Il film è ambientato in una città che trovo a dir poco splendida, la città di Bari. Qui vive una coppia, Marco, Martina e il figlioletto di sette anni Mateo. Il nome non è casuale poiché la mamma del piccolo Mateo è argentina. Marco è un avvocato, la sua professione gli porta via molto tempo. Il resto del tempo lo trascorre con il proprio figlio, giocando La-Prima-Luce-poster-locandina-2015con lui e al medesimo tempo dandogli le prime lezioni di vita. È un rapporto tra i due di dolcezza e di complicità affettiva come forse dovrebbe essere quello tra un padre e il proprio figlio nei primi anni della vita di un bambino. Il rapporto con Martina invece è a un bivio. I due comunicano poco, si confrontano ancora meno. Questo rapporto quindi è dominato da questa incomunicabilità di fondo e al medesimo tempo anche dalla profonda disparità tra i due. Marco è un avvocato, Martina è argentina e lavora come può sondando quindi il terreno delle varie disperazioni umane tipiche di questo periodo di crisi che l’Italia e anche Bari purtroppo sta vivendo. Martina si sente isolata, si sente forse privata dell’affetto del marito, privata del suo mondo che non riesce o forse non vuole costruire a Bari. Martina vuole tornare a casa, i problemi sono due. Il primo è che lei vuole portare con sé Mateo, il secondo problema è che Marco totalmente preso dal proprio lavoro e incapace di gestire questo rapporto non ascolta la propria compagna nel momento forse più importante e che avrebbe potuto portare ad una svolta nella loro relazione. Martina porta con sé Mateo, Marco rimane da solo privato ormai della sua più grande gioia Mateo. Ebbene si, la parola che potrebbe definire in sintesi questo film è questa incomunicabilità. E molto bella la scelta del regista, non si è parlato in questo film di una coppia segnata dalla crisi economica. 50235_pplNon si è parlato nemmeno di coppie miste, in cui magari i due partners hanno fedi diversi. In un contesto comunque nel quale l’alterità tra i due membri non sembra così ampia i due non riescono a confrontarsi. Le ambizioni di un membro vanno ad urtare contro quelle dell’altro. I rimpianti e ciò che non si ha ottenuto compiono il risultato esplosivo finale. La possessività fa il resto, rendendo quindi un innocente bambino, il terreno di conquista sul quale scontrarsi. Il rancore e anche l’incapacità di perdonare, la non voglia di compiere almeno in parte ciò che vuole l’altro. Rimane il bambino, il bambino cerca suo padre. Suo primo riferimento maschile, suo primo eroe. Rimane il bambino, a vivere il suo primo dispiacere e in tenera età. Per carità non vuole essere l’ennesimo articolo che cerca di fare una bella prosopopea reazionaria. Se forse un tempo, lo stoicismo, lo spirito di sacrificio portava tante coppie a vivere anche momenti di infelicità adesso sembra proprio il contrario. Ogni minimo aspetto, ogni minima discussione può essere anche l’ultima. Non è per spirito di libertà, è per la voglia di essere i migliori e di essere prevaricatori. È un istinto forse di questo periodo storico, per molti le occasioni di affermarsi sotto svariati aspetti diventano sempre meno. Bene, allora quale fastidio può essere per qualcuno vedere che il proprio compagno riesce ed è realizzato. Insomma tanti atomi impazziti, un insieme di tanti egoismi. Siamo forse più felici? Non credo proprio, la ricetta è tornare indietro? Neanche…. La ricetta è quindi vivere con meno in un’ottica di decrescita con la quale si possa creare un focolare domestico che ricordi tre cuori e una capanna? Neanche…. È facile ed è pura demagogia inneggiare al dialogo. È anche facile urlare, amenità del tipo: “State insieme perché altrimenti i bambini soffrono”. Cosa ci insegna allora questo film? Nonostante ci siano situazioni che per molti possono sembrare idilliache, l’insoddisfazione e la nostalgia della propria casa ovvero della propria terra Natale possono indurre al rancore nei confronti del prossimo. Bene, teniamo allora sempre presente che nessun bene materiale e nessun tipo di benessere materiale potrà indurre alla felicità duratura. Quindi facciamo degli sforzi, se si vuole vivere una vita di coppia cerchiamo tutti di capire e di capirci. Altrimenti l’infelicità non tarderà ad arrivare con tutti gli strascichi di persone che stanno accanto a noi. L’infelicità è contagiosa e si diffonde più velocemente di un virus anche per coloro chi sta accanto a noi. Spegniamo un po’ i nostri apparecchi e ricominciamo ad aprire le nostre orecchie e i nostri cuori, per il bene di molti ma prima di tutto per noi stessi.

Dario Daniele Raffo

PANORAMICA RECENSIONE