Il 4-4-2 (1966-oggi):

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta il Sistema entrò in una crisi irreversibile, particolarmente colpita fu ovviamente la nazione calcistica che brevettò quel modulo e cioè l’Inghilterra. A differenza degli odiati tedeschi però i sudditi di Sua Maestà decisero di adottare la zona sul modello delle squadre sudamericane. Restava un problema di base: il 4-2-4 sudamericano mal si adattava al calcio fisico d’oltremanica e fu per questo motivo che alcuni tecnici britannici decisero di cambiare le carte in tavola per adattarsi alle peculiari caratteristiche dei propri atleti, nacque così il 4-4-2.

Nascita del 4-4-2, the “wingless wonder” (Inghilterra 1966)

Fu così che alla vigilia dei mondiali del 1966, Il Ct della Nazionale inglese Alf Ramsey, schierò la sua squadra con un inedito sistema di gioco che rinunciava totalmente al gioco sulle fasce e faceva affidamento sulle percussioni e gli sfondamenti per vie centrali. Già qualche anno prima il Ct inglese aveva già pensato a tagliare l’ala sinistra, sostituita da un mediano puro come Peters, mentre alla vigilia dei mondiali del 1966 arrivò addirittura a tagliare l’ala destra che fu sostituita da un centrocampista tuttofare come Ball abile nelle due fasi. In difesa i due centrali (Jack Charlton e Moore) giocavano a zona mentre i due terzini Wilson e Cohen avevano il compito di trasformarsi in ali aggiunte in fase offensiva. Il centrocampo vantava al centro due soli elementi: un mastino dedito alla marcatura dell’avversario più pericoloso come Stiles e un incursore universale box to box come Bobby Charlton, la stella della squadra. Tagliate definitivamente le due ali l’attacco contava due punte, le due classiche torri tipiche del calcio inglese (Hurst e Hunt). In fase difensiva la squadra giocava con tre linee perfettamente parallele: quattro in difesa, quattro a centrocampo e due in attacco mentre una volta conquistato il pallone in mezzo al campo spesso si formava un rombo con i due terzini che andavano al cross sovrapponendosi spesso alle due finte ali, fu proprio per questo motivo che la nazionale che vinse i mondiali casalinghi del 1966 fu ribattezzata The Wingless Wonder, la “meraviglia senza ali”.

Il 4-4-2

Sviluppo del 4-4-2, il “pass and move” 

Dopo il successo ai mondiali del 1966 il 4-4-2 diventò pian pianino il sistema di gioco di riferimento dei club britannici, anche se lo schieramento fu un po’ rettificato cambiato rispetto a quello messo in campo da Ramsey. Sulle fasce infatti ricomparvero le ali, anche se l’ala destra continuava ad avere compiti più difensivi rispetto a quella sinistra che a tutti gli effetti si trasformava in un attaccante aggiunto muovendosi in diagonale. Nell’ultimo lustro degli anni Settanta il 4-4-2 visse il suo periodo d’oro grazie ai successi in Coppa Campioni dei club inglesi come il Liverpool ed il sorprendente Nottingham Forest. L’allenatore del Liverpool Bob Paisley, influenzato dal calcio totale olandese, teorizzò il cosiddetto pass and move cioè una versione più fisica ed essenziale del calcio totale che utilizzava come sistema di gioco il 4-4-2 in linea e non il 4-3-3 come i club olandesi.

Il primo 4-4-2 ideato da Alf Ramsey

 

Il “quadrato magico” di Brasile e Francia

Nel corso degli anni Ottanta fu sperimentato anche un particolare 4-4-2 con il centrocampo disposto a quadrilatero come il famoso Brasile del 1982 o con un rombo molto “fluido” come la Francia campione d’Europa nel 1984. Caratteristica di questo sistema di gioco era il continuo movimento a turbine dei quattro centrocampisti (o quadrado magico Falcão-Cerezo-Socrates-Zico per il Brasile e le carré magique Fernandez-Giresse-Tigana-Platini per la Francia) che con il loro palleggio orizzontale dovevano cercare di aprire le maglie difensive avversarie.

Il Brasile del 1982

La rivoluzione sacchiana e l’apoteosi del 4-4-2

Il 4-4-2 conobbe la sua fama universale grazie alla sua particolare interpretazione data sul finire degli anni Ottanta dal tecnico del Milan Arrigo Sacchi.

Egli seppe unire e miscelare sapientemente pressing, difesa a zona con applicazione sistematica del fuorigioco, squadra corta, gioco collettivo: ne uscì un ibrido tra il 4-4-2 in linea che si formava in fase di difesa e il 4-4-2 a rombo o addirittura a quadrato che si formava in fase offensiva. Nella formazione schierata da Sacchi il 4-4-2 era però solo nominale perché tutti i dieci giocatori dovevano muoversi in continuazione: la difesa magistralmente guidata da Baresi applicava sistematicamente il fuorigioco ed il fallo tattico (novità assoluta), i due terzini Tassotti e Maldini si sovrapponevano in catena con gli esterni Colombo e Donadoni, quest’ultimo in particolare era il giocatore chiave del 4-4-2 sacchiano perché si spostava come una mina vagante su tutto il fronte offensivo. In fase difensiva grandi attaccanti come Van Basten erano costretti ad un grande lavoro di pressing sui difensori avversari.

Milan 1988-1989
Milan 1988-1989

 

Apogeo e declino repentino del 4-4-2

La rivoluzione apportata da Sacchi conteneva in sé però alcuni pericolosi effetti collaterali. Il 4-4-2 sacchiano andava particolarmente a nozze contro squadre schierate a Catenaccio con reparti lunghi e ruoli molto canonizzati e tradizionali. Per anestetizzare il 4-4-2 del Vate di Fusignano bisognava infatti, che anche l’altra squadra si disponesse a specchio con difesa altissima, pressing e reparti cortissimi schierati a linee parallele. Così, a causa dell’eccessivo tatticismo, il 4-4-2 in linea si separò definitivamente da quello a rombo: i movimenti in fase offensiva divennero sempre più semplici e meccanici a causa dell’eccessivo traffico a centrocampo. Il calcio divenne quindi sempre più atletico e arido di geometrie come quello praticato dalla versione post sacchiana del Milan guidato da Fabio Capello dove i movimenti senza palla dei giocatori erano più canonici e le letture di gioco molto più facili da interpretare.

Un confronto tra il Milan di Sacchi e quello di Capello

Il 4-4-2 oggi i casi Ranieri e Simeone

Oggi il 4-4-2 è stato seriamente messo in crisi dall’avvento di sistemi di gioco più flessibili e duttili che assomigliano ad un 4-5-1. Tuttavia negli ultimi anni il modulo ha conosciuto una sorta di revival grazie ai successi inaspettati di squadre come il Leicester di Ranieri o l’Atletico Madrid di Simeone, squadre che hanno saputo sopperire alla carenza di talento con un’organizzazione difensiva e di occupazione degli spazi da manuale. Sarà infatti un modulo antiquato, demodé per alcuni ma il 4-4-2 continua ad essere in assoluto il sistema di gioco che copre al meglio gli spazi in fase difensiva.

Riferimenti bibliografici: Tattica: Principi Idee, Evoluzione (Francesco Scabar 2015)

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