legge elettorale

Regge l’intesa tra Pd, M5s, Fi e Lega sulla legge elettorale. Via i capilista blindati e le pluricandidature. Accordo raggiunto anche sulla riduzione dei collegi e sulle maggiori garanzie sulle quote rosa.

La commissione Affari costituzionali continua ad esaminare emendamenti e subemendamenti. Nella nuova formulazione c’è un rafforzamento dell’elemento maggioritario. In ciascuna circoscrizione saranno eletti prima i vincitori dei collegi, solo dopo i nomi inseriti nel listino bloccato. Convergenza anche sull’emendamento Ferrari che riduce i collegi uninominali, portandoli da 303 a 225.

Una riproposizione, in buona sostanza, dei collegi senatoriali previsti dal vecchio Mattarellum che assicurerà ai vincitori dell’uninominale un seggio in Parlamento. Naturalmente questo porterebbe un simmetrico aumento degli eletti con i listini proporzionali che salirebbero da 303 a 374.

I partiti più piccoli sono sul piede di guerra. Accordo anche su rispetto della parità di genere dei capilista e alternanza di genere nel listino, con un rapporto 40-60 dei capilista. Ribadito il no al voto disgiunto.

Lo chiamano “tedesco” ma le differenze con il sistema elettorale usato in Germania non sono poche. Nel paese della Merkel i candidati dell’uninominale hanno il posto garantito in Parlamento, a prescindere dal risultato della parte proporzionale. Il Bundestag non ha un numero fisso di deputati. Da noi, invece, il numero di parlamentari è fissato dalla Costituzione. In ogni collegio ci saranno candidati uninominali e in ogni circoscrizione, composta da decine di collegi, in proporzione alla popolazione, un listino bloccato.

L’altra grande differenza con il modello tedesco è il divieto di voto disgiunto, ovvero la possibilità di scegliere un candidato nel collegio uninominale diverso dal partito scelto per la parte proporzionale. Ancora da definire la questione delle firme necessarie per presentare le liste elettorali che “saranno oggetto di complessiva revisione”.

Mentre i “quattro” esprimono soddisfazione e stringono i tempi, dal palco del Festival dell’economia di Trento, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, raffredda gli entusiasmi.

“Credo che i mercati dicono: fate una riforma e mettetela in chiaro, per ora non la capiamo e sono nervosi. Adesso le difficoltà più grosse possono essere sul piano delle riforme”, sottolinea Visco.

Il governatore, in un passaggio del suo intervento, ha ricordato come l’Italia abbia beneficiato di un’economia in crescita con una legge elettorale basata sul sistema proporzionale.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica