Alexis Tsipras

Finisce un’era storica, sia per la Grecia ma anche per un modello di sinistra nel quale molti cittadini greci avevano largamente confidato: finisce ufficialmente l’era di Alexis Tsipras, battuto alle elezioni parlamentari tenutesi in Grecia lo scorso 8 luglio e inizia quella di Kyriakos Mītsotakīs, presidente del partito conservatore Nuova Democrazia (Νέα Δημοκρατία), nonché principale sfidante del partito di Tsipras Syriza. Mītsotakīs trionfa alle elezioni con una percentuale che raggiunge quasi il 40% dei voti, conquistando così ben 158 seggi su un massimo di 300 al Parlamento ellenico, seguito dall’uscente Tsipras fermo a 31,53% con 86 seggi e al terzo posto Fofi Gennimata, leader del Movimento Socialista Panellenico, con l’8,10% e 22 seggi.

Dato per favorito nei sondaggi già alla vigilia delle elezioni Mītsotakīs, ex banchiere formatosi a livello universitario nonché successivamente in ambito lavorativo all’estero, è riuscito sostanzialmente a raccogliere i consensi di quella classe media ellenica che non aveva più alcun genere di fiducia in un partito come Syriza. Che aveva fatto sì uscire la Grecia dal programma di prestiti della Troika, ma che allo stesso tempo non aveva saputo dare risposte concrete in merito alla gestione politica ed economica del paese, colpevole a detta loro della situazione economica nel quale la Grecia si era venuta a trovare dopo essere stata sull’orlo della bancarotta con la crisi del debito iniziata nel paese ellenico a partire dal 2009.

A quei tempi l’allora primo ministro ellenico George Papandreou dichiarò che i dati sul disavanzo di bilancio vennero alterati per anni e di conseguenza che le statistiche riguardanti il debito pubblico greco fornite a Bruxelles fossero solamente invenzioni dirette a fare in modo che la Grecia potesse accedere senza alcun genere di problema nella zona euro; il deficit della Grecia non era come dichiarato il 3,7% del PIL ma addirittura il 12,7% del PIL. Era l’apertura del “Vaso di Pandora” per rimanere in tema.

Le nefaste conseguenze non si fanno attendere: il 3 marzo del 2010 viene approvato dal Parlamento ellenico un primo piano di austerità, dove viene sostanzialmente prevista una sorta di manovra “lacrime e sangue” con il congelamento dei salari e un blocco delle assunzioni di dipendenti nel settore pubblico, come pure una singolare tassazione diretta anche ad un certo genere di prodotti come alcol e sigarette. Come ben sappiamo questo è il primo genere di provvedimenti dei quali la sola a farne le spese gli anni successivi sarà proprio la stessa popolazione greca, la quale vivrà sulla propria pelle ingenti situazioni di povertà estrema e disagio sociale che dilagheranno per tutto il paese e dove peraltro si aggiungeranno presto anche casi di suicidi dettati dalle situazioni di austerity imposte dall’ingresso nella questione ellenica della stessa Troika, che di fatto impone al governo di Atene ulteriori tagli al welfare nonché riduzioni salariali.

Dopo anni dove si sono succedute proteste da parte della popolazione ellenica stremata da tali riforme, dopo le parentesi del governo tecnico presieduto da Luca Papademos, ex vicepresidente della Banca Centrale Europea, e poi di quello di Antonis Samaras di Neo Demokratia, e dopo ulteriori piani di prestito previsti dalla UE che il Parlamento ellenico accetterà prontamente provocando ancora più scontento nella popolazione ellenica (oltre che facendo anche aumentare consensi all’estrema destra di Alba Dorata), arriva il momento di Alexis Tsipras che, dopo aver trionfato nelle elezioni di fine gennaio 2015 davanti all’ex premier Samaras assume il 26 gennaio 2015 l’incarico di Primo Ministro della Grecia alla testa di un governo di coalizione formato sia da esponenti di Syriza che del partito euroscettico e populista ANEL.

