Libia, Macron, Craxi

Alla fine degli Anni ‘80 Bettino Craxi, noto per la sua sensibilità verso i temi mediorientali, fece un importante discorso dove previde gli attuali flussi immigratori dall’Africa all’Europa.

Constatando come i livelli demografici fossero ben più elevati nel Nord Africa che in Europa, avvertì gli italiani e la comunità internazionale che da quei paesi sarebbero un giorno partiti molti giovani, attratti dalle luci dell’Europa. L’unico modo per impedire un tale esodo, che anche il cantautore Battiato profetizzava in una sua omonima canzone dell’epoca, “Il Grande Esodo”, era secondo Craxi quello di accendere ancor più luci in quei paesi, in modo che i giovani del luogo seguissero quelle. Del resto anche un grande Presidente algerino, Houri Boumediene, dieci anni prima aveva detto le stesse cose: in virtù degli elevati tassi demografici dei paesi nordafricani, prima o poi un’ampia parte della loro popolazione, in cerca di vita migliore e priva di mezzi di sostentamento, sarebbe andata in cerca di fortuna in Europa.

Il tema dell’immigrazione è oggi largamente dominante in Europa e soprattutto in Italia. L’abbiamo visto con le dichiarazioni dei principali paesi europei, come la Germania, la Francia e la Spagna, ma anche con le reazioni stizzite dei membri minori come l’Austria e l’Ungheria, o il Belgio. L’Italia, che insieme alla Francia e alla Germania rappresenta il fondatore storico della Comunità Europea, vede in questo momento gravare sulle proprie spalle ben l’85% del flusso migratorio che attraversa il Mediterraneo. Ciò è affermato dall’Agenzia ONU che s’occupa proprio del fenomeno migratorio.

Il nuovo Presidente francese, Emmanuel Macron, a pochi giorni dal suo trionfale insediamento all’Eliseo ha subito provveduto a mettere le cose in chiaro, in una maniera non molto diversa dalla sua diretta rivale Marine Le Pen. Ha infatti subito stabilito come la stragrande maggior parte degli immigrati che giungono in Europa siano soprattutto di tipo “economico”, e non profughi o rifugiati in cerca d’asilo politico ed in fuga da guerre e dittature. Dal suo punto di vista solo quest’ultimi dovrebbero ricevere ospitalità e comprensione da parte dell’Unione Europea, mentre per gli altri si dovrebbero prevedere trattamenti diversi, ad esempio iniziative atte a fronteggiarne l’arrivo nel nostro continente e ad impedirne la partenza dai luoghi d’origine, anche sostenendone l’economia e lo sviluppo.

Questo discorso, però, oggi appare piuttosto tardivo, soprattutto se consideriamo che nel frattempo sono centinaia quando non addirittura migliaia i migranti che ogni giorno approdano nei nostri porti. Ecco perché Bettino Craxi, prevedendo il verificarsi di una simile situazione, si raccomandava affinché vi si ponesse rimedio finché s’era in tempo. Proprio con queste parole s’era espresso l’allora segretario del PSI, e Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987, al Forum “L’Europa ed il Maghreb” del 1987: “Dobbiamo sapere che nella riva sud del Mediterraneo queste popolazioni sono soggette ad un tasso di incremento demografico che è ancora molto alto. Sono iniziate correnti emigratorie e migratorie che, in assenza di un accelerato processo di sviluppo che abbracci tutta la riva sud del Mediterraneo, sono destinate a gonfiarsi in maniera impressionante. E saranno delle tendenze inarrestabili e incontrollabili. Paesi con popolazioni giovanissime che naturalmente vanno verso le luci della città, se noi non accenderemo le luci in quei Paesi”. Va anche detto, poi, come il nuovo Presidente francese non possieda neppure un granello della lungimiranza di Craxi, giacché la sua uscita sull’immigrazione risponde anche alla necessità di fronteggiare il drammatico crollo di popolarità conosciuto da Macron in Patria: ben il 10% in meno in un mese, dal 64 al 54%: solo lo Chirac del 1995 aveva, finora, fatto di peggio.

L’iniziativa francese di prendere accordi con la Libia, per la precisione col governo di Tobruk su cui esercita una netta e fortissima influenza il Generale Khalifa Haftar, appare parimenti tardiva almeno per quanto riguarda il controllo dei flussi migratori, ma forse proprio per questo motivo il suo scopo è un altro. La Francia sostiene di propria iniziativa il governo di Tobruk, insieme a Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, ma allo stesso tempo, come paese dell’UE, sostiene anche il governo di Tripoli guidato da al Serraj. Sta quindi coi piedi in due staffe, con tutte le contropartite che ciò può assicurare in termini di appalti per la ricostruzione e di contratti per la fornitura di gas e di petrolio, mentre l’Italia, incapace ormai d’esprimere una propria politica estera autonoma, s’accontenta d’appoggiare il governo tripolino, più simbolico che reale visto che controlla solo poche aree della Tripolitania essendo del tutto assente dal resto della Libia. E questo, in definitiva, significa che con la scusa del controllo dell’immigrazione la Francia nel frattempo continua a controllare la Libia, avendo così raggiunto gli scopi che s’era prefissa nel 2011 con l’avventura neocolonialista e bellicosa di Sarkozy contro Gheddafi. Mentre dall’altra parte l’Italia si ritrova di fatto sempre più esclusa dal quadro libico, e ridotta al rango di modesto comprimario.

Quando Craxi e Berlusconi sostenevano Gheddafi avevano le loro buone ragioni. Ma, nella cecità della politica italiana odierna, anche quel che è evidente a tutti acquisisce le sembianze di un tabù.

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