Saif al Islam poco dopo la sua cattura, nel 2011.

E’ ormai ufficiale: il figlio secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif al Islam, il prediletto destinato a succedergli alla guida della Jamahiriya, non è più un recluso. Tenuto in prigionia dalla tribù di Misurata, dopo che nel 2011 era stato catturato a poche settimane dalla morte del padre, era di fatto stato liberato già diversi giorni fa, ma continuava comunque ad essere un sorvegliato speciale.

Ieri, tuttavia, è giunta la notizia secondo cui Saif avrebbe infine abbandonato l’area di Zintan, dove finora risiedeva, per dirigersi a Beida, in Cirenaica, nei territori sottoposti al controllo del governo e del parlamento di Tobruk, legati al nuovo uomo forte della Libia Khalifa Haftar. La fonte sarebbe la televisione panaraba Al Arabiya.

A liberare materialmente Saif, che ormai ha 44 anni e che al principio della prigionia aveva riportato una grave menomazione ad una mano, sarebbe stata la brigata Abu Bakr al Sadiq, una milizia che controlla la città di Zintan, in Tripolitania. La milizia, fedele a Tobruk, avrebbe semplicemente applicato l’amnistia indetta dal suo parlamento poco tempo fa, e i cui benefici varrebbero anche per Saif al Islam, che in Libia era accusato di crimini relativi alle repressioni del 2011 e all’impiego di  fondi pubblici per il pagamento dei mercenari.

Su Saif al Islam pende anche il mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja sempre per i crimini contro l’umanità di cui si sarebbe reso complice insieme al padre a partire dal febbraio del 2011. Tuttavia sia il governo di Tripoli che quello di Tobruk non intendono consegnare Saif alla CPI, dichiarando di volerlo processare in patria.

Non si tratterebbe del primo processo per Saif al Islam che, nel 2015, a Tripoli, era stato addirittura condannato a morte dal governo islamista guidato dalla branca locale dei Fratelli Musulmani. La pena non venne eseguita solo perchè già al tempo Saif era nelle mani della brigata di Zintan, alleata con Tobruk, e quindi la pena fu emessa praticamente in contumacia.

Ora Saif si trova in una parte del paese, quella controllata da Tobruk e da Haftar, che è fuori dalla sfera d’influenza del governo di Tripoli, unico riconosciuto e di fatto creato dall’ONU, il cui potere s’estende solo in parte della Tripolitania. Può quindi, almeno per il momento, sentirsi al sicuro.

Nel frattempo anche a Tripoli, in seguito alla rottura diplomatica e politica fra il Qatar e l’Arabia Saudita con tutti i paesi arabi che le sono alleati, si registrano novità: i Fratelli Musulmani starebbero infatti lasciando rapidamente la capitale libica per riparare in Turchia. Ciò porterebbe ad ipotizzare un prossimo e possibile miglioramento dello scenario interno libico, col raggiungimento di una maggiore unità e coesione politica ed istituzionale. In tal caso una figura come quella di Saif al Islam, di fatto l’unico uomo in grado di riunire nuovamente insieme le varie tribù libiche inaugurando un processo di riconciliazione interna, potrebbe avere molte carte da giocare.

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