Il McDonald's di Zhaoyuan, nello Shandong, dove seguaci della setta "Chiesa di Dio Onnipotente" compirono un attentato nel 2014.

Qualche mese fa un articolo pubblicato dall’agenzia stampa DIRE offrì al lettore italiano il caso di una coppia di giovani cinesi, Marco e Vivien, fedeli della Chiesa di Dio Onnipotente e come tali “perseguitati” dalle autorità del loro paese. Di conseguenza, secondo il resoconto che hanno fornito alla giornalista autrice del pezzo e che viene riportato anche in un video, Marco e Vivien hanno scelto d’abbandonare il loro paese, la Cina, per fuggire in Italia e chiedere la protezione internazionale. Il problema, viene subito rimarcato dall’articolo, risiede proprio nella difficoltà d’ottenere tale garanzia giuridica nel nostro paese da chiunque dichiari d’essere stato vittima di persecuzione religiosa, contrariamente ad altre forme di persecuzione che invece permettono ai migranti una rapida e sicura accoglienza in Italia.

In effetti, com’è ben noto, in Italia gran parte dei migranti, provenienti in particolare dal Medio Oriente o dal Continente Africano, ottengono con relativa facilità l’asilo politico dichiarandosi come perseguitati per le loro idee politiche o persino per la loro omosessualità. Spesso e volentieri, però, si tratta solo di millantato credito bello e buono, dato che tali ragioni semplicemente non esistono venendo addotte unicamente per nascondere il ben più veritiero status di migranti economici, che però non frutta l’asilo politico. Di certo, dall’alimentare questa situazione d’ingannare le nostre istituzioni approfittando delle possibilità offerte dalla nostra legislazione, traggono vantaggio associazioni e cooperative di varia collocazione che, sull’accoglienza ai migranti, hanno spesso e volentieri costruito un vero e proprio business, molto lucroso.

L’estensione della normativa sulla protezione internazionale o l’asilo politico anche ai perseguitati per ragioni religiose, in Italia, potrebbe quindi garantire un intuibile incremento di questo business per coloro che già sono attivi nel campo dell’accoglienza ai migranti, e che infatti quando parlano di “accogliere” e “aprire porti e portoni” lo fanno non di rado in maniera più interessata che disinteressata.

Come riportato da Marco e Vivien nel video pubblicato da DIRE, “è perseguitata dal Partito Comunista Cinese che ha fabbricato delle dicerie contro la Chiesa e l’ha inserita nella lista delle sette, attribuendogli anche alcuni crimini”. La storia “preconfezionata” è quindi subito servita: dall’inizio del 2018 per volere del Presidente cinese Xi Jinping la situazione per le varie fedi e Chiese sarebbe drasticamente peggiorata, con un crescente clima di persecuzione a loro danno volto deliberatamente a “farle estinguere”. Fateci caso: è la stessa identica storia che sempre sentiamo raccontare ad ogni occasione, ogni qual volta venga tirato fuori un “testimone delle persecuzioni religiose in Cina”, a cominciare dai vari convegni e conferenze dove una tale “mascotte” non deve mai mancare, a dare manforte alle dichiarazioni del professore o dell’esperto di turno che ha appena tenuto una bella lezione sulla pericolosa “assenza di democrazia e diritti umani” a Pechino.

