E’ diventato ormai un appuntamento fisso, il convegno economico annuale “Euro, mercati, democrazia” organizzata dall’associazione Asimmetrie fondata da Alberto Bagnai. Arrivato alla quinta edizione, il Convegno di quest’anno intitolava C’è vita fuori dall’euro (!/?)”.

Nella cornice di Montesilvano, splendida località balneare nel pescarese, anche quest’anno, sono intervenuti diversi ospiti ed esperti di caratura internazionale. Tra questi, Roger Bootle, economista britannico esperto di macroeconomia, ha lavorato per diverse banche d’affari nella City di Londra, è attualmente il Direttore amministrativo di Capital Economics, una società di consulenza e ricerca economica con sede a Londra. Nel 2012, Capital Economics ha vinto il Wolfson Economics Prize per la miglior proposta su come disgregare in modo sicuro l’Eurozona.

Nel suo intervento Bootle spiega i motivi che hanno spinto il Regno Unito ad entrare nell’Unione Europea e quelli che l’hanno spinto ad uscirne con la Brexit.

 

Dice Bootle che l’Italia è stata coinvolta fin dall’inizio nello spirito che ha costituito il progetto dell’Unione Europea, con la Conferenza di Messina del 1955. Questo però non si può dire per il Regno Unito, che ha aderito al progetto solo più tardi. Perché il Regno unito è rimasto in una posizione più marginale? Perché a differenza dell’Italia, i britannici non hanno mai messo in dubbio, e quindi riformato, le loro istituzioni alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il Regno Unito è entrato nel progetto europeo solo negli anni ’70, in un periodo di grandi dubbi, anni negativi. A quel tempo, Paesi come l’Italia sembravano essere Paesi di successo, con una crescita fantastica, per questo le élites britanniche hanno pensato che “se non si può sconfiggere una forza, bisogna aderire a questa forza”. Quindi il Regno Unito ha aderito proprio per questioni economiche.

Passati gli anni, le ambizioni politiche dell’Unione Europea sono diventate chiare. Più persone hanno cominciato a preoccuparsi del coinvolgimento del Regno Unito nella UE, complice anche il cambiamento in negativo delle condizioni economiche all’interno dell’Unione.

Il Regno Unito ha fatto anche parte del Meccanismo di Scambio Europeo (ossia lo SME) e lo sganciamento dal sistema di cambi fissi nel ’92 dopo la speculazione di Soros. L’establishment del Regno Unito, in realtà, voleva rimanere a far parte di questo sistema di scambio ma sono stati costretti a uscire.

Fu un’uscita molto traumatica: i tassi di interesse aumentarono fino al 50%, c’erano persone che andavano a consegnare le chiavi degli immobili acquistati alle agenzie interessate perché non riuscivano a sostenere una situazione simile, ma dopo qualche mese le condizioni migliorarono e nell’arco di un paio di anni l’economia riprese velocemente tanto che il “black wednesday” fu rinominato prima “white wednesday” e successivamente “gold wednesday” tanto fu favorevole per l’economia l’uscita del Regno Unito dalla trappola europea.

Poi è arrivato l’Euro. Anche nel Regno Unito la propaganda europeista è stata molto forte: dicevano che l’economia sarebbe crollata, che il settore dell’automotive sarebbe entrato in crisi, che la City di Londra si sarebbe spostata tutta a Francoforte. Invece, rimanendo fuori dall’Euro, Londra è diventato il centro commerciale e finanziario dell’Europa.

Ci sono stati due momenti fondamentali in cui l’Unione Europea ha sbagliato: l’ampliamento dell’Unione verso l’Europa dell’Est e l’Euro. Si è pensato che l’Unione potesse essere gestita nella stessa maniera di come era stata gestita fino 1997 e questo è stato un grande errore. Ma l’errore più grande è stato l’Euro. L’Euro è stato la ferita maggiore che è stata inflitta all’Europa.

Tutti dicevano che bisognava avere una moneta comune, ma questo si è rivelato un disastro. Tutte le élites europee, in particolar modo quella francese, non hanno capito proprio questo. Essi pensavano che il prestigio tedesco derivasse dal Marco tedesco e invece non era questo il motivo. In realtà, la moneta tedesca ci permetteva di rimanere competitivi perché una moneta così forte avvantaggiava i nostri scambi. Con l’Euro la situazione si è ribaltata: l’Euro ha permesso alla Germania di garantirsi la creazione di una domanda di prodotti tedeschi. Un’unione monetaria composta da aree economiche non omogenee ha portato alla ricetta della deflazione.

Il progetto europeo è iniziato ad andare male fin dall’inizio, nelle motivazioni del Trattato di Roma del 1957, nelle idee, proprio là sono nati i problemi. Sbagliata era la fissazione sulle dimensioni: noi, l’Unione Europea, dovevamo essere grandi come gli Stati Uniti e come l’Unione Sovietica sennò ci avrebbero calpestato. Inoltre c’era l’idea dell’uniformare, del rendere tutto uguale, idea sbagliata perché la diversità e la concorrenza, anche tra governi, sono valori positivi. L’Unione Europea è stato un progetto calato dall’alto, una vision burocratica, e tutto questo ha contribuito alla disfunzione europea.

Tra il fenomeno Brexit e il fenomeno Trump ci sono molte cose in comune. Si è detto che entrambi sono scaturiti dalla protesta contro la globalizzazione. In realtà, Brexit proviene dal rifiuto del progetto imperiale dell’Unione Europea. A Bruxelles dicono che il Regno Unito non abbandonerà l’Unione Europea ma questo è impensabile: i britannici hanno votato per l’uscita e così sarà.

C’è stato poi il caso della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia che ha detto che il Governo non può attivare l’art.50 del Trattato di Lisbona senza consultare prima il Parlamento. E’ risaputo che la maggioranza dei parlamentari sono contrari al Brexit, ma sovvertire le sorti del referendum sarebbe profondamente sbagliato e i britannici non sarebbero contenti. Per questo, in ogni caso, il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea.

Molti sostengono che sia fondamentale rimanere nel mercato unico. In realtà, un mercato unico non è poi così importante per due ragioni: innanzitutto, di tutti i Paesi del mondo, tutti quelli che non fanno parte di un mercato unico riescono a far andare bene le cose, basta pensare agli Stati Uniti. Il mercato unico può diventare una barriera. Il secondo motivo è che non è vero che grazie alla libertà di movimento e in assenza di controlli alle frontiere, ci sia davvero crescita economica. Lo dimostrano Italia e Grecia.

Il discorso si conclude con un pensiero al futuro dell’Europa: I Paesi dell’Unione Europea dovrebbero coalizzarsi come free trade, sul modello dei Trattati tipo NAFTA, come cooperazione e amicizia economica, ma non come unione fiscale, politica e monetaria.

Marco Muscillo.

 

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