Serbia e Russia

Il ministro della Difesa della Serbia Aleksandr Vulin, ha detto che a Belgrado ci sono stati incontri con Russia e Cina per l’acquisto di armi per la difesa del paese, in caso di conflitto armato nei Balcani.
«Pur ribadendo la nostra neutralità internazionale, se ci fosse un riesplodere di conflitti nei Balcani, un area dove si sa, i conflitti possono essere… guidati, nessuno potrebbe aiutarci se non noi stessi. Ma noi contiamo anche sull’aiuto della Russia e molti altri amici… Noi cercheremo di fare sempre tutto il possibile per evitare altri conflitti», ha dichiarato Vulin a giugno in un intervista a Life Journal.

«Dobbiamo tornare ad essere militarmente forti e l’assistenza tecnica e militare della Federazione Russa è per noi importante. Abbiamo bisogno di pace. Ma per avere la pace, dobbiamo essere pronti a tutto…Anche la Repubblica Popolare Cinese è un paese amico su cui possiamo contare e con cui stiamo sviluppando ottime collaborazioni militari», ha aggiunto il ministro serbo.

Il 17 agosto anche il suo omologo russo Sergej Shoigu, dopo un incontro con Vulin a Mosca ha dichiarato che: «La cooperazione militare tra Russia e Serbia si sta sviluppando attivamente e anche i passi in questo ambito si stanno moltiplicando di anno in anno. In questo ultimo incontro abbiamo discusso una serie di questioni relative alla nostra cooperazione militare e tecnica. La cooperazione militare si sta sviluppando attivamente e gli avvenimenti aumentano ogni anno…i preparativi per nuove esercitazioni militari congiunte sono nelle fasi finali. Sono sicuro che si terranno con successo come è già successo prima» ha sottolineato il ministro russo. «La nostra cooperazione militare e tecnica si sta sviluppando in modo piuttosto spedito, nonostante tutti gli ostacoli che altri stanno ponendo sulla nostra strada. Tuttavia, tutto procede secondo i piani prefissati, ciò che è stato fissato per quest’anno sarà raggiunto…Russia e Serbia hanno in programma molti eventi per il prossimo anno, in particolare in ambito militare-tecnico, educativo e di altro genere…» ha inoltre aggiunto Shoigu.

A sua volta, il ministro serbo Vulin ha condiviso l’opinione che la collaborazione tra Russia e Serbia nella sfera militare sia ai massimi livelli della storia. Secondo lui, i due paesi non hanno mai tenuto una tale quantità di eventi comuni come ora. Quest’anno ce ne sono stati circa 90. Vulin ha anche affermato che il presidente Vucic ha invitato Shoigu a Belgrado per valutare i risultati raggiunti dall’esercito serbo. «Il nostro presidente e comandante in capo Aleksandar Vucic ha trasmesso i più calorosi saluti e un invito personale a venire a Belgrado in Serbia, per vedere di persona quanto è migliorato l’esercito serbo nei suoi sviluppi, grazie al vostro coinvolgimento, con il risultato di essere diventato molto più esperto nelle sue capacità nel combattere», ha detto Vulin, che ha aggiunto: «La nostra opinione è che più l’esercito serbo è preparato nel combattere, più ci saranno condizioni di pace nei Balcani…Come si sa, la Serbia è uno stato militarmente neutrale e rimarrà tale. Fino a quando il presidente Vucic guiderà il paese, non si unirà alla NATO, sceglierà gli amici e prenderà decisioni su come agire da sola», ribadendo che questa è la posizione di Belgrado.

In giugno la Serbia ha ospitato nella base della Brigata Speciale delle Forze armate serbe a Pancevo, delle esercitazioni militari congiunte di “Fratellanza Slava” con truppe d’élite provenienti da Serbia, Russia e Bielorussia. Paracadutisti serbi con le truppe d’élite di Russia e Bielorussia per l’esercizio della Confraternita militare slava. Circa 600 militari, tra cui più di 200 delle Forze aeree russe, circa 300 delle forze armate serbe e circa 60 soldati dalla Bielorussia, oltre a più di 50 veicoli da combattimento, hanno preso parte alle esercitazioni.

Fratellanza Slava
Foto warsaw institute

Secondo Lyubinka Milincich, capo dell’agenzia di stampa Sputnik Serbia, a Belgrado ci sarebbe la fondata convinzione che, qualsiasi cosa possa succedere, la Russia non permetterà più alla NATO di bombardare la Serbia. Anche riferendosi alla sempre più delicata situazione in Kosovo, dove va ricordato, lo scorso mese, i ROSU (reparti speciali della polizia albanese kosovara), avevano malmenato Mikhail Krasnoshchekov, rappresentante russo della Missione delle Nazioni Unite in Kosovo, indicandolo come un collaborazionista delle politiche serbe nella provincia, suscitando ire e diffide dalla Russia, più che dalle Nazioni Unite.

Va sottolineato che le valutazioni della Milincich, non sono opinioni personali di una giornalista qualunque, la giornalista è inclusa nella classifica delle persone più influenti del paese dell’ex Jugoslavia, spesso davanti a ministri e dozzine di altri alti funzionari. In una intervista dell’Agenzia di Stampa Federale serba, ella ha fermamente indicato nelle politiche occidentali legate alla NATO la responsabilità delle continue tensioni e rischi di nuovi conflitti nei Balcani.

Riguardo alla situazione nella provincia del Kosovo ha dichiarato: «in Kosovo senza l’aiuto dei loro “amici occidentali”, gli albanesi non oserebbero fare molte provocazioni che fanno… Si sentono sicuri solo perché sanno di avere una grande forza alle loro spalle. Dietro di loro c’è la leadership politica degli Stati Uniti e della Germania, in ogni caso il loro comportamento non può essere definito normale. Come nel caso del pestaggio del diplomatico russo Mikhail Krasnoshchekov, quello che fanno ha l’obiettivo di spaventare la gente serba del posto e non solo».

«È difficile da credere, ma nel mondo moderno, nell’Europa moderna il Kosovo è un ghetto… Il Kosovo è l’unico territorio al mondo in cui esiste un ghetto per i serbi, il mondo intero sta a guardare e nessuno fa niente. Non può essere normale che un papà porta un bambino a scuola scortandolo…, temendo che possa essere rapito. Possono rapire, possono uccidere, possono fare qualsiasi cosa…Le prospettive della situazione in Kosovo sono molto incerte e delicate. Belgrado subisce una terribile pressione da parte dell’Occidente e sta cercando di perseguire in qualche modo la propria politica in modo che i serbi in Kosovo rimangano ancora lì, questa è la cosa più importante. Ed è importante non fare mosse avventate che causerebbero pretesti per nuovi disordini e violenze sula gente di lì. Per esempio nella parte meridionale del Kosovo, in una notte possono essere distrutti cinque serbi, dieci o cinquanta e nessuno potrebbe impedirlo…la Serbia deve vigilare molto . In effetti, Belgrado deve osservare molto da vicino e non chiudere gli occhi su qualsiasi incidente che coinvolga i serbi» ha aggiunto la nota giornalista serba.

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