Non c’è più Renzo Bossi. Non ci sono più i soldi dei rimborsi elettorali. Non ci sono più le vecchie glorie Ganz, Piovani, Cossato. Non c’è più la Lega Nord, che per voce di Salvini ha definito la nazionale una “pirlata”. Ma la Padania torna a vincere. Contro tutto e contro tutti, a Debrecen i biancoverdi hanno centrato il titolo europeo. La federazione di riferimento è cambiata, basta con la leghista “Lega Federale Calcio Padania”, dentro la filoleghista ma apartitica “Padania Football Association”. La continuità è Riccardo Grittini, invalicabile goalkeeper di Busto Arsizio, qualche problema allo stadio e grande lavoro da Assessore leghista. Poi c’è capitan Tignosini, una vita a calcare i campi dilettantistici. E ci sono gli oriundi. Il primo è il più noto: Enock Baruwah, fratello scarso (o forte, non si è capito), di SuperMario Balotelli. Il secondo rappresenta l’ala postrisorgimentale con l’argentino Fabricio De Peralta, per anni bomber della Pro Dronero, squadra che vanta di aver avuto Giovanni Giolitti come presidente. Sai che culo…

Sul campo il primo avversario è la nazionale Rom. Sì, proprio loro. Qualche battuta di spirito degli aficionados sui social e una vittoria tutt’altro che semplice per 3-2. La qualificazione alle semifinali è ottenuta grazie al gol di Prandelli contro l’Isola di Man o Ellan Vannin, finalisti mondiali di un anno fa. La semifinale è una passeggiata di salute: 5-0 contro il Felvidék, per gli amici l’Ungheria del Nord. Segnano anche De Peralta e Baruwah, la Padania International.

La finalissima è quella annunciata: padani contro nizzardi. È la rivincita di due anni fa, quando i nizzardi eliminarono i padani ai quarti di finale, prima di laurearsi Campioni del Mondo. Tempo di ascoltare gli inni nazionali (curiosamente quello padano è l’Inno degli Alpini…direi che scelta più italianista non potevano fare…), e si parte. Ma stavolta non c’è storia. Ai nizzardi non bastano il maliano (anche loro con l’oriundo) Mansour Assoumani, una presenza nel Leeds, il veterano Éric Cubilier o il bomber Franck Delerue. Capitan Tignosini, doppietta per l’albicelesteverdebianco De Peralta e Prandelli mettono le firme sul trionfo continentale. Finale che non verrà certo ricordata per il fair-play, con i membri delle due panchine che non se le sono mandate a dire, sfiorando la rissa. Tutti a casa, allora. Debrecen è biancoverde! Oddio, non che agli ungheresi fregasse molto, visto che, dalle foto, il pubblico non sembra essere accorso in massa. Anzi, non sembra proprio essere accorso. Ma tant’è.

La questione che riemerge puntuale ad ogni manifestazione del cosiddetto “Non Fifa Football” è sempre la medesima: partendo dal presupposto che una federazione che riunisce le cosiddette “nazioni non riconosciute” è sacrosanta, visto che molti popoli trovano una sorta di legittimità nel calcio, è possibile che ogniqualvolta tutto si trasformi una sorta di sagra del folklore e nulla più? Cosa possono avere in comune popoli che combattono per la loro identità (senza entrare nel merito politico di queste battaglie), come l’Abkhazia o il Kurdistan iracheno, con una costruzione politico-polemica come la Padania o la Cascadia?

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