Lunedì 27 febbraio il ‘Corriere della Sera’ ha pubblicato un articolo di Milena Gabanelli dal titolo “Non tassate gli automi (ma le società hi-tech)”, che trae spunto dalla seguente affermazione di Bill Gates: “Ogni “robot” sostituisce un lavoratore, che, presumibilmente, ha uno stipendio di 50.000 dollari l’anno, su cui versa le tasse. Questo provoca una mancata fiscalità, che va recuperata tassando il robot, le aziende che lo costruiscono e quelle che lo installano, per destinarla ai sussidi della gigantesca disoccupazione che si verrà a creare”.

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Ci vogliamo soffermare sul titolo del pezzo della Gabanelli, che non ha scelto lei, almeno così speriamo e crediamo, ma un titolista: ci sembra di riconoscervi ciò che Sigmund Freud avrebbe definito “Witz”. Nel 1905 il padre della psicanalisi pubblicò difatti Der Witz und seine Bezierhung zum Unbewussten, che verrà poi tradotto in italiano come “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio”.

Nell’opera si distingueva tra le battute innocenti e quelle tendenziose, dove il motivo esplicito è provocare la risata, ma ne esiste un altro inconscio: dare sfogo all’espressione di bisogni rimossi, legati di solito all’oscenità o all’aggressività. In questo caso potremmo essere di fronte ad un istinto aggressivo, diretto verso i disoccupati e agli sfruttati, in linea con la violenza economica che caratterizza sempre più il mondo del lavoro, senza peraltro alcuna ammissione da parte di chi la esercita: sono solo i critici dell’assetto sociale esistente a denunciarla.

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Non siamo in grado di fornire un’interpretazione diversa della scelta di un titolo così scherzoso, per un pezzo del tutto serio. Sempre che il titolista non fosse convinto che i robot possano ricevere uno stipendio. L’autrice fa meritoriamente notare che “Se negli anni Ottanta si fosse pensato di tassare i pc e i relativi software, che hanno cancellato dalla faccia della terra milioni di impiegati, lo sviluppo informatico sarebbe stato rallentato, e la Microsoft di Bill Gates probabilmente non sarebbe quella che è oggi”, quando però conclude che “a distanza di anni si è visto che, essendosi creata la necessità di nuove competenze, i nuovi posti di lavoro hanno superato quelli perduti”, rimaniamo davvero perplessi: la disoccupazione dagli anni ottanta ad oggi è aumentata.

Se gli automi suscitano fantasie e riflessioni di estremo interesse, dal punto di vista delle vittime della violenza economica non presentano nessuna differenza rispetto a ogni tecnologia che permetta di compiere un lavoro risparmiando sulla manodopera: la maggiore ricchezza prodotta per unità di tempo di lavoro effettuato potrebbe andare a vantaggio di tutti, come vuole chi propone l’istituzione di un reddito di cittadinanza, oppure va a vantaggio del capitale, com’è accaduto finora.

La regola generale è che la tecnologia è tassata molto meno se è utile ad aziende di grandi dimensioni, di più se lo è alle piccole e medie imprese, come sanno i padroni delle fabbriche costretti a svenarsi per pagare le tasse sui macchinari o, più banalmente, i gestori di bar e ristoranti che devo pagare una tassa sui frigoriferi.

Se i nuovi ‘robot’ fossero invece come quelli descritti dalla fantascienza, dovremmo sperare nel loro avvento. Delle ‘Tre leggi della robotica’ proposte da Isaac Asimov, la prima e più importante recita: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno”.

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