denis verdini

Dal Patto del Nazareno al Patto di Dumbo. È questa la nuova evoluzione dei centristi e moderati d’Italia, con un unico comun denominatore: Denis Verdini.

Due giorni fa il vicepremier e leader leghista Matteo Salvini è stato visto mano nella mano alla prima del film Dumbo, rivisitazione di Tim Burton del celebre capolavoro Disney, con la figlia di Verdini, Francesca, 26 anni.

Potrebbe sembrare una vicenda di gossip come un’altra se non fosse che il banchiere fiorentino, padre della ragazza, ha sulle spalle qualche condanna per truffa, bancarotta e finanziamento illecito, legami con logge massoniche (condannato per i legami con la cosiddetta P3) ed è stato uno dei maggiori esponenti di Forza Italia, prima di diventarne coordinatore nazionale nel 2008. Da centrista, con l’ascesa di Matteo Renzi nella politica italiana, Verdini è stato anche un sostenitore dei governi di centrosinistra, caldeggiando il celebre Patto del Nazareno siglato nella sede storica del Partito Democratico tra l’ex segretario dem e l’avversario storico del centrosinistra italiano, Silvio Berlusconi.

Denis Verdini è infatti amico della famiglia Renzi sin dai tempi della Società Editoriale Toscana, con la quale il padre di Renzi, Tiziano, collaborava per la distribuzione. A suo dire erano soprattutto i suoi figli a frequentare Renzi figlio, ma le inchieste svolte da Davide Vecchi su Renzi e il suo giglio magico svelano come quella tra l’ex premier fiorentino e il banchiere suo concittadino era una vera e propria affinità elettiva. Verdini non solo aveva fatto conoscere Renzi a Silvio Berlusconi già nel marzo del 2005, quando l’attuale senatore PD era Presidente della Provincia di Firenze, ma si era spinto oltre: Verdini aveva puntato tutte le proprie fiches su di lui fino a spingersi a sostenerlo, prima alle elezioni amministrative di Firenze, poi stando alla ricostruzione del giornalista de Il Fatto Quotidiano anche alle primarie del PD nel 2012, con tanto di bozza di programma, un programma che potesse piacere anche a Forza Italia.

Qui la faccenda si complica perché proprio l’ascesa di Salvini come leader della Lega è dovuta alla convinzione con la quale lui stesso aveva negato ogni apertura ai transfughi del centrodestra come Alfano, Verdini e Fini. Una piccola indagine di Giornalettismo ha ricordato come Salvini avesse dedicato a questi tre esponenti politici parole tutt’altro che dolci nel recente passato: “Mi fanno schifo i traditori” aveva scritto su facebook nel 2015 l’attuale vicepremier e Ministro dell’Interno.

Che nella politica italiana sia nata una storia d’amore all’altezza della shakespeariana Giulietta e Romeo lo dubitiamo fortemente. Del resto è noto come certe coppie e certi amori nascano e finiscano ad uso mediatico. Se la storia con la Isoardi era un’operazione simpatia che ha fatto guadagnare ad entrambi le copertine delle riviste di gossip o di approfondimento, la nuova love story di Salvini potrebbe nascondere ben altro che del semplice romanticismo.

Le relazioni intessute dal segretario della Lega con la famiglia Verdini sono del resto sovrapponibili alla strategia perseguita dal Carroccio sin dalle elezioni politiche dello scorso anno. La nuova Lega di Salvini, malgrado l’alleanza con un movimento che rompe con la tradizione politica della Seconda Repubblica come il Cinquestelle sembra quella più naturale ad un partito a chiara vocazione populista e sovranista quale vorrebbe essere, continua a costituire cartelli elettorali con i partiti di centrodestra, che non hanno lesinato critiche e ostruzionismo nei confronti di quello che dovrebbe essere un loro alleato al governo.

Del resto mentre si prova a fare il cosiddetto “governo del cambiamento” con Di Maio, Giorgetti fa di tutto per rompere il patto con quello che è l’altro dei due soci di maggioranza del governo Conte. È chiaro che il Carroccio con il vento in poppa del consenso popolare e dei sondaggi voglia portare dei risultati a casa. Se si votasse in questo momento la Lega potrebbe aspirare a governare senza compromessi con un movimento che è al di fuori dalla tradizione del centrodestra italiano.

Per farlo ha però bisogno dei suoi tradizionali alleati, con i quali già lo scorso anno si è aggiudicato molti dei seggi uninominali in palio e i quali, a differenza di Di Maio e compagni, reciterebbero il ruolo di soci di minoranza del governo: per Berlusconi l’interesse principale sarebbe quello di poter agire in posizione privilegiata ed evitare guai al suo impero economico, mentre la Meloni avrebbe l’opportunità di dare lustro al suo partito assicurandosi qualche poltrona, un grande risultato per un partito che si aggira attorno al 4% su scala nazionale.

Le numerose vittorie ottenute dalla Lega alla guida delle coalizioni di centrodestra nelle elezioni regionali ed amministrative che hanno seguito il voto del 4 marzo 2018 hanno ingolosito senza dubbio i suoi vertici. Il centrodestra in caso di ritorno alle urne dovrebbe avere stavolta la forza di portare a casa una vittoria netta, che le consenta di formare una maggioranza di governo autonoma. Una delle vie percorribili sarebbe quella di allargare il centrodestra ad altre liste, una via che prevede l’inclusione di personaggi come appunto Verdini, o magari la Lorenzin, che era presente, guarda caso, alla prima di Dumbo, dove Salvini ha svolto la sua prima uscita pubblica con la sua nuova fiamma.

Premesse del genere potrebbero portare a scenari tutt’altro che tranquilli nei prossimi mesi. La Lega sente di avere il coltello dalla parte del manico e potrebbe forzare alcune scelte del governo anche a discapito del famoso contratto stipulato tra Salvini e Di Maio. Una forzatura politica del genere potrebbe tuttavia costituire un boomerang per la Lega, che da un anno a questa parte sembra al punto di staccare la spina all’attuale esecutivo, ma evita accuratamente di farlo. Come insegna l’antico gioco degli scacchi la minaccia di una mossa è molto più efficace della mossa stessa e a Via Bellerio sembrano aver capito le potenzialità del “centrismo” fra un polo e l’altro.

Un ritorno alle urne a breve, magari inglobando nella coalizione di centrodestra faccendieri e doppiogiochisti, uomini tutt’altro che assimilabili all’idea di populismo che ha abbracciato da tempo il Carroccio, potrebbe favorire paradossalmente più il Cinquestelle che la Lega, il movimento guidato da Di Maio, Grillo e Casaleggio, avrebbe gioco facile nel bollare il centrodestra come un listone di uomini della cosiddetta “Casta” e facendo di Salvini il maggiore esponente dei poteri forti che hanno cambiato bandiera, dopo aver sostenuto per anni Renzi e il Partito Democratico.

La Lega è pronta a correre un tale rischio? Intanto, cari Matteo e Francesca, auguri e figli maschi!

 

 

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