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E’ ormai giallo sulla sorte del premier dimissionario libanese Saad Hariri: una settimana fa, infatti, ha annunciato da Riyad, dove ufficialmente si trovava in visita di Stato, le proprie dimissioni dal governo d’unità nazionale di cui fanno parte anche gli Hezbollah, i principali alleati dell’Iran nel paese. Sono un mistero anche le ragioni delle sue dimissioni, così come il suo futuro politico.

Il tutto avviene a pochi giorni dagli arresti a valanga che hanno decisamente cambiato gli equilibri all’interno dell’Arabia Saudita, dalle notizie provenienti dalla Siria che danno Assad sempre più vicino alla vittoria mentre l’ISIS perde anche i suoi ultimi avamposti nel paese, e dall’ulteriore inasprimento dei rapporti fra Arabia Saudita ed Iran, evidente anche dalla recrudescenza del conflitto nello Yemen. Intanto il Presidente francese Emmanuel Macron, proveniente dagli Emirati Arabi Uniti, ha deciso di compiere una sosta in più nel proprio tour mediorientale per fermarsi a Riyad ed incontrare il Principe Ereditario Muhammad ben Salman, ovvero colui che viene indicato come il principale se non l’esclusivo mandante degli ultimi arresti a carico dei suoi principali concorrenti sauditi, per discutere proprio di Hariri e della questione yemenita.

In queste ore Arabia Saudita e Kuwait hanno esortato i propri cittadini ad abbandonare il Libano, seguendo l’esempio di Qatar e Baharain: segno che la tensione nel “paese dei cedri” è tornata alle stelle, e che le cancellerie del Golfo temono che al suo interno si verifichino scontri fra l’elemento sunnita e sciita, come diretta conseguenza del continuo deterioramento dei rapporti fra Arabia Saudita e Iran. Il Presidente francese Macron è sceso a Riyad per incontrare “per alcune ore” il Principe Ereditario, che s’appresta a rimpiazzare sul trono l’anziano re Salman e che oltre alla “campagna anticorruzione” che ha portato all’arresto d’importanti dignitari sauditi è visto pure come il principale fautore dell’inasprimento delle relazioni con Teheran. Il governo israeliano, che con Riyad ha una certa convergenza d’interessi dal momento che i due paesi hanno nell’Iran e in Hezbollah dei nemici comuni, in contemporanea ha dichiarato di voler lanciare contro quest’ultimi una nuova offensiva diplomatica alle Nazioni Unite.

Diversi media libanesi hanno lasciato trapelare le preoccupazioni degli ambienti politici ed economici di Beirut circa la sorte di Hariri: secondo alcune fonti sarebbe addirittura “trattenuto” a Riyad e secondo altre sarebbe addirittura “prigioniero” o “ostaggio”. A Riyad smentiscono l’arresto, ma alcune fonti sottolineano come Hariri sia “temporaneamente costretto a rimanere nella capitale saudita”. I media sauditi, in ogni caso, fin da lunedì mostrano Hariri a colloquio con Re Salman a Riyad, con l’emiro degli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi e con diversi ambasciatori occidentali ed arabi sempre a Riyad. L’incontro fra Hariri e l’ambasciatore francese, rappresentante di un paese che da sempre vede il Libano come parte della propria sfera d’influenza, avrebbe avuto un’importanza significativa perché Beirut avrebbe chiesto “la mediazione della Francia, ex potenza coloniale tradizionalmente vicina a certi settori politici libanesi, per risolvere la crisi”.

Nel frattempo il Presidente libanese Michel Aoun continua a non accettare le dimissioni di Hariri: non potrà farlo in termini formali, ha precisato pubblicamente, almeno finché non lo vedrà di persona. “Le circostanze delle dimissioni di Hariri sono inaccettabili”, avrebbe dichiarato a Walid Bukhari, incaricato d’affari dell’Arabia Saudita in Libano, durante un incontro, e secondo il quotidiano libanese “Daily Star” avrebbe addirittura richiesto direttamente a Riyad la “restituzione” di Hariri. Secondo il partito politico dell’ormai ex premier, il Mustaqbal, è “necessario” che Hariri rientri in Libano “per restaurare la dignità ed il rispetto del paese”.

 

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