Le paroline magiche adoperate per “incartarli” bene, sono efficientamento e razionalizzazione ma sono i soliti, scellerati tagli di servizi essenziali per i cittadini. Con la benedizione del Commissario alla revisione della spesa pubblica, Yoram Gutgeld, il governo renziano ha accelerato le operazioni di ratifica del piano concordato dalla Conferenza Stato-Regioni del 2 luglio scorso che prevede forti sforbiciate alla Sanità.
Il pacchetto, in odore di blindatura con il voto di fiducia, contiene misure per 2,3 miliardi nel 2015, nel 2016 e nel 2017. A rimetterci, nonostante le filastrocche dello yuppie fiorentino, saranno ancora una volta i cittadini, con un taglio delle prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) “non appropriate”, ovvero giudicate non necessarie. Sarà il ministero della Salute con un decreto a stilare la lista dei casi e delle patologie che richiederanno analisi e approfondimenti necessari. Tutto ciò che non rientrerà nella lista, dovrà essere pagato profumatamente dall’utenza. Il decreto prevede di recuperare fondi anche con il taglio dello stipendio per i medici che prescrivono analisi e controlli non necessari. Il medico, nello stilare la ricetta, dovrà riportare l’indicazione della condizione di erogabilità.
Stretta sui ricoveri per riabilitazione, in base allo stesso “principio”: chi resta in degenza oltre le nuove soglie dovrà pagare in percentuale per ogni giorno in più, con controlli e penalizzazioni per medici e strutture. La mannaia si abbatterà anche sugli ospedali. E’ previsto, infatti, oltre al controllo delle strutture in rosso, anche l’azzeramento dei ricoveri nelle case di cura convenzionate con meno di 40 posti letto, la riduzione della spesa del personale a seguito del taglio della rete ospedaliera, la riduzione della degenza media e del tasso di ospedalizzazione. La parola d’ordine è tagliare. La gran parte dei risparmi, secondo i tecnici, dovrebbe tuttavia arrivare dalla rinegoziazione dei contratti di acquisto di beni, servizi e dispositivi medici, con la centrale unica di acquisti. Presso il ministero della Salute, sarà inoltre costituito, un osservatorio sui prezzi dei dispositivi medici.
Costantino Troise, segretario di Anaao-Assomed, ha definito il pacchetto del duo Renzi-Gutgeld un “super-ticket mascherato sulla sanità” ed un “impoverimento del servizio pubblico”. “Chi lo decide se un esame non è necessario? – chiede polemicamente Troise – Un gruppo di tecnocrati? La strada è quella della legge di responsabilità professionale, che invece giace da anni in Parlamento”.
Allineata al diktat gutgeldiano, il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin. “Sono perfettamente d’accordo con la road map indicata dal commissario. Niente tagli lineari, anche perché non c’è più niente da tagliare:  c’è invece la possibilità di recuperare risorse grazie a una maggiore efficienza e a una nuova organizzazione. Si calcola una cifra intorno ai 30 miliardi ma se riusciamo a trovarne 10 mi accontento”. Fumo e chiacchiere, anche perché si è deciso di tagliare alla cieca, ancora una volta. E guai a parlare di ammodernamento del comparto, con le risorse risparmiate. Ci pensa l’israeliano di governo, il signor revisore di spesa, a dettare la linea, affermando che “possono essere utilizzate per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica”.
L’ulteriore taglio di posti letto, porterà la media italiana a 3,7 ogni mille abitanti. Ed il loro taglio, non libererà certo risorse da destinare ai servizi sanitari sul territorio se si considera l’inserimento della clausola che prevede la loro erogazione solo “nei limiti delle risorse disponibili”, che sono due miliardi in meno. In sintesi: meno posti letto, meno esami e meno assistenza al malato. Un disastro di enormi proporzioni che si ripercuoterà sui cittadini due volte: con il peggioramento dei servizi e con l’aumento del loro costo.
Durissimo il commento di Luigi Di Maio, parlamentare del M5S e vicepresidente della Camera: “Il Governo in queste ore sta per tagliare altri 2 miliardi di euro alla sanità. Saranno tagli ai posti letto, agli esami diagnostici e ai servizi di cura. Lo sta facendo in piena estate, come i ladri che ci svaligiano l’appartamento mentre siamo in vacanza. Se fosse stata una cosa buona l’avrebbero fatta a settembre, per farlo sapere a tutti”. Le cose, però, non sono andate come voleva Renzi, almeno nella giornata odierna. Al Senato, infatti, non è stato raggiunto il numero legale per votare i tagli. Per ben 3 volte. Un messaggio a Renzi da parte della “fronda interna” o semplice assenteismo balneare?

2 COMMENTI

  1. Bisogna insistere ormai su un solo punto, come faceva quel senatore dell’ antica Roma con la sua “Delenda Chartago!”: il governo di Renzi e della sua banda avrebbe dovuto- in base alla sentenza della Consulta del dicembre 2013 che aveva dichiarato illegittima la legge elettorale conosciuta come “Porcellum”- procedere speditamente con il Parlamento alla modifica della legge stessa nel senso indicato dalla Corte Costituzionale ed andare a nuove elezioni con garanzie di democraticità autentica del voto. Punto. Una volta tenute queste elezioni politiche generali, qualunque governo si fosse formato avrebbe avuto la legittimità popolare per impostare riforme “di struttura” (come si diceva una volta) ed istituzionali. Quindi ciò che sta avvenendo, con un governo di impostori autoproclamatosi “di legislatura” che vara “riforme” di tutti i tipi in ogni campo (sanità, scuola, pubblica amministrazione, fisco, Senato…) per rimodellare la società italiana nel senso desiderato dalle centrali del liberismo mondiale, senza aver ricevuto un mandato popolare di nessun tipo, tranne che da una “maggioranza parlamentare” di dubbia legittimità, pone serie domande. I cittadini devono ritenere legittime oppure no queste nuove leggi ?

  2. Sono già venti anni buoni che in Europa si procede a quella che nel mondo e’ conosciuta come “NHS privatization through the back door”. La “privatizzazione dei servizi sanitari pubblici fatta dalla porta di servizio”, un modo per dire fatta senza tanto dare nell’occhio, per riuscire ad impossessarsi del controllo della sanità pubblica senza scontrarsi con l’opposizione dell’opinione pubblica e senza mettere in difficoltà i politici di riferimento. La grande spinta a questa strategia e’ venuta dai quei gruppi finanziari che sono nati come compagnie di assicurazione medica privata e che a poco a poco sono entrati direttamente nel settore della sanità privata.
    http://www.theguardian.com/healthcare-network/2013/mar/05/nhs-reforms-government-privatise

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