E’ una finale che nasce il 16 aprile scorso quando all’ultima giornata della fase a gironi un Tigres già qualificato e imbottito di riserve va in Perù a sconfiggere il Juan Aurich per 4-5 e permette così al River Plate (3-0 al San José) di impadronirsi del secondo posto e staccare il pass per gli ottavi di finale.

Gli argentini vanno a giocarsi il ritorno in casa dei paraguaiani del Guaranì confortati dal 2-0 dell’andata. River Plate in campo con Barovero tra i pali, Mercado, Funes Mori, Maidana e Vangioni in difesa, Martinez, Lucho González, Kranevitter e Carlos Sanchez a comporre la linea mediana e Alario con Mora in attacco. Il Guaranì risponde con Aguilar in porta, Patiño, Cáceres e Maldonado in difesa, Bartoméus, Mendoza, Palau e De La Cruz a centrocampo, Benítez, Fernández e Santander in avanti. Arbitra il cileno Bascuñán.

Gallardo si affida quindi a Lucho González per sostituire lo squalificato Ponzio e affiancare Kranevitter in mezzo al campo. Partita che inizia con il Guaranì intento a guadagnare metri sin dai primi minuti ma di pericoli dalle parti di Barovero non se ne registrano tanti: un tiro fiacco di Santander dopo un quarto d’ora, preceduto di cinque minuti da un intervento scomposto di Vangioni su Patiño sul quale Bascuñán preferisce sorvolare e forse sbaglia. Bartoméus e Benítez sono i più attivi tra i padroni di casa ma le occasioni tardano ad arrivare. Il primo tempo scivola via con un River attento e con un Guaranì capace di calciare verso la porta avversaria soltanto un’altra volta e dalla distanza. Secondo tempo come il primo con i padroni di casa intenti a fare la partita e gli ospiti che si limitano a contenere e a concedersi qualche contropiede ogni tanto. La spinta paraguaiana però si intensifica e si concretizza al 62′ quando Fernández batte Barovero su una palla rimessa in mezzo da Benítez dopo un palo clamoroso colpito da Palau.

Passano quattro minuti e il River Plate che fino al gol subito sembrava in totale controllo rischia di capitolare ancora quando lo stesso Fernández, servito ancora da Benítez batte Barovero con un gran colpo di testa ribattuto sulla linea di porta da un prodigioso intervento di Maidana.

Gallardo decide allora di correre ai ripari cercando di alleggerire la spinta avversaria inserendo il tanto chiacchierato Viudez al posto del Piti Martinez. E’ proprio il neoentrato a cambiare l’inerzia della partita offrendo giocate di qualità contornate da velocità e intelligenza tattica. Al 72′ serve una splendida palla ad Alario che sveglia Aguilar chiamato al miracolo su un ‘cabezazo’ a botta sicura. Cinque minuti dopo ancora l’eterna promessa uruguaiana in velocità serve Cavenaghi ma il numero 9 dei Millionarios, appena entrato, conclude goffamente. Un giro di lancetta e sempre Viudez a disegnare un assist per Alario che dal limite supera Aguilar in uscita con un pallonetto chirurgico. 1-1 e finale ormai conquistata per il club di Buenos Aires. Il Guaranì ormai rassegnato tenta di reagire per l’onore ma produce soltanto un tentativo di Santander deviato in corner a dieci minuti dallo scadere. Al triplice fischio festa per gli uomini di Gallardo e per i diecimila giunti in Paraguay.

Nell’altra semifinale invece il Tigres si schiera con Guzmán in porta, Torres, Juninho, Rivas e Jiménez in difesa, Aquino, Pizarro, Arévalo Rios e Damm a centrocampo, Sóbis e Gignac davanti. Risponde l’Internacional con Alisson estremo difensore, Geferson, Juan, Ernando e William nel pacchetto arretrato, Aránguiz e Durado a fare diga e D’Alessandro e Valdivia a sostegno di Lisandro López e Nilmar. Arbitra, eccellentemente, l’ecuadoregno Vera. Clima rovente all’Estadio Universitario di Monterrey e lo si evince già durante l’esecuzione degli inni nazionali. L’Internacional soffre la verve dei messicani, spinti da Aquino e Damm sulle corsie esterne. Proprio su un cross di quest’ultimo al 17′ Gignac, di testa, porta in vantaggio i suoi e manda i brasiliani nel baratro. Privi di idee e di iniziative gli uomini di Aguirre non riescono a contenere gli avversari e Gignac va più volte vicino al raddoppio. E’ solo questione di minuti, 2-0 frutto di un pasticcio di Geferson al limite della propria area di rigore che colpisce in maniera maldestra un lancio del Gringo Torres indirizzandolo sull’angolino più lontano alle spalle di Alisson, ritrovatosi a metà strada. Gli ultimi minuti sono una sofferenza per l’Internacional che se potesse manderebbe avanti l’orologio fino all’intervallo come fece il Maestro Canello in un cenone di fine anno di fantozziana memoria.

Nella ripresa è sempre la stessa musica e dopo tre minuti Aquino entra in area da sinistra, ubriaca William e si fa tirar giù. Rigore e sul dischetto va l’ex Sóbis ma Alisson neutralizza rendendo meno pesante il passivo e tenendo in corsa i suoi. Non basta, il Tigres è incontenibile e al 56′ Sóbis al limite dell’area serve sulla corsa Damm che dal fondo trova l’accorrente Arévalo Rios: colpo di testa, 3-0. Nel valzer dei cambi escono anche l’inesistente Nilmar e l’ingabbiato Valdivia che lasciano il posto a Sasha e Alex che non si comportano male, anzi, è da uno scambio tra i due che all’89’ l’Internacional accorcia le distanze con la palla appoggiata in rete da due passi da Lisandro López. Un minuto al 90′ più tre di recupero nei quali è Mister Ferretti stavolta a recitare la parte del Maestro Canello. Fortunatamente per lui i brasiliani sono scarichi e non ce la fanno a creare occasioni per un 3-2 che avrebbe avuto del clamoroso.

Triplice fischio e fuochi d’artificio a Monterrey per una finale che all’inizio della competizione sembrava un sogno, ma che sia Ferretti, sia la società con acquisti importanti son riusciti a rendere realtà. Meravigliosa è l’atmosfera che ha fatto da cornice all’evento in Messico dove le altre società hanno incoraggiato prima, e fatto i complimenti poi, alla squadra del presidente Rodriguez Miechielsen. Adesso c’è solo da attendere le due finali; con una Libertadores così vale la pena continuare a mettere la sveglia in piena notte, in barba a quello che pensa la gente. Buona finale a tutti.

Roberto Balio