Quello che succederà dopo lo sappiamo già. Tsipras, nonostante i buoni propositi lanciati già durante la sua campagna elettorale con l’obiettivo di una rinegoziazione dello stesso piano di austerity imposto dalla Troika alla Grecia nonché una decisa opposizione alle politiche economiche promosse dai precedenti governi ellenici, si trova davanti una situazione che di fatto lo porterà a rivedere completamente i suoi rapporti con l’establishment europeista della Troika, come di fatto la realizzazione dei propri propositi elettorali. Tsipras, dopo aver esplicitamente rifiutato un nuovo piano di riforme proposto dalla stessa Troika, decide di indire un Referendum consultivo per decidere se accettare o meno le condizioni poste dai creditori internazionali, miranti a non far finire la Grecia in bancarotta. Alla fine i greci decideranno per il NO, ma la situazione sembra oramai irreversibile, con il paese andato in default nei confronti del Fondo Monetario Internazionale appena qualche settimana prima e senza alcun accordo trovato con i creditori internazionali; oltre a ciò i dissidi legati al piano economico-finanziario tra Tsipras e il Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis su un possibile abbandono dell’euro da parte della Grecia ma anche sulle trattative con Bruxelles portano i due a separarsi con le dimissioni del secondo. Non mancheranno le accuse che i due si scambieranno negli anni successivi riguardanti per l’appunto i progetti di accordi con i creditori, dove entrambi dichiareranno alla stampa le loro differenti posizioni a riguardo, incolpandosi a vicenda.

È l’inizio delle “promesse non mantenute” da parte di Alexis Tsipras: il governo ellenico accetta di fatto l’imposizione delle condizioni dettate dalla Troika e la Grecia piomba in un baratro economico senza precedenti, con i capitali europei in fuga dalle banche elleniche e l’incubo della recessione. Il giornalista greco Nikos Konstandaras in un suo articolo per il New York Times pubblicato il 10 gennaio di quest’anno ha illustrato in maniera molto attenta nonché approfondita come di fatto la Grecia, nonostante i proclami di miglioramento legati anche all’uscita del paese dell’ultimo dei tre piani di salvataggio internazionale, rimanga ancora oggi fortemente indebitata nonché sottoposta al monitoraggio fiscale dei creditori, e tale situazione di “speciale supervisione” durerà secondo Konstandaras ancora per diversi decenni fino alla totale estinzione dei debiti che pesano sui Greci stessi come un grosso macigno. Le ingenti misure di austerità hanno provocato nel paese un’apocalisse le cui conseguenze si sono fatte sentire sulla pelle dei cittadini greci, i quali si sono visti i loro redditi crollare e i loro risparmi svaniti nel nulla. Oltre a ciò si aggiungono i moltissimi debiti fiscali che raggiungono la cifra di 103 miliardi di euro che moltissimi cittadini greci, si parla di più di 4 milioni di persone, hanno nei confronti dello stesso stato greco e le numerose confische effettuate in questi ultimi anni di proprietà private, salari e pensioni portando una buonissima parte della popolazione ad una situazione di indigenza assoluta come anche ad un inesorabile esodo di ca 700.000 persone, tra cui numerosi giovani, verso altri paesi dell’Eurozona come Francia, Germania e Italia ma non solo in cerca di un futuro migliore.

Mītsotakīs adesso ha il difficile compito di raccogliere questa sfida con l’obiettivo di riportare la Grecia sempre più vicino ad una situazione di normalità che oramai manca da molti anni, e facendo leva anche su chi pose precedentemente le proprie speranze su Tsipras per poi accorgersi di un maledetto quanto fatale bluff. In questi giorni è stato annunciato da parte del nuovo Primo ministro un piano di potenziamento del settore primario, riguardante per esempio una seria negoziazione a livello europeo delle politiche comuni riguardanti la pesca e l’agricoltura, e promettendo una spinta più decisa rispetto al suo predecessore sui temi della lotta alle privatizzazioni e al clientelismo oltre che nelle relazioni con la stessa UE in merito alle questioni economico e finanziarie.

Nella speranza che questa volta il popolo greco possa riuscire dopo anni di austerità e di stretta della cinghia a tirare una boccata d’aria.

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