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Guardiola e Mourinho nel 2010: due modi opposti di intendere il 4-5-1

Il 4-5-1 (1978-oggi)

Come abbiamo visto nelle scorse puntate la genesi del 4-3-3 e del 4-4-2 va ricondotta agli Anni Sessanta con l’irrompere in Europa del calcio atletico.

Negli Anni Novanta il calcio atletico tocca il suo zenit: squadre zeppe di fuoriclasse si affrontavano in venti metri di campo formando gigantesche “tonnare”. Lo spettacolo ovviamente ne risentì perché il calcio si era trasformato in una sorta di rugby giocato con i piedi. Normale che in questa situazione le squadre più penalizzate fossero quelle latine che hanno sempre fatto del palleggio e della tecnica la propria caratteristica principale.

Fu proprio dalla penisola iberica e dalla Francia che iniziò una grandiosa rivoluzione tattica che portò alla nascita di sistemi molto flessibili come il 4-2-3-1, il 4-1-4-1, il 4-3-2-1. Tutti questi sistemi di gioco hanno comunque alcuni comuni denominatori: una linea di quattro difensori, un centrocampo molto folto con cinque elementi ed un solo attaccante. Ecco perché ci sembra corretto parlare di 4-5-1.

I primi esperimenti, l’Olanda del 1978

Per trovare per la prima volta il termine 4-5-1 dobbiamo però tornare indietro al 1978 quando il CT dell’Olanda Ernst Happel, per ovviare all’assenza alla rassegna mondiale della sua stella Johann Crujiff, sperimentò un 4-3-3 con un centrocampo molto folto che doveva coprire la linea difensiva a quattro. Il tecnico austriaco parlò per la prima volta di “ali/terzini”, anche se questa trovata tattica non ebbe un grandissimo seguito: per almeno due decenni infatti il 4-5-1 restò l’interpretazione in chiave difensiva del 4-3-3.

Il 4-2-3-1

Un modulo camaleontico

Per 4-5-1 moderno possiamo definire una lunga serie di moduli in serie numerica che i media, facendo non poca confusione, definiscono come 4-2-3-1, 4-3-2-1, 4-1-4-1, 4-4-1-1 e che possiamo definire come una sorta di “fusione” tra il 4-3-3 ed il 4-4-2.

La caratteristica principale di questo nuovo modulo è la presenza di un’unica punta e di un centrocampo folto posto però su due linee parallele: i centrocampisti vengono infatti suddivisi in offensivi e difensivi per garantire più giocate tecniche, triangolazioni strette ma allo stesso tempo meno pressing e spazio da percorrere. Possiamo avere quindi due centrocampisti difendenti e tre offendenti (nel 4-2-3-1), tre centrocampisti difendenti e due offendenti (nel 4-3-2-1) oppure addirittura un solo centrocampista difensivo e quatto offensivi (nel 4-1-4-1).

L’unico attaccante deve principalmente creare scompiglio tra i centrali difensivi avversari, ed ha mansioni totalmente diverse rispetto alla punta centrale tipica del 4-4-2 o del 4-3-3: se quest’ultimo doveva essere un mero finalizzatore della manovra dovendo saper sfruttare il cross e gli sfondamenti degli esterni, l’unico attaccante del 4-5-1 ha compiti più di manovra dovendo favorire soprattutto gli inserimenti dei centrocampisti offensivi oppure il tagli degli esterni offensivi. Nel 4-5-1 di marca francese l’attaccante centrale è un classico attaccante d’area. Nel 4-5-1 spagnolo molto frequente è l’utilizzo o di un centravanti mobile oppure di un falso centravanti (falso nueve).

Il Barcellona di Guardiola ed il tiqui-taca

L’ultima grande rivoluzione calcistica è stato il tiqui taca, una sorta di versione latina del calcio totale olandese, ideato dal tecnico del Barcellona Pep Guardiola.

La peculiarità del tiqui taca è il possesso palla, che è esercitato continuamente e in maniera quasi onanistica per irretire gli avversari e indurli a scoprire degli spazi. I giocatori si muovono continuamente a gruppi di tre/quattro giocatori, secondo il principio del torello, per indurre gli avversari a essere in costante inferiorità numerica nella loro zona perché i movimenti dei giocatori del Barcellona erano meno “totali” e limitati esclusivamente agli ultimi venti metri. Busquets non si spostava mai dalla sua posizione davanti alla difesa, i movimenti delle mezzali Xavi ed Iniesta erano limitati alla fase d’attacco mentre il finto centravanti Messi agiva principalmente negli ultimi venti metri.

Se L’Ajax di Michels ha portato la fisicità nel calcio, il Barcellona di Joseph Guardiola l’ha abolita quasi del tutta. Inoltre era molto difficile definire con che modulo giocasse quella squadra: infatti il Barcellona di Pep Guardiola giocava con un 4-1-4-1 sullo stampo del vecchio 4-3-3 che però poteva essere anche declinato 4-6-0 o anche un 2-3-2-3 sullo stampo del vecchio Metodo.

Anche nel calcio nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma!

Il Barcellona di Guardiola

L’Inter di Mourinho ed il “Catenaccio iberico”

L’affermarsi nell’Europa latina del 4-5-1 agli inizi degli anni Duemila riportò in primo piano nel calcio più tecnica, inventiva, ma anche maggiori grattacapi per le difese, che furono messe in crisi dagli attacchi senza punti di riferimento del 4-5-1 moderno.

Fu così che alcuni allenatori iberici svilupparono il nuovo modulo in chiave utilitaristica e pragmatica favorendo la fase difensiva a quella offensiva. Il termine “catenaccio iberico” fu coniato per la prima volta per descrivere il gioco del Liverpool di Rafa Benitez vittorioso in Champions League nel 2004/05 ma fu portato ad estreme conseguenze da José Mourinho. La sua Inter “tripletista” giocava molto corta e stretta in difesa, con la linea difensiva bassissima e gli esterni offensivi Pandev ed Eto’o che in pratica fungevano da terzini aggiunti. Il giocatore fondamentale di quella squadra era il trequartista/regista Snejider che aveva il compito di attivare la fase di “transizione” ribaltando l’azione da difensiva a offensiva.

A differenza del vecchio contropiede, condotto spesso con lanci lunghi dalle retrovie in maniera individualista, le moderne transizioni sono gestite in maniera più corale e collettiva e con il pallone giocato più basso.

I festeggiamenti per il “triplete”

 

Il nuovo 4-5-1 tedesco

Negli ultimi anni la nazione calcistica che è più cambiata dal punto di vista tattico è la Germania che dagli Anni Duemila ha adottato anch’essa il 4-5-1 (soprattutto nella sua forma 4-2-3-1) mostrando squadre che giocano un calcio molto arioso ed offensivo, molto simile a quello del Barcellona di Guardiola per filosofia di gioco, anche se più verticale e veloce.

Non è un caso che nel 2014, con questo schieramento tattico, la Germania di Joachim Löw abbia conquistato il suo quarto titolo mondiale.

Riferimenti bibliografici: Tattica: Principi Idee, Evoluzione (Francesco Scabar 2015)

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