L'amaro agosto delle Ong tra maggiori controlli e nuove inchieste

Sospensione delle missioni di salvataggio a causa della mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo. Medici senza frontiere, Sea Eye e Save the Children hanno usato la stessa formula per annunciare, attraverso i social network, la decisione di fermare navi ed equipaggi.

A spiegare le ragioni della rinuncia della Ong tedesca Sea Eye, è stato il direttore Michael Busch Heuer con un messaggio su Facebook: “Il motivo è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale, dopo che il governo libico ha annunciato una proroga a tempo indeterminato e unilaterale delle acque territoriali, in relazione ad una minaccia esplicita contro le ong private”.

In queste circostanze, aggiunge Busch Heuer, “non è possibile proseguire il nostro lavoro di salvataggio. Sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi”.

“Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, conclude, analizzeremo attentamente il cambiamento della situazione di sicurezza al largo della costa libico e discuteremo la nostra azione futura”.

Save the Children è stata ancora più esplicita, puntando il dito contro le “decisioni dalla Marina Libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l’obiettivo di salvare vite umane”.

“Si tratta, prosegue la nota, di una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso”.

Qualche ora prima era stata Medici senza frontiere ad annunciare la sospensione temporanea delle attività di ricerca e soccorso della propria nave, la Prudence, specificando che il provvedimento è “temporaneo” e determinato dalla  decisione della Libia di istituire una zona di ricerca e soccorso (Sar), “limitando l’accesso delle Ong in acque internazionali” e a un “rischio sicurezza” segnalato dal Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (Mrcc) di Roma legato alle minacce pronunciate pubblicamente dalla Guardia Costiera Libica contro le navi di ricerca e soccorso umanitarie impegnate in acque internazionali.

 

A seguito di queste ulteriori restrizioni “all’assistenza umanitaria indipendente e dell’aumento dei blocchi che costringono i migranti in Libia”, Msf ha deciso di sospendere temporaneamente le attività di ricerca e soccorso della propria nave, la Prudence.

La Libia ha “istituito ufficialmente una zona di ricerca e salvataggio (SaR) nella quale nessuna nave straniera avrà il diritto di accedere salvo una richiesta espressa alle autorità libiche” che concederanno l’autorizzazione caso per caso.

“Vogliamo inviare un chiaro messaggio a tutti coloro che violano la sovranità libica e mancano di rispetto alla Guardia Costiera e alla Marina”, ha affermato il portavoce della Marina, il generale Ayoub Qassem.

Il vento è cambiato per le Ong. Save the Children potrebbe avere presto altre grane.

Lucio Montanino e Pietro Gallo della Imi security service, i primi a denunciare le collusioni dell’equipaggio della Iuventa di proprietà dell’organizzazione non governativa Jugend Rettet con i trafficanti, erano imbarcati proprio sulla Vos Hestia.

Pesante il contenuto delle loro rivelazioni: “supporto logistico agli scafisti nel prelevare i migranti direttamente dai gommoni e agevolandone l’imbarco su natanti gestiti da altre Ong” (come la Vos Hestia di Save the children, ndr).

Nelle 148 pagine di atti dell’ordine di sequestro della Iuventa, sono ricostruite dettagliatamente tali opache condotte.

Ma sono la Procura di Catania e il procuratore Carmelo Zuccaro, a far tremare scafisti e organizzazioni non governative. Mentre a Trapani si indaga su singoli membri degli equipaggi, a Catania viene passato al setaccio il “sistema”.

Gravissima l’ipotesi di reato trapelata: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un disegno unitario a spese dell’Italia che, se provato, riscriverebbe completamente la storia di questi ultimi anni.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica