Il 4-3-3 e il calcio totale

Il 4-3-3 (1962-oggi):

Il 4-3-3 è uno dei sistemi di gioco che hanno avuto più successo nella storia del calcio perché è in assoluto il modulo che copre meglio gli spazi e conferisce grande equilibrio tra i reparti e una perfetta combinazione geometrica tra tutti i dieci giocatori di movimento.

Il proto 4-3-3 del Brasile ai mondiali del 1962

Possiamo dire che il primo esperimento di 4-3-3 vide luce nel 1962 quando il CT del Brasile Moreira arretrò definitivamente l’ala sinistra Zagallo a centrocampo, il fulcro del gioco così divenne nuovamente il regista Didi che nel settore nevralgico del gioco era così protetto da due giocatori ai suoi fianchi, in attacco restavano così l’ala destra Garrincha, il centravanti Vavà e la seconda punta Amarildo (il sostituto dell’infortunato Pelé) che, con il taglio definitivo dell’ala sinistra, aveva il compito di coprire la porzione sinistra del settore offensivo e di attaccare il secondo palo.

Il 4-3-3

Il totaalvoetball e l’Ajax “totale” di Rinus Michels

Il 4-3-3 in Europa s’impose definitivamente, soppiantando definitivamente il 4-2-4 con l’esplosione del fenomeno del calcio totale: per la prima volta nel calcio la fisicità, la corsa e la cura della preparazione atletica diventarono cardinali. Secondo i dogmi del totaalvoetbal tutti i dieci giocatori di movimento dovevano sapere fare tutto: attaccare, difendere, scambiarsi di ruolo e di posizione sia orizzontalmente che verticalmente. Simboli di questa squadra e di questo rivoluzionario modo di intendere il gioco del calcio erano il portiere “libero” Jongbloed, il centrocampista tuttofare Neeskens, forse il giocatore più “totale” mai visto su un campo da calcio e soprattutto Johann Crujiff, centravanti nominale ma in realtà autentico faro degli ultimi cinquanta metri del campo.

L’Ajax edizione 1971/72 in posa con la Coppa dei Campioni

L’evoluzione del 4-3-3

Anche dopo la fine del ciclo Ajax il 4-3-3 restò un modulo molto diffuso nel calcio europeo assieme al 4-4-2. Il modulo intanto incominciò ad essere perfezionato sempre di più dagli allenatori sul modello del calcio totale olandese: gli attaccanti incominciò a essere richiesto il compito di portare il pressing sui portatori di palla avversari e di fatto divennero i primi difendenti in fase difensiva, i due centrocampisti che avevano il compito di coprire le spalle al regista centrale dovevano essere giocatori versatili, dinamici, in grado di interpretare al meglio sia la fase d’attacco che quella di difesa per mantenere la squadra corta e i reparti equidistanti. Le ali incominciarono a essere schierate con i piedi invertiti, in questo modo veniva conferita maggiore imprevedibilità alla fase offensiva con i due terzini che potevano spingere e sovrapporsi sulle loro fasce di competenza.

Il 4-3-3 in Italia, i casi Liedholm e Zeman

Per tutti gli anni Settanta l’Italia calcistica fu solo scalfita dal fenomeno del calcio totale, era infatti estremamente raro trovare nello stivale squadre schierate a zona integrale (sia in difesa che a centrocampo) fino all’arrivo a Roma di Nils Liedholm. Nel 1982/83 il tecnico svedese vinse uno scudetto adottando per la prima volta nel nostro calcio il 4-3-3 puro con una difesa rigorosamente schierata in linea. La principale novità introdotta da Liedholm fu anche di tipo filosofico: il suo gioco a “ragnatela” che prevedeva una lunga serie di passaggi in orizzontale fu un’autentica novità che ruppe gli schemi monotonamente verticali del classico calcio all’italiana. Dopo l’avvento della rivoluzione sacchiana (che analizzeremo nella prossima puntata) la zona ed il 4-3-3 furono definitivamente sdoganati anche nel nostro calcio, l’interprete più originale è stato sicuramente il ceco Zdeněk Zeman il cui 4-3-3 si basa concettualmente su una miscela sapiente tra il calcio di scuola danubiana e quello olandese: la grande specialità del 4-3-3 zemaniano sono i movimenti a turbine del tridente che creano autentici sconquassi nelle retroguardie avversarie.

Nils Liedholm e Zdeněk Zeman

Più 4-5-1 che 4-3-3, il 4-3-3 oggi

Possiamo dire che molte squadre di oggi, schierate con un 4-3-3 nominale, siano in realtà un 4-5-1 abbastanza puro perché i due esterni alti collaborano più alla fase difensiva rispetto a quella offensiva, inoltre il centravanti spazia molto di più su tutto il settore offensivo di quanto non facesse la classica punta centrale del 4-3-3 che spesso era un giocatore abbastanza statico.

Riferimenti bibliografici: Tattica: Principi Idee, Evoluzione (Francesco Scabar 2015)

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