Dell’Andromeda, scultura in marmo di Auguste Rodin risalente al 1887, ne esistono cinque esemplari conservati fra il Museo Rodin di Parigi, il Museo Rodin di Filadelfia, il Museo Nazionale delle Belle Arti di Buenos Aires, oltre ad una Collezione privata.

Prima del suo recupero l’opera era stata sempre all’interno della potente famiglia cilena dei Morla, a partire dalla coppia formata da C. Lync e da sua moglie Luisa, amici e committenti del talentuoso scultore della naturalezza, che erano entrati in contatto con l’artista durante il loro soggiorno nella capitale francese. Il grande maestro Rodin creò e donò la scultura – ritrovata e considerata dagli studiosi la rappresentazione di Andromède – alla coppia cilena, come gesto di gratitudine per aver accettato, su richiesta dell’artista, di cedere il busto in marmo della moglie Luisa al Musée du Luxembourg, altra opera realizzata da Rodin su loro commissione.

L’opera in questione sintetizza la ricerca estetica rodiniana nel mutare dei profili della figura di donna nuda e piegata sulla roccia nel blocco dal quale essa prende forma attraverso gli accurati e studiati punti di vista dell’artista nella fase di modellamento del materiale, in questo caso lapideo. La peculiare lucentezza e mordidezza plastica date alla superficie della figura, che emerge in contrasto con la ruvidezza della roccia, è interpretata come un accorgimento espressivo nel chiaro intento dell’artista di conferire alla scultura il senso del dramma di disperazione e rassegnazione umana, per il riferimento al racconto del mito greco di Andromeda.

Andromeda, figlia di Cefeo re di Etiopia, infatti, sarà legata allo scoglio per essere data in sacrificio al mostro marino, come rispose di agire l’oracolo interrogato dal padre, affinché le coste del suo regno fossero liberate dalla mareggiata che aveva inflitto Poseidone, come castigo alla superbia della madre Cassiopea che, nel vantarsi di possedere insieme alla figlia la bellezza più grande di tutte aveva offeso le creature del dio, le Neredi, le ninfe del dio dei mari. L’infausta vicenda vedrà la luce con l’intervento dell’eroe Perseo che ucciderà il mostro con la sua spada, libererando Andromeda e facendola sua sposa.

Affascinato dall’opera di Michelangelo, Rodin approda ad una scultura che esalta i valori pittorici della materia, dinamica e palpitante. Non a caso l’artista scrisse: “Io vedo tutta la verità, e non solo quella della superficie. Io accentuo le linee che esprimono nel modo migliore lo stato spirituale che interpreto”. All’esecuzione della materia, Rodin fa precedere numerosi disegni, tracciati dal vero, per catturare l’essenza e la vitalità del proprio modello.

Le opere di Rodin, sin dai suoi esordi, riproducono il vero con tale veridicità da scatenare il dubbio nella giuria del Salon che egli eseguisse le proprie sculture mediante calchi dei modelli. Per sfuggire all’accusa, Rodin si vide costretto a modificare le dimensioni delle proprie statue, allontanandosi dalle misure naturali, ma che sempre mostrano la sua modernità che media con equilibrio il naturalismo della forma, la memoria della tradizione classica, la dinamicità delle pose e la complessità del simbolo.

Si è poi commossi dalla realizzazione del dorso, la nuca delicata, la rotondezza delle natiche, la linea delle spalle e l’emergenza delle anche, enfatizzate dalla posizione del corpo. La sensualità della scultura di Rodin è ormai riconosciuta universalmente e ne ha garantito il successo. La scelta del materiale, la sua trasformazione, la traduzione della carne nel grande marmo con le sue dimensioni importanti: 28,1 cm di altezza, 18,5 cm di profondità. La scultura è stata pensata per un interno, favorendo l’intimità della contemplazione e ha preso il nome di Andromèda quando divenne chiaro il riferimento al mito Greco.

Avatar
Sabrina Romagnoli (Siena, 1969), si definisce e viene definita "diversamente storica", essendo pure archeologa; ma, sempre per questa ragione, potrebbe esser considerata anche "diversamente archeologa", essendo pure storica. Di conseguenza la definizione di "topo da biblioteca" le va molto stretta, ed infatti chi la conosce sa quanto non le si addica. Laureata all'Accademia di Belle Arti a Firenze (e non solo), studiosa di arte ed in particolare di scultura, esperta di altorilievi e bassorilievi, il suo curriculum è molto ricco, ma per la curiosità dei nostri lettori preferiamo non raccontarvelo tutto in un colpo solo.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome