CONDIVIDI
Trump, Putin, Obama

La guerra fredda dell’informazione tra Mosca e Washington persevera, dopo le accuse e i sospetti lanciati Barack Obama, dopo la sconfitta dei Clinton alle presidenziali del 2016. È notizia di stamattina, che i russi hanno bollato come “agenti stranieri” nove media americani, tra i quali Radio America e Radio Free Europe. Coloro che hanno ricevuto questo provvedimento non potranno entrare nelle istituzioni politiche pubbliche della Federazione Russa, come recita una legge promulgata dalla Duma nel 2012.

Genesi del conflitto diplomatico e di informazione con i russi

La Russia come è noto è finita da un anno a questa parte sotto gli strali dall’establishment statunitense, con l’accusa di aver influenzato le elezioni americane che hanno consentito a Donald Trump di entrare alla Casa Bianca, giurando come quarantacinquesimo presidente della storia della Repubblica federale.

“Fake News” e “Hacker russi” sono le due parole chiave date in pasto ai media da Obama all’indomani della sconfitta presidenziale dei democratici, quasi un alibi per giustificare il deludente risultato della candidata Hillary Clinton. La Rodham è stata un personaggio supportato quasi a senso unico dalle lobbies più influenti del paese: dal mondo della cultura e del cinema a quello dell’informazione il tifo per la moglie dell’ex presidente Bill Clinton era palese e a senso unico.

Nonostante questo netto vantaggio mediatico e lobbistico, la Clinton è riuscita a perdere il confronto con il miliardario di Manhattan, sebbene a causa del particolare sistema di voto statunitense (nel quale non contano i numeri assoluti ma il valore dei singoli Stati). Una sconfitta che è stata soprattutto una bocciatura nei confronti degli 8 anni della presidenza Obama, grande sponsor della Rodham, prima nelle primarie contro Sanders e poi nella sfida a due contro Trump.

La strategia di Obama e la lotta per la Leadership nel Partito Democratico Usa

La Clinton, forse adottando una politica estera più aggressiva, avrebbe certamente continuato con la Dottrina Obama in economia e politica interna. Ma la batosta beccata da Trump ha evidenziato la mancanza di carisma politico e popolare della ex First Lady, che a parte la strumentalizzazione politica del suo essere donna e potenziale prima donna presidente, offriva ben poche risposte a un elettorato che anche negli Usa ha subito le conseguenze della crisi dei subprime.

Le ragioni della vittoria di Trump sono state ampiamente analizzate da giornalisti e opinionisti e non ci torneremo. Ciò che invece passa quasi in sordina da novembre del 2016 è la difficoltà del Democratic Party di trovare una guida carismatica che non ceda troppo il fianco a posizioni più radicali. All’indomani delle elezioni presidenziali è stato chiaro come ormai Barack Obama abbia nelle proprie mani l’ala più centrista del partito, capace di oscurare gli stessi Clinton.

Obama, tornando alla questione russa, ha già iniziato la campagna elettorale del proprio partito per il prossimo futuro, arando e seminando il campo per una rivincita del Democratic Party sotto il segno dell’obamismo. Questa è principalmente la prospettiva dalla quale bisogna vedere la questione “fake news” e dei rapporti Usa-Russia negli ultimi mesi.

Fake News, un fenomeno creato ad arte

Se dovessimo analizzare i meri fatti, la Russia con i propri canali di informazione non ha fatto altro che evidenziare notizie che erano deducibili dalle inchieste e dagli scandali provenienti dagli stessi Usa. Scandali come il mailgate sono stati ampiamente dibattuti e raccontati dalle più grosse corporazioni giornalistiche statunitensi, la stessa cosa si può dire degli emolumenti ricevuti dalla Fondazione Clinton da organi non proprio compatibili con l’ideologia liberal-progressista (Arabia Saudita e paesi del golfo su tutti), è stato anzi lo stesso Bernie Sanders ad attaccare duramente la Rodham su questo punto a più riprese.

Quella delle fake news può essere quindi considerata un’abile mossa dell’ex presidente per imporre una pericolosa censura a tutte quelle notizie provenienti dall’informazione alternativa, che possano mettere in discussione la legittimità dell’attuale establishment, che come i primi mesi di mandato della presidenza Trump hanno dimostrato non è tanto rappresentato dalla figura del presidente, ma dal cosiddetto Deep State.

