Camera dei Deputati

Quello del Rosatellum bis a detta del segretario del Partito Democratico Matteo Renzi dovrebbe essere l’ultimo tentativo per emanare una riforma della legge elettorale che abbia il consenso della maggioranza della Camera.

A differenza della prima versione della legge elettorale che porta la firma di Ettore Rosato, la seconda ha il consenso dell’alleato della maggioranza di governo Angelino Alfano. La precedente versione del Rosatellum prevedeva uno sbarramento al 5% che non faceva dormire sogni tranquilli ai centristi di Alternativa Popolare.

Favorevoli alla nuova legge si sono detti la Lega Nord di Matteo Salvini e in generale tutto il centrodestra, con Silvio Berlusconi che sembra particolarmente favorito dall’eventuale ritorno delle coalizioni e dai correttivi maggioritari, che costringerebbero il centrodestra a viaggiare unito e non dare troppo spazio alla leadership del segretario leghista.

La riforma depositata il 22 settembre in Commissione Affari Costituzionali ha tuttavia ricevuto il forte dissenso del Movimento 5stelle che si sente danneggiato da un sistema fatto di coalizioni che potrebbero ostacolare il movimento soprattutto nella parte maggioritaria con i collegi uninominali.

Malumori anche in casa del centrosinistra dove Mdp è diviso sula valutazione della riforma, che li costringerebbe a fare una scelta difficile tra l’alleanza con Sinistra Italiana (una coalizione dei gruppi a sinistra del Pd con lo sbarramento al 10% potrebbe rappresentare il rischio di non entrare in Parlamento) o un’alleanza forzata con il Pd di Renzi.

Il Rosatellum bis ha dunque ampi consensi anche dalle opposizioni e niente questa volta fa prevedere un fallimento della riforma nel passaggio alle due camere, ma le sorprese sono sempre in agguato nel segreto dell’Urna. Come si andrebbe al voto se il Rosatellum bis non dovesse essere approvato?

La legge elettorale attuale

La legge elettorale in vigore per la Camera dei Deputati è ad oggi l’Italicum, che emendato dalla sentenza del 25 gennaio 2017 della Corte Costituzionale prevede per la Camera 100 collegi uninominali con due preferenze di genere (alternanza di una donna e un uomo) e il premio di maggioranza del 55% dei seggi (340) per la lista che ottiene il 40% del premio di maggioranza. Lo sbarramento è fissato invece al 3%.

Per il Senato invece la legge elettorale in vigore è il cosiddetto “Consultellum”, così denominato in seguito alla sentenza della Consulta che ha emendato la Legge Calderoli, il cosiddetto “Porcellum”, dichiarandola incostituzionale in alcuni suoi punti.

Il Senato è eletto su base regionale, dove ognuna delle circoscrizioni ha diritto ad eleggere per Costituzione (art. 57) un numero di seggi proporzionale alla popolazione non inferiore a sette, con l’eccezione di Val d’Aosta, Molise e la circoscrizione Estero, che ne eleggono rispettivamente uno, due e sei.

I seggi sono ripartiti alle liste che ottengano almeno l’8% delle preferenze su piano regionale. Per le coalizioni invece è previsto uno sbarramento al 3% per le liste che appartengano alle coalizioni che abbiano ottenuto almeno il 20% delle preferenze.

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