Nel calcio le storie a lieto fine non sono numerose, spesso la migliore in campo non è la vincitrice finale. Solitamente il trionfo va a chi ha più prestigio, ai club milionari, a coloro che attraverso i grandi calciatori creano un impero dentro e fuori dal campo. Eppure la favola che ci è stata raccontata in questa stagione e che si è conclusa ieri è tutta a lieto fine. Ranieri e i suoi calciatori sono i “buoni” in questa storia, le big del calcio inglese invece i cosiddetti “cattivi”. Di metafore se ne potrebbero fare a decine, e ne sono state fatte, ma qui siamo di fronte ad una semplice fiaba di stampo calcistico, laddove lo scettiscismo e l’indifferenza si sciolgono come neve al sole.
Il condottiero ora tanto acclamato, Claudio Ranieri, nel post mondiale 2014 prende in consegna la nazionale greca, ma i risultati che seguono non sono affatto positivi, anzi, perde 3 partite su 4, pareggiando solamente con la Finlandia e perdendo rispettivamente con: Romania, Irlanda del Nord e Isole Fær Øer, quest’ultima fatale per il suo esonero. Per il tecnico italiano è una débâcle. A distanza di un anno dalla pessima esperienza con la Piratiko (soprannome della nazionale greca), Ranieri firma il 13 luglio 2015 con la società delle Foxes, il Leicester. Il presidente lo incarica di salvare il club dalla potenziale retrocessione, obiettivo unico della stagione che sta per cominciare. Nessuno poteva immaginare qualcosa in più, a ben vedere i bookmakers davano più probabile lo sbarco degli alieni sulla Terra che una vittoria finale delle Foxes. La storia del calcio però può assumere fattezze imprevedibili, scardinare schemi e routine troppo assimiliate, ed ecco che di punto in bianco un piccolo club da fondo classifica guadagna giornata dopo giornata punti preziosi e sale fino in cima, per rimanerci. Ranieri punta tutto su calciatori sconosciuti, su quel tale che si porta sulle spalle il fatidico 9, Jamie Vardy, capace di segnare a ripetizione e spesso con gol inconcepibili (la bordata da oltre 25 metri con il Liverpool) connubio di stile e tecnica che appartiene solo ai grandi calciatori, idem per quel gol di tacco al volo siglato contro i campioni del mondo in nazionale. Un calciatore che fino a 5 anni fa era poco più che un dilettante, giocava a calcio per hobby dopo il turno in fabbrica. Dietro di lui Marhez, dribblatore e mancino letale, soprattutto assist-man (secondo in Premier League) e poi quella cerniera di centrocampo formata da N’Golo Kanté e Danny Drinkwater, in fase di copertura sempre necessari quanto nelle ripartenze, a suon di chilometri macinati e palloni recuperati si sono guadagnati la giusta notorietà e un posto in nazionale. Infine va menzionata quella difesa chiusa sotto chiave dai due guardiani: Wes Morgan e Rober Huth, alle loro spalle Kasper Schmeichel, portiere spesse volte decisivo e figlio d’arte di un autentico fuoriclasse tra i pali, Peter Schmeichel, come si direbbe in questi casi “tale padre, tale figlio”. Menzione a parte per i “jolly” e quei giocatori di fatica, uno su tutti Okazaki, spalla ideale di Vardy e ancora il sostituto di quest’ultimo, ossia Ulloa, il bomber di scorta. Una rosa quella del Leicester capace di far sognare, anche e soprattutto quando si è trovata di fronte le Big inglesi, come il Chelsea di Mou, condannato all’esonero dopo la sconfitta ricevuta dai futuri campioni, oppure in occasione del doppio colpo in quattro giorni rifilato al Liverpool (2-0) e poi al Manchester City (3-1). Vittorie importanti, tanto quanto quel pareggio con i Red Devils domenica, all’indomani del 2-2 degli Spur che ha consegnato loro il loro primo titolo storico in Premier.
Una stagione incredibile, costruita sulla determinazione e un sogno comune, si perché il Leicester non ha nulla di individuale ma vive di collettivo, come ogni squadra dovrebbe fare. Vardy & Co sono la prova indelebile di come un piccolo gruppo di giocatori anonimi è riuscita a vincere sui giganti di questo sport, sbaragliando tutta la concorrenza: Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester United e City e per finire l’avversario diretto, il Tottenham. Hanno compensato la loro apparente inferiorità sulla carta attraverso sacrificio e coraggio, volevano osare, scrivere la loro personale pagina di storia, ci sono riusciti. Questa è la rivincita della classe operaia sul mondo, è la rivincita di Ranieri su chi da sempre lo etichettava come “eterno secondo” o “eterno incompiuto”, espressamente ha dichiarato il suo valore umano prima che tecnico ad un mondo calcistico sempre più affine al denaro e alla corruzione. Questa favola si è conclusa con un lieto fine, come tradizione vuole, Ranieri ne è stato l’autore oltre ogni ragionevole dubbio e i suoi calciatori i protagonisti indiscussi. Una piccola cittadina inglese è divenuta la capitale del calcio odierno, Leicester vive un sogno, e gli amanti di questa disciplina con loro.
In un futuro non troppo lontano chi guarderà questo sport con diffidenza e un pizzico di malizia potrà commuoversi di fronte a questa impresa, ricordando come solo lo sport sappia regalare emozioni uniche e indimenticabili.

Federico Camarin

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