Obama ha lasciato a Trump in eredità la gatta da pelare del Russiagate

Per mettere in moto il suo piano Obama non ha indugiato nel rompere una tradizione politica non scritta, che vede il presidente uscente evitare ogni mossa che non sia puramente amministrativa, nel periodo che intercorre tra le elezioni e il giuramento (novembre-febbraio), per evitare di mettere in difficoltà il presidente che deve subentrare solitamente nel mese di febbraio.

Obama ha invece politicizzato oltre la misura i suoi ultimi mesi di mandato, mettendo un carico pesante sui rapporti tra Usa e Russia da un lato, costringendo Trump a concedere a Mosca meno di quanto ci si aspettasse, e cercando di ostacolare il ritorno di Bernie Sanders dall’altro, che con la sconfitta della Clinton è adesso l’uomo più carismatico e popolare fra i democratici.

Obama non solo ha accusato la Russia di aver manipolato la campagna elettorale americana, ma ha anche promulgato degli ordini esecutivi che hanno decretato l’espulsione della diplomazia russa a Washington nel dicembre del 2016. Mossa che ha generato una serie di botta e risposta politici e diplomatici, che si trascinano da un anno. Il provvedimento del 5 dicembre di quest’anno è infatti la risposta dei russi alla decisione della Commissione Radio e Televisione della Camera dei Rappresentanti di escludere RT America dalle sessioni quotidiane che si svolgono a Capitol Hill.

Coinvolta anche l’Europa

Il dibattito sulle fake news ha coinvolto decisamente anche l’Europa, dove i maggiori esponenti dei partiti liberal-progressisti subiscono l’egemonia culturale e politica dell’obamismo e vivono nella speranza di sfruttare il fenomeno a loro volta per ragioni interne. Non a caso il leader del PD, Matteo Renzi, fedelissimo di Obama, ha cominciato a introdurre il problema delle fake news anche in Italia, lo scorso anno ed è il tema principale delle ultime assemblee del PD per la campagna elettorale prossima ventura. Come lui anche la Merkel e Macron, principali interlocutori e partner politici del primo presidente di colore degli Stati Uniti.

Si scrive “lotta alle Fake News” si legge “censura”

Il rischio di questo giochino politico è quello di aver dato in mano a certi governi e alle lobbies che appoggiano questi governi un termine carino, che ha quasi i crismi dell’impegno sociale e affascina gli ingenui. Ma che è in realtà un eufemismo da regime orwelliano che rischia di diventare una nuova forma di censura dal volto pulito del mondo occidentale. Una censura che è iniziata già a partire dai colossi dell’IT, social come facebook e twitter, che però non si fanno scrupolo di ospitare profili di terroristi spesso e volentieri, o come Google, che ha declassificato le notizie di alcuni media russi dai risultati del motore di ricerca, perché ritenuti responsabili secondo il CEO di Google di aver influenzato la campagna presidenziale Usa.

Una deriva pericolosa e che nasconde scenari veramente tragici per la libertà di pensiero e di parola nei paesi dell’Occidente. Una deriva soprattutto paradossale se si riflette su come i grandi media e le grandi lobbies tendono a fare delle bufale e delle notizie regolate ad arte il loro pane quotidiano. Dalle armi chimiche di Saddam mai trovate, al mistero che da sedici anni aleggia attorno ai fatti del 9/11, fino alla polemica assurda, per tornare a casa nostra, che giornali e media sono capaci di fare attorno a una bandiera, come nel caso della Caserma dei Carabinieri di Firenze. Voler fare di una bandiera storica il simbolo dei nazisti non è forse una bufala (fake news) degna di essere chiamata tale?

Ma quali fake news, è la libertà di stampa, baby!

In tempi normali non ci sarebbe bisogno di spiegare che le bufale giornalistiche e il cattivo giornalismo, così come la strumentalizzazione delle notizie esistono da quando esiste il giornalismo stesso. Chi oggi si fa paladino di questa nuova e subdola forma di censura probabilmente non è da meno di coloro che sono accusati di diffondere notizie scorrette. Ma forse era necessario ricordarlo al lettore che avrà avuto la pazienza di essere arrivato sin qui nella lettura. È bene però ribadire una volta per tutte, e il lettore mi scuserà per la citazione, che le Fake News: “sono una boiata pazzesca”!

2 COMMENTI

  1. a quando USAgate? Le cosiddette Fakenews sono sempre esistite, e vengono tirate fuori quando interessano a qualcuno e per qualcosa, noi ne siamo quotidianamente pieni. Alvaro

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: redazione@opinione-pubblica.com

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here