Il brutale omicidio della giovane Sara Pietrantonio, ci ha fatto scoprire un paese che probabilmente non conoscevamo fino in fondo, pieno di cittadini modello che, alle tre del mattino, percorrono le strade delle tante periferie italiane, anche le più pericolose, con occhio attento e cuor di leone, sempre pronti ad accorrere in aiuto del malcapitato di turno o a contattare tempestivamente le forze dell’ordine.

Dobbiamo ringraziare i social network, se abbiamo avuto non solo la possibilità di colmare questa nostra grave lacuna ma anche di ampliare i nostri orizzonti mentali e culturali, leggendo le profonde analisi sociologiche di tanti integerrimi fustigatori delle pubbliche viltà dei comuni mortali.

“Sara sarebbe ancora viva se qualcuno si fosse fermato”, hanno scritto in tanti. Ma vi è anche chi è andato oltre: “Chi non è intervenuto, è colpevole come il suo ex che l’ha ammazzata”. Senso comunitario ed encomiabile altruismo, non c’è che dire. E chi non conosce la Magliana nel cuore della notte, inizia magari ad immaginarla come via Marina a Napoli a mezzogiorno o via Montenapoleone, a Milano, nel periodo dei saldi, brulicante di gente, illuminata e controllata. Oppure inizia a domandarsi come mai in un paese pervaso da un così forte senso comunitario, possano accadere cose tanto orrende.

Fulmini a ciel sereno che turbano la quiete individuale e collettiva garantita da istituzioni, operatori sociali, educatori ed addetti al presidio del territorio. Poi, se per un motivo qualsiasi, stacca gli occhi dal pc, dallo smartphone o dalla Tv, si affaccia alla finestra, e copre una realtà ben diversa, fatta di indifferenza, alienazione, omertà, superficialità, città dormitorio ed assenza di riferimenti, per giovani e meno giovani.

I supereroi sono roba da film. I Vincenzo Paduano, l’ex fidanzato ventisettenne di Sara Pietrantonio che l’ha rincorsa, cosparsa di alcol e poi data alle fiamme, sono invece tanti. E riescono a farla spesso franca fino al tragico epilogo, di certo non solo per colpa del timoroso passante che magari si trova sul luogo del delitto. La condotta della guardia giurata che su Facebook si fa chiamare Vince Mc Cojons, era nota ad amici, conoscenti e familiari della ragazza.

“Ieri abbiamo sentito tutti gli amici, familiari, abbiamo ricostruito la vita di Sara degli ultimi anni. Abbiamo subito  compreso che usciva da una storia malata”, ha detto  il capo della Squadra Mobile della Capitale, Luigi Silipo. “Se è vero che non è stata mai malmenata è altrettanto vero, ha spiegato Silipo, che nell’ultimo periodo ha subito una  violenza psicologica enorme da questo amore malato. La relazione è durata per circa due anni, poi trasformata in un rapporto morboso, si sono lasciati almeno 3 volte. Da poco Sara aveva iniziato una nuova relazione. Il fermato la seguiva, sicuramente in due occasioni e l’ultima è stata fatale”.

Parole come pietre che forniscono tutt’altro spaccato di un vissuto comune, purtroppo, a tante vittime di violenza. Molto spesso i prodromi della futura tragedia vengono ignorati e sottovalutati e quella che è una pericolosa ossessione viene considerata come una fisiologica gelosia connessa all’amore. Non solo da chi è parte del rapporto malato ma anche da chi gli sta intorno, in famiglia, al lavoro o nella vita pubblica. Le vessazioni psicologiche e le morbose attenzioni attraverso l’uso distorto dei social e della tecnologia, sempre più diffuse, vanno segnalate e denunciate. Prima che un’altra mano assassina si macchi di sangue innocente e che l’ipocrita di turno, con il senno del poi, concioni a colpi di luoghi comuni sulle sorti dell’umanità.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica