Primavera Cinese, Piazza Tienanmen

La versione ufficiale del “massacro di Tienanmen” – montagne di cadaveri di studenti schiacciati dai carri armati e mitragliatrici che sparavano – ci è stata trasmessa dai giornalisti stranieri della CNN e della BBC che lavoravano a Pechino. Però gli eroici rappresentanti dell’informazione non stavano dietro le transenne sulla scena del delitto, ma alle finestre dell’Hotel Beijing, lontano 2,7 chilometri a piedi, e da cui non è affatto visibile il teatro del “massacro” (Piazza Tienanmen è immensa ma non infinita). In realtà quei giornalisti hanno trasmesso al mondo notizie provenienti da Voice of America, lontana migliaia di chilometri. Insomma un po’ come succede quando la Botteri da New York ci spiega nel dettaglio cosa succede in Siria, in Francia o in Venezuela.

Fu il trionfo del “giornalismo passivo” e di quella “menzogna efficace” per cui il nostro cervello accoglie il mainstream (deciso a Washington) finalizzato a farci credere quali siano i nostri autentici nemici. Per Wikipedia “Recenti rivelazioni su WikiLeaks mettono in dubbio che si sia verificata una vera e propria carneficina all’interno della piazza. Il Telegraph riporta infatti che secondo i dispacci fra le ambasciate occidentali furono esplosi solo sporadici colpi di armi da fuoco all’interno di Piazza Tienanmen, al contrario di altre zone al di fuori del centro di Pechino. Secondo la testimonianza diretta di un diplomatico cileno, inoltre, la maggior parte dei soldati entrati in Piazza Tienanmen era dotata solo di armamenti antisommossa, come manganelli e mazze di legno”.

Persino il diplomatico australiano Gregory Clark sostiene che il massacro di Tienanmen sia un mito e ciò che noi sappiamo di quei fatti soltanto menzogne inglesi (e diciamo che gli australiani, se possono denigrare il governo cinese, non si tirano indietro). D’altronde i cinesi, ci ha sempre detto il mainstream, erano (e sono ancora, poveracci) oppressi dalla censura, perseguitati nei diritti umani e vittime di un regime illiberale…

In realtà Tienanmen è stato un punto di biforcazione tra due alternative possibili. Se gli studenti cinesi avessero vinto, la Cina avrebbe avuto la stessa sorte dell’Unione Sovietica e dell’Ucraina: collasso economico, crollo del paese e guerra civile. Niente di tutto questo è avvenuto perché il timone è rimasto saldamente nelle mani dei timonieri.

Pochi anni fa circolavano sulla nostra stampa notizie di censure e schieramenti di polizia a Pechino per impedire agli studenti la commemorazione dell’anniversario del 4 giugno. Niente di più falso: io ero là, a contatto con gli studenti dell’Università Beida e con i loro professori, nessuno ha impedito agli studenti che conoscevo (studiavano latino e storia antica occidentale) di andare ai vari cimiteri in cui erano sepolte alcune delle vittime e di lasciare un fiore o un ricordo. E più che altro ero colpita dalla serietà con cui gli studenti di vent’anni dopo si ponevano il problema di comprendere e/o giustificare il comportamento e l’iniziativa dei loro compagni del 1989… i quali sono chiamati “martiri” solo dalla propaganda occidentale.

Ora una testimonianza di un operatore umanitario dà il seguente rapporto dei fatti, sostenendo che dal 1989 sono stati smentiti molti dei miti creati dopo la repressione militare: “Basandosi su nuove informazioni e su studi accademici di vari tipi, si può fare un ritratto dello sviluppo del movimento di protesta degli studenti. Si vedrà come esso fu influenzato dal contesto sociale, economico, politico e culturale, essendo questo qualcosa da tenere a mente per capire la mentalità cinese e il modo di procedere dei protagonisti. Si devono tener presente fatti e dati di grande interesse che sono spesso sconosciuti al grande pubblico così si saprà che la ricerca della democrazia non è mai stato l’argomento principale dei manifestanti, la maggior parte della popolazione non ha sostenuto il movimento e che ci sono state azioni di dialogo promosse da settori del governo cinese e degli studenti in tutte le sette settimane di occupazione della piazza. Si spiegherà come l’uso della violenza è stato utilizzato da entrambe le parti, anche se con intensità e mezzi diversi; che una fazione radicale e poco democratica ha assunto la guida degli studenti e ha eliminato ogni opzione di dialogo, facendo precipitare la situazione nella repressione armata; che l’esercito ha permesso agli studenti di sgomberare Piazza Tiananmen senza uccidere nessuno all’interno della piazza”.

Maria Morigi

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