Il più grande di tutti, secondo i brasiliani. Anche di Pelé. La vera gioia del popolo, alegria do povo. Al secolo Manoel Francisco dos Santos, nome di battaglia Garrincha. Il soprannome deriva da un piccolo passero, tutto nero, e glielo diede la sorella. Il piccolo Mané infatti era un passerotto con un’ala sola, aveva una gamba più corta dell’altra, oltre ad un’altra serie di difetti congeniti, dallo strabismo alla spina dorsale deforme. Uno storpio, per usare le parole del libro. Uno storpio che però con il pallone poteva letteralmente fare quello che voleva. Saltava gli avversari come birilli, disegnava traiettorie incredibili, sapeva esaltare compagni e tifosi come nessuno prima (e dopo) di lui. 

“Solo una cosa mi riusciva. Giocare a pallone. Era la mia forza”

Quasi totalmente analfabeta, ignorante come una capra, conosceva una sola cultura, quella internazionale del pallone.

La sua vita, anzi la sua fiaba, rivive in queste pagine dell’illustratore Antonio Ferrara, celebre disegnatore di romanzi per ragazzi. Con “Garrincha. L’angelo dalle gambe storte” esordisce nella categoria “graphic novel” o romanzo grafico per usare una dicitura italiana.

Il Garrincha di Ferrara è una fiaba intergenerazionale. Semplice, diretta, è un libro “0-99”. Per sognare il mito di Garrincha, a tutte le età.

Garrincha. L’angelo dalle gambe storte
di Antonio Ferrara
Uovonero edizioni, 2016120 pagine, 15 euro
Per acquistare il libro contattare il sito della casa editrice

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