Pechino: la megalopoli da 130 milioni di abitanti

Più di 100 mila km e 130 milioni di abitanti: queste le cifre della nuova «Super-Pechino» attualmente in fase di realizzazione. Il suo nome sarà JJJ, cioè Jing-Jin-Ji; la sigla rivela un progetto colossale: fondere Pechino (Beijing), con il porto di Tianjin e con l’intera regione dell’Hebei, che i cinesi chiamano rapidamente «Ji».

Pechino ha oggi 21,5 milioni di persone, New York 8,4, gli interi Stati Uniti circa 300 milioni.Ebbene, la nuova capitale cinese si ritroverà ad avere, da sola, un terzo degli abitanti degli USA, il doppio di quelli dell’Italia, o circa gli stessi dell’intera Russia.

Roma, Napoli, Milano, Palermo: i loro abitanti scomparirebbero, all’interno di JJJ.

Questa sarebbe la prima Megalopoli pensata e creata avendo in mente un modello di città futura, hi-tec, che si distacchi totalmente dai residuati ottocenteschi, dominanti in occidente, e proietti gli abitanti nel secolo venturo, e la Cina verso il primato mondiale.

Il fulcro del cambiamento sarà triplice: tecnologia, connettività ed ecologia. La città-regione, ampia un terzo dell’Italia, sarà connessa da decine di linee ferroviarie ad alta velocità, autostrade, canali fluviali e ponti, metropolitane, aeroporti e tunnel.

La nuova megalopoli inghiottirà ogni cosa all’interno dei propri confini, ingobando così poli industriali, centri di ricerca, villaggi e città rurali, etc.

Questo accade già adesso con Pechino: più del 60% dei suoi abitanti percorre al giorno circa 50 km per raggiungere il posto di lavoro, e passa gran parte della giornata sopra un mezzo di trasporto.

La nuova megalopoli, tuttavia, sarà più attenta ai bisogni dei singoli, che dovranno impiegare al massimo un’ora al giorno per spostarsi, secondo i piani della Commissione per lo sviluppo e la riforma; il che, paragonato alle dieci attuali sarebbe un enorme miglioramento.

Ovviamente Pechino non verrà abbandonata, ma vi sarà uno dislocamento di centri di potere dai dintorni di Piazza Tiananmen alla periferia nord, dove verranno trasferiti i ministeri, i grossi gruppi economici statali, ospedali, università, i tribunali e le caserme.

Questo permetterà di sottrarre il centro della megalopoli allo smog e al traffico più intenso di tutta l’Asia. Lo sviluppo di treni iperveloci, energie verdi, auto elettriche, etc, non solo permetteranno di ridurre di quattro quinti i tempi di spostamento, ma anche di abbattere l’inquinamento, una delle piaghe delle metropoli in generale, di quelle asiatiche in particolare.

Tutto ciò, al netto delle sfide incredibili rappresentate dall’approvvigionamento dei cittadini, dell’istruzione, dei rifiuti, e della stessa convivenza civile, permetterà alla Cina di tramutarsi in un’unica megalopoli, con 3 poli: JJJ a nord, Shangai al centro e Guangzhou a sud.

Una volta terminata, JJJ potrebbe avere la stessa importanza che hanno avuto Londra nell’800 e Washington nel ‘900. Di certo possiamo concludere che questo secolo apparterrà ai cinesi e, forse, anche ad altri popoli, se saranno così furbi da accodarsi all’inarrestabile locomotiva asiatica.

Di certo la saggia guida di Xi Jinping, pur impegnato su vari fronti (difesa della Siria, collaborazione con Paesi africani, acquisizioni in Europa e USA, lotta contro la corruzione, etc) saprà ridurre al minimo le sofferenze inevitabili derivanti dai sacrifici necessari a sbarazzarsi sia delle pastoie costituite dai conservatori, che delle difficoltà inerenti questo meraviglioso progetto. Per questo aspetto, rimandiamo all’ottimo articolo di Marco Zenoni.

Non possiamo non notare che in Italia, è un macello incredibile persino la costruzione di un semplice rigassificatore, per non parlare del famoso e ormai utopico Ponte sullo Stretto, capace di coalizzare contro di sé tutta la feccia, politicizzata e non, del nostro sventurato Paese.
Allora, il segreto della straordinaria crescita cinese, passata in pochi decenni dal Medioevo all’essere l’incarnazione delle città futuribili dei romanzi cyber-punk, sta nella possibilità di programmare e realizzare dal centro verso la periferia, imponendo la propria volontà ai vari satrapi locali, ai vari comitati e comitatini sempre attivi quando si tratti di difendere il proprio orticello, ma incapaci di realizzare alcunché di positivo. E anche di quei cittadini, prontissimi a schierarsi contro le discariche legalizzate, ma silenti su quelle illegali e inquinanti gestite dal camorra.
Invece di darci alla sinofobia, dovremmo andare a lezioni di pianificazione e di gestione del dissenso in Cina. Non è un caso, infatti, che la Cina cresca, e l’Italia sia in costante declino, anzi: ormai anche il lento declino appare come una felice, seppur lontana utopia. Adesso siamo al tracollo completo: culturale, morale, economico, politico.
Il futuro è di chi cresce e si rinnova; gli incapaci fanno una brutta fine. Il darwinismo si applica perfettamente al destino delle nazioni. O ci rinnoveremo, o periremo.

Articolo di Massimiliano Greco

Fonti:
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