1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2 Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». 8-9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Dal Libro della Genesi, capitolo 11, versetti 1-9

In questo articolo non parleremo né del Trattato di Schengen, né di quello di Dublino, né di Mare Nostrum o di Triton, né delle relative quote di ‘migranti’ che ogni Stato dell’Unione Europea dovrebbe accollarsi e né dei francesi cattivi che chiudono le frontiere al confine con Ventimiglia. Di tutto questo non ci interessa nulla, perché non è il vero problema.

Le responsabilità dell’Europa sono ben altre e non si limitano a problematiche legate all’accoglienza.

Era il 17 Marzo 2011 quando il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvò la risoluzione presentata congiuntamente dalla Francia e dalla Lega Araba per imporre una ‘no-fly zone’ sui cieli della Libia per combattere Mu’ammar Gheddafi “con tutti i mezzi a disposizione”, compreso l’uso della forza. La risoluzione impediva soltanto l’invasione via terra ma era sufficiente all’aviazione francese e statunitense per bombardare la Libia, permettendo ai ‘ribelli’, che fino a quel momento non avevano fatto nessun passo avanti, di vincere la resistenza di Gheddafi. Quest’ultimo, infatti, ormai vinto, fu ucciso dai ribelli il 20 Ottobre 2011.

Quasi quattro anni dopo la tragica fine del Rais, la Libia non ha ancora un Governo stabile. Il paese si trova diviso tra fazioni ed è diventato preda degli estremisti dell’ISIS, i quali hanno potuto facilmente instaurare il loro Califfato. A cosa è servito quindi l’intervento occidentale? Davvero crediamo alla storiella del voler ‘esportare la democrazia’? In verità la Libia era molto più democratica quando Gheddafi era ancora al potere: la casa per i libici era un diritto umano naturale ed era garantita dallo Stato centrale; l’istruzione e le cure mediche erano totalmente gratuite; la Libia vantava del più grande progetto di irrigazione al mondo, ideato per rendere l’acqua facilmente disponibile a tutti; l’elettricità era gratuita; la benzina  per i libici

Che cosa hanno ottenuto i libici con la fine di Gheddafi e con la democrazia occidentale? Assolutamente nulla, se non la destabilizzazione del loro Stato e una guerra senza fine.

Lo stesso scenario possiamo trovarlo in Siria: sono quattro anni che l’Occidente cerca in tutti i modi di spodestare il legittimo Governo di Bashar al-Assad, appoggiando tutta quella galassia di gruppi politici che rientrano in quella che è stata definita ‘opposizione moderata’ e che se andiamo ad analizzarli uno per uno scopriremo che tanto ‘moderati’ non sono (ci troviamo di tutto: salafiti, fratelli musulmani, cellule di al-qaeda…).

L’appoggio occidentale a questi gruppi ha perfino permesso la costituzione, lo sviluppo e la diffusione dei terroristi dello Stato Islamico di Iraq e Siria. Per contrastarne l’avanzata, gli Stati Uniti hanno dato vita ad un’operazione militare aerea, ma dopo un anno di ‘bombardamenti’ l’ISIS è diventata più forte di prima. Ripresentiamo quindi una domanda che molti si sono fatti: se per spodestare Saddam Hussein e Mu’ammar Gheddafi ci sono voluti pochi mesi, perché con l’ISIS non si riesce a far lo stesso? Sarà forse allora che l’obiettivo dell’Occidente in Siria è ancora quello di far cadere il Governo di Assad?

L’Occidente ha forse davvero perso la bussola; contro le logiche del denaro e del potere nulla ha più valore: non ha valore la religione, perciò non importa che gli estremisti sterminino le comunità cristiane in Medioriente e in Africa e che questi siano finanziati da quei paesi arabi del golfo alleati con i paesi occidentali. Non importa nemmeno che le bellezze artistiche e il patrimonio culturale dell’umanità conservatosi per secoli sia spazzato via sotto i colpi dei martelli di questi barbari.

D’altronde, quando mai l’Occidente ha agito con moralità nella sua politica estera? Diceva lo storico Franco Cardini in un’intervista televisiva qualche tempo fa: “ la situazione attuale del Medioriente è frutto di cent’anni di errori da parte delle potenze occidentali”. Si riferiva, a ragione, alla decisione di dissolvere di colpo l’Impero Ottomano.

Ma gli stessi errori furono commessi in Africa: dapprima concedendo una finta libertà e una finta indipendenza ai paesi africani per poi colonizzarli nuovamente con le armi dell’economia e dei debiti. Qui, come in Sud America, i criminali furono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, i quali imposero a questi popoli le stesse politiche di austerità fallimentari che ora hanno esportato in Europa e che ci stanno riducendo pian piano alla fame (vedasi il caso della Grecia).

Allora, come si può parlare di ‘solidarietà’ e ‘accoglienza’, senza tenere conto di queste premesse? E’ solo un parlare d’ipocriti, che dietro i principi della solidarietà e dell’accoglienza, strumentalizzando a piacimento le parole del Papa, nascondono i propri interessi e il proprio business, come quello appena venuto a galla con ‘Mafia Capitale’ oppure come l’interesse economico delle imprese che intendono svalutare il mercato del lavoro per recuperare competitività, con l’impiego di manodopera a basso costo.

E’ logico che sia impossibile per un paese come l’Italia farsi carico di tutti gli sventurati di questo mondo. Così s’innesca una guerra tra poveri; perché l’italiano che ha perso il lavoro e mantiene a stenti la propria famiglia, ovviamente prova rabbia per il ‘migrante’ per cui vengono spesi i soldi delle tasse che continua a versare allo Stato. Se ciò è catalogabile come ‘razzismo’, allora è giustificato.

Per prevenire tutto questo, la solidarietà dovrebbe innanzitutto essere manifestata con l’aiuto e il sostegno nei paesi di provenienza: se l’Italia viene lasciata sola dall’Europa, abbia un sussulto d’orgoglio. L’Italia riacquisti la propria indipendenza e sovranità e si scelga interlocutori diversi, magari proprio in Africa e in Asia, con i quali poter parlare davvero di solidarietà e accoglienza. L’Italia sia quindi promotrice di una nuova politica estera lungimirante, basata sui valori morali, sulla difesa dei cristiani e sul principio di autodeterminazione dei popoli, che non è solo autodeterminazione nazionale ed etnica, ma lo è anche di tradizioni, di cultura e di religione.

Ogni popolo ha il diritto di vivere, svilupparsi e autodeterminarsi nella propria terra di origine. Non cerchiamo di cancellare tutto questo e di sfidare il cielo con una nuova torre di Babele, saremmo nuovamente sconfitti e costretti a disperderci come la prima volta.

Marco Muscillo

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