Nell’articolo si parla infatti apertamente della Cina come di “una seconda Corea del Nord”, e dell’importanza pertanto d’aiutare coloro che dal suo governo vengono perseguitati per ragioni religiose offrendogli, in primo luogo, l’asilo politico. In Italia sono al momento 839 i membri della Chiesa di Dio Onnipotente che ne hanno fatto richiesta: di queste 120 l’hanno già ottenuto, 317 sono state respinte e 402 sono ancora in attesa. A detta dei due testimoni e, più in generale, di tutti coloro che in Italia sostengono questa setta, l’iter dovrebbe essere sveltito e semplificato, perché essere rimpatriati significa “essere perseguitati. Non solo per la nostra fede, ma per tutte le religioni: buddisti, taoisti, le minoranze islamiche”, spiega Marco, “Sono stati arrestati ben 3 milioni di appartenenti della Chiesa islamica. Chi ha fatto ritorno è stato incarcerato, è morto o è sparito”. Da notare come, intelligentemente, venga fatto un riferimento ai musulmani che Pechino ugualmente starebbe ora reprimendo al pari degli adepti delle altre sette pericolose come Falun Gong e Chiesa di Dio Onnipotente. Questo tema, infatti, è oggi molto sentito nel dibattito pubblico e politico italiano sulla Cina e sulla sua presunta mancanza di rispetto per i diritti umani, e quindi conviene menzionarlo a chiunque abbia a cuore l’obiettivo di criminalizzare e delegittimare Pechino agli occhi della politica e dell’opinione pubblica del nostro paese.

Non a caso l’esempio che viene subito proposto per il nostro paese e per la sua legislazione è quello di due “democrazie anglosassoni” per eccellenza come Canada e Nuova Zelanda, note proprio per la loro natura ancellare verso la madrepatria Inghilterra, che nei confronti della Cina negli ultimi anni ha tradizionalmente un approccio poco benevolo (pur non chiudendosi, alla pari dell’Australia o degli Stati Uniti, alla possibilità di fare affari con essa, perché in ogni caso “pecunia non olet” e ben sappiamo quanto valga il profitto agli occhi del liberismo anglosassone, persino più venale di quello “latino” all’italiana): “Nuova Zelanda e Canada sono i Paesi che hanno maggiormente a cuore la questione dei diritti e sono molto rispettosi delle nostre problematiche con un 88% di riconoscimenti come rifugiati in Canada e 100% in Nuova Zelanda”.

E’ infatti importantissimo, a tal proposito, questo passaggio dell’articolo: “Sulle persecuzioni della Chiesa di Dio onnipotente in Cina più volte in Italia è intervenuto il Centro Lirec (Centro studi e ricerche sulla libertà di religione, credo e coscienza) diretto da Raffaella di Marzio che, in diversi interventi, di cui uno andato in onda sull’emittente Eastern Light, ha puntualizzato: “Il possesso di un passaporto non significa non essere perseguitati. Possedere un passaporto è una questione amministrativa e vuol dire semplicemente che il singolo non è schedato. E’ la sua Chiesa – come accade con la Chiesa di Dio Onnipotente in Cina – che è considerata ufficialmente una setta criminale dal Partito comunista cinese e quindi per quel cittadino e per la sua libertà di credo tornare in Cina vuol dire correre un grandissimo pericolo. In Europa si sa cosa succede in Cina- ha spiegato in quella e in altre occasioni la direttrice del Lirec- ma i governanti sono cauti e hanno difficoltà a fare dichiarazioni pubbliche contro il Governo cinese e ad accogliere questi richiedenti protezione internazionale,anche per i capitali che la Cina ha riversato in Occidente”.

Peccato solo per un piccolo dettaglio: Eastern Lightning, la TV che ha ospitato un’intervista alla direttrice del Lirec, è un canale televisivo ospitato nella piattaforma ultracristiana “Bright Star Christian TV”, facente capo proprio della Chiesa di Dio Onnipotente (che, in inglese, è nota in alternativa proprio come Eastern Light, neanche a farlo apposta!). “Lampo da Oriente” (“Eastern Lightning”) o “Chiesa di Dio Onnipotente” (“The Church of the Almighty God”) sono la stessa cosa, chiamata con due nomi diversi: un po’ come dire “telefonino” o “cellulare”, oppure “soldi” o “denaro”: sempre quella cosa è. Mentre il Lirec è un istituto che lavora sostanzialmente a stretto giro col già più volte nominato in altre occasioni CESNUR, sul cui netto sostegno alla Chiesa di Dio Onnipotente e la cui natura profondamente anticinese c’è ben poco da aggiungere. E anche il suo organo di stampa, Voci, non è infatti poi tanto dissimile da BitterWinter, megafono del CESNUR. Insomma, è come chiedere all’oste se il vino è buono.

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