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Molto si è scritto e molto è stato scritto sul calcio negli ultimi anni, però nessuno si è cimentato nella titanica impresa (per altro ben riuscita) di Simone Cola, appassionato di calcio e curatore del bellissimo blog L’Uomo nel Pallone. Il trentottenne toscano di Montemurlo, al suo esordio in assoluto come scrittore, è riuscito a ricostruire i primi vagiti del calcio, anzi del football, perché nel suo primo libro Pionieri del Football, storie di calcio vittoriano (1863 – 1889) viene narrato pezzo per pezzo la genesi del gioco più popolare al mondo nell’Inghilterra vittoriana dal 1863, anno in cui nacque la Football Association nella famosa riunione alla Free Mason’s Tavern di Londra, al 1889 anno in cui si disputò il primo torneo calcistico professionistico. Immaginate la classica pallina di neve che, rotolando a valle per effetto della forza di gravità, finisce per provocare una valanga, dal 1863 al 1889 in Gran Bretagna al calcio è successo proprio questo. In questo intervallo infatti il calcio è diventato, da mero passatempo di nobili giovanotti del circondario londinese ad un vero e proprio fenomeno di massa che ha contagiato tutti i sudditi di Sua Maestà fino a diventare un movimento capace di muovere non solo tanta passione ma anche tanti interessi sia economici che politici.

Attraverso una narrazione progressiva, anno per anno, il libro spiega benissimo l’evoluzione repentina del football, la sua emancipazione/scissione dal rugby e dal mondo aristocratico delle università e dei college che circondano Londra e il suo spostamento d’asse verso Nord, verso le città industriali del Lancashire e del Derbyshire e verso la Scozia. Già, furono gli Scots i veri “maestri” del calcio negli Anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento. Mentre i nobili inglesi avevano una concezione elitaria del football, tutto improntata su corsa, dribbling e duelli individuali (il famoso kick and yush), gli scozzesi, penalizzati dalla loro taglia minuta e dal fatto di essere concentrati in poche squadre, inventarono i passaggi, il gioco di squadra e intuirono l’importanza della tattica (il 2-3-5, il primo schema della storia del calcio, nacque proprio dallo sviluppo del passing game scozzese). Furono tutte scozzesi le vittorie dei primi tornei interbritannici tra nazionali (il British Home Championship fu istituito nel 1884), nonostante nella Tartan Army non potessero giocare quei fuoriclasse che andavano a cercare fortuna nel campionato inglese dove iniziavano a fioccare i primi soldi importanti. Senza i grandi footballers scozzesi che attraversavano il Vallo di Adriano in cerca di soldi e fortuna, in Inghilterra non si sarebbe mai sviluppato un movimento calcistico professionista, questo è certo. Furono infatti le continue batoste buscate dalle casacche bianche contro gli odiati vicini di Scozia a convincere i vertici della Football Association ad abbandonare il dilettantismo. Senza gli scozzesi non sarebbero mai esistite squadre leggendarie come il Preston North End degli “Invincibles”, ovvero la prima grande squadra della storia del calcio, che tenne a battesimo l’era professionista con una straordinaria doppietta (campionato, FA CUP) senza perdere mai una partita. Se il calcio dopo oltre centocinquanta anni è diventato lo sport più popolare e seguito al mondo molto merito va a questi coraggiosi pionieri inglesi e a questi indomiti capitani di ventura scozzesi, magistralmente descritti negli ultimi capitoli del libro, interamente dedicati alla loro vita e ai loro miracoli (calcistici ovviamente!), il tutto corredati da splendide illustrazioni a pastello firmate Sara Provasi. Un libro davvero imperdibile che non può mancare nella biblioteca di chi studia il calcio.

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