Sui recenti e dolorosi fatti di Berlino possono e devono essere fatte una serie di riflessioni. Come sappiamo, al momento la polizia tedesca starebbe dando la caccia ad un tunisino di 24 anni, il cui documento d’espulsione è stato ritrovato sotto il sedile del camion coinvolto nell’attentato al mercatino di Natale. Il suo nome potrebbe essere Anis Amir, ma al momento le autorità ci tengono a mantenere la massima riservatezza. Fonti giornalistiche asseriscono che l’attentatore sarebbe comunque noto anche con altri due nomi. Secondo Sueddeutsche Zeitung, che riporterebbe fonti delle autorità, Anis sarebbe “arrivato in Italia nel 2012”, per poi aver raggiunto la Germania tre anni dopo, nel 2015. Già un anno dopo, nel 2016, Anis risultava soltanto “tollerato”.

Nel frattempo si fa sempre più chiara la dinamica dell’attentato. L’autista polacco, inizialmente considerato come uno degli attentatori, in realtà si sarebbe opposto alle intenzioni stragiste di Anis, pagando con la vita. Fino all’ultimo avrebbe tentato di fermare l’attentatore, mentre il camion già invadeva un marciapiede nei pressi della Chiesa del Ricordo. Il titolare della compagnia di trasporti dove lavorava il trentasettenne polacco, suo cugino, ha detto piangendo che “era un bravo ragazzo”. Adesso Anis, datosi subito dopo alla fuga, potrebbe già trovarsi fuori dai confini tedeschi. 12 morti e 48 feriti è il bilancio attuale della strage.

L’agenzia stampa dell’ISIS, Amaq News Agency, ha intanto rivendicato l’attentato chiamando Anis un “soldato dello Stato Islamico”, ed aggiungendo che questa “è una vendetta per gli attacchi in Siria”. Il messaggio, tuttavia, sembra contenere molto più che questo: le sue parole, infatti, hanno tutto l’aspetto di una sorta di “richiamo all’ordine” rivolto dai vertici del Califfato ai governi europei ed occidentali. Lo si potrebbe leggere così: “Se continuerà l’attacco russo e siriano contro di noi, vi ritroverete a pagare un crescente prezzo di sangue, fatto di stragi ed attentati. Se non volete questo, allora impegnatevi a fermare Putin ed Assad, e a consentire la nostra sopravvivenza”.

Ma, indubbiamente, vi è anche un’altra chiave di lettura: quella di voler far credere al pubblico occidentale e cristiano che l’Islam gli abbia dichiarato guerra e che voglia la sua rovina. Da questo punto di vista, l’aver scelto di compiere un attentato proprio mentre s’avvicina il Natale, in un mercatino natalizio, e nel cuore dell’Europa, è un fatto profondamente significativo. L’obiettivo è anche quello di voler far credere, non soltanto al pubblico occidentale ma anche ai musulmani del Medio Oriente e dell’Europa, che l’unico vero Islam sia quello incarnato dall’ISIS: una visione, come sappiamo, estrema e del tutto in collisione con l’Islam tradizionale, impregnata di wahabismo. Dunque lo scopo di questi attentati è anche quello di creare ed alimentare il famigerato “scontro di civiltà”, la lotta senza quartiere fra Cristianesimo ed Islam, fra Occidente e Medio Oriente. È una trappola in cui è bene non cadere, non fosse altro perché i soldati siriani e di Hezbollah che oggi lottano contro l’ISIS ed al-Nusra sono in realtà anche loro musulmani, così come musulmano è lo stesso Assad. I terroristi giocano anche sul fatto che, nel terrore generale, si perdano di vista anche questi dettagli tutt’altro che insignificanti.

Nel frattempo, a Berlino, continua ancora a risultare dispersa la trentunenne Fabrizia Di Lorenzo, di cui al momento è stato solo reperito il cellulare, che giaceva abbandonato sul luogo dell’attentato e che è stato recuperato e consegnato alle forze dell’ordine da un ragazzo. La madre ed il fratello di Fabrizia nel mentre hanno già raggiunto Berlino per sottoporsi ai test del DNA. Pare, tuttavia, che anche altri due italiani siano rimasti coinvolti nell’attentato, sebbene senza riportare gravi ferite.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ed il Presidente francese François Hollande hanno avuto un colloquio telefonico dopo l’attentato, in cui hanno concordato sul fatto che “la lotta senza tregua contro il terrorismo non debba intaccare né i valori né lo stile di vita scelto dalle democrazie”: quest’ultimo bagno di sangue, dunque, non avrebbe avuto come effetto quello d’allineare Berlino e Parigi a Mosca nella lotta all’ISIS e men che meno a condividere le modalità di quest’ultima nella sua lotta al terrore. Questo per i terroristi può già essere motivo di cauta soddisfazione. I due leader hanno però dichiarato di voler attuare “la piena mobilitazione dei servizi francesi e tedeschi per lottare contro il flagello del terrorismo e per l’attuazione delle misure decise al livello europeo”. Vladimir Putin, in ogni caso, ha immediatamente dichiarato come “il crimine commesso contro i civili sconvolge per la sua crudeltà e il cinismo”.

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