La Russia e, prim’ancora, l’Unione Sovietica, è sempre stata all’avanguardia nel campo scientifico: tutti sanno di Gagarin, primo uomo nello Spazio; pochi però sanno che la Russia fu all’avanguardia anche nel campo dei trapianti d’organi.

Un cuore asportato che continua a pompare in quattro tubi artificiali. Due polmoni ossigenano il sangue pur essendo distaccati dal corpo; la testa recisa di un cane risponde agli stimoli grazie ad una pompa che fornisce sangue al cervello.

Non si tratta di un film dell’orrore, bensì di un vecchio documentario scientifico dal titolo Experiments in the Revival of Organisms, realizzato in Unione Sovietica nel 1940 per essere distribuito negli Stati Uniti per mezzo della American-Soviet Medical Society. Per alcuni queste immagini possono sembrare grottesche – qualcuno le definirebbe persino crudeli – tuttavia esse testimoniano un importante punto di svolta nella storia della medicina.
Quando si esamina il panorama scientifico dell’Unione Sovietica prima del secondo dopoguerra, spesso e volentieri si riduce il tutto all’affare Lysenko (questione di gran lunga più complessa di quanto presentato dai detrattori del socialismo, e che meriterebbe un trattamento approfondito a parte) quale “dimostrazione” dell’arretratezza dell’URSS in ambito scientifico e tecnologico e, in ambito più generale, dell’incompatibilità tra socialismo e progresso scientifico. Non occorre però un esame troppo approfondito per confutare queste asserzioni. Nello specifico, come esempio, oltre a quello, abbastanza scontato, dell’esplorazione spaziale, porteremo la nascita di una importantissima branca della medicina, ovvero il trapianto di organi.
Il principale pioniere di questa disciplina fu Vladimir Petrovič Demichov, il quale negli anni ’30 iniziò a sperimentare trapianti di organi animali, principalmente di cani. A lui si deve il primo cuore artificiale, impiantato su un cane nel 1937. Rispetto agli organi biologici, quelli artificiali eliminavano il problema della compatibilità tra donatore e ricevente – pur mantenendo dei limiti relativi all’accettazione dei materiali sintetici da parte dell’organismo ricevente – abbassando così i rischi di rigetto. Lo svantaggio era legato ovviamente alle tempistiche di realizzazione dell’organo e alla complessità delle funzioni che deve svolgere, pertanto la maggior parte dei trapianti coinvolge tuttora organi biologici.
Come ovviare, però, alla necessità di irrorare costantemente di sangue gli organi vitali sia prima che durante i trapianti? Il problema fu risolto nel 1926 da Sergei Bruchonenko con l’invenzione dell’avtojektor, il primo modello di macchina cuore-polmone, in grado di rifornire di sangue un organo mediante la cosiddetta circolazione extracorporea. Il documentario Experiments mostra proprio il funzionamento di questa macchina.
Grazie a questa invenzione, fu possibile effettuare i primi trapianti da animale ad animale. Tra il 1946 e il 1948, Demichov realizzò, nell’ordine, il primo trapianto cardiaco, cardio-polmonare, polmonare ed epatico. A questi successi fece seguito, nel 1954, un esperimento particolarmente ardito: il primo trapianto di testa. Demichov riuscì a trapiantare la testa di un cane sul corpo di un altro cane, realizzando tutti i collegamenti necessari tra i vasi sanguigni per permettere al cervello della testa trapiantata di sopravvivere.

L’intervento fu un successo ma, com’era prevedibile, fece guadagnare a Demichov le ire di coloro che approfittarono del risultato “scandaloso” di questo esperimento per infangare la sua reputazione e quella del suo paese. L’operazione fu oggetto di pesanti critiche persino da parte di Guareschi nel documentario La rabbia.
Per quanto fosse comprensibile lo sconvolgimento di fronte a questo moderno Cerbero, a questo traguardo ne seguirono molti altri finché, nel 1967, il medico sudafricano Christiaan Barnard realizzò il primo trapianto di cuore umano dopo aver visitato il laboratorio di Demichov, che Barnard considerava il proprio mentore e che nel 1960 aveva ottenuto un dottorato grazie alla monografia nella quale aveva raccolto il proprio lavoro di trapiantologia, termine da lui stesso coniato.
Oltre all’evidente importanza in ambito medico, i successi di Bruchonenko e Demichov ben si inseriscono in quel percorso di sviluppo scientifico che, al netto delle inevitabili difficoltà, ha sempre accompagnato l’instaurazione del socialismo. Lo stesso socialismo, non solo quello marxista-leninista, è d’altronde caratterizzato da una rigorosa scientificità nei metodi d’indagine e trae spunti per perfezionare ed ampliare la propria concezione del mondo dai progressi scientifici, a differenza delle ideologie di stampo positivistico o romantico che, in due modi apparentemente opposti ma identici alla base, vorrebbero degradare le discipline scientifiche a mere pratiche tecniche avulse dalla filosofia e dalla “vera conoscenza” delle cose.

Il socialismo vede invece nelle conquiste scientifiche non solo una conferma a livello gnoseologico, ma anche una vittoria, per quanto piccola, dell’Uomo nella conoscenza di quella Natura che, per quanto minacciosa e intricata, è governata da leggi che siamo in grado di comprendere e, come ha appunto dimostrato lo straordinario progresso della medicina negli ultimi decenni, di usare a nostro vantaggio.

Elia Ansaloni

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