Corto circuito tra i predicatori dell’accoglienza e gli esaltatori, a parole, delle diversità. Titty Astarita è stata cacciata dalla squadra di calcio in cui giocava perché si è candidata in una lista civica in coalizione con la Lega a Marano, in Provincia di Napoli. Astarita, forte e stimato capitano della formazione femminile dell’Afro-Napoli, è stata invitata dalla dirigenza del club a ritirare la candidatura a sostegno di Rosario Pezzella, candidato sindaco  supportato da Mcm (la lista in cui è candidata) e Noi con Salvini, pena l’esclusione dalla squadra. Le sue compagne, hanno solidarizzato con il capitano e ieri si sono rifiutate di scendere in campo ad Agnano, in segno di protesta, nella gara di Coppa Campania.

 

 

Titty faceva già politica per il centrodestra nella sua città da molto tempo e fino a qualche giorno fa, evidentemente, la cosa alla dirigenza andava bene. Ma si vede che il richiamo dell’anti-salvinismo deve essere stato troppo forte, al punto tale da indurre i vertici del club, politicamente vicini ad uno dei centri sociali più influenti a Napoli e al sindaco Luigi De Magistris, ad indossare gli abiti dei duri e puri, mischiando grossolanamente calcio e politica, con uscite pubbliche a dir poco imbarazzanti che dovrebbero essere attenzionate e sanzionate dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e dal comitato regionale FIGC Campania.

“La scelta di Titty Astarita, si legge nel post pubblicato sulla pagina ufficiale della società, ci ha lasciato perciò esterrefatti. Ci addolora la sua perseveranza nel rifiutare il passo indietro da noi richiestole, soprattutto perché dopo un anno di partecipazione alle vicende dell’Afro-Napoli, in un ruolo chiave di rappresentanza, le dovrebbe essere stato chiaro che quella candidatura la poneva automaticamente fuori dal perimetro dell’idee-guida che sono alla base del nostro sodalizio”.

 

 

“L’Afro-Napoli United, è scritto ancora, ha scelto di non strisciare, di non prestare il fianco a chi ha fatto dello straniero il capro espiatorio di un paese che ha ben altri colpevoli da condannare per la sua decadenza. Questo è il nostro progetto: dimostrare sul campo, con quattro promozioni in cinque anni, che il passaporto, il colore della pelle, la cittadinanza, sono solo dettagli marginali. Che l’unica razza di cui ha senso parlare è quella umana. Che l’Italia, storicamente e tuttora paese di emigranti, non può sottrarsi alla sua responsabilità storica di considerare suoi figli e cittadini tutti i suoi abitanti, si chiamino Gennaro, Ambrogio, Mohamed o Igor”.

L’unica razza è quella umana ma se ti candidi nel centrodestra, non puoi giocare nella loro squadra. “Accetto la diversità di pensiero fino a quando questa diversità è solidale con la mia”, ha dichiarato Pietro Spaccaforno, dirigente dell’Afro-Napoli ieri sera a Campania Sport su Canale 21.

 

 

Spaccaforno si è detto pronto a ritirare l’intera squadra di calcio femminile se la protesta dovesse continuare.

 

 

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