Barcellona “més que un Club”, László Kubala “più che un calciatore”: già dal titolo del libro l’ottimo Lorenzo De Alexandris dimostra di aver messo a fuoco con poche e concise parole l’incredibile vicenda umana di quello che, dopo Lionel Messi, è considerato il simbolo per eccellenza del Barcellona e del “barcellonismo”. Ma l’incredibile storia di László/Ladislav/Ladislao Kubala non è la semplice narrazione di uno dei più grandi club calcistici della storia del calcio (come potrebbe essere per Messi) ma anche il racconto della tragedia che ha colpito nel secolo scorso i paesi dell’Est Europa, passati dal nazismo allo stalinismo (e dopo il 1989, non c’è due senza tre, al neoliberismo più selvaggio!). Il giovane László, ha avuto la sfortuna di trascorrere la propria parabola da calciatore proprio in questo delicato periodo storico che ha funestato la parte orientale dell’Europa e la sua storia non può essere separata da ciò che è successo in Ungheria e paesi limitrofi dopo il 1939.

Il racconto si apre con l’infanzia serena nella Budapest degli Anni Trenta, le infinite partite a pallone che il piccolo Kuksi, nato a Budapest da famiglia slovacca, ingaggiava con l’amico e coetaneo Ferenc Puskas sognando di ripercorrere le gesta di Meazza e Sárosi. Questa serenità, solo apparente e di facciata, è però il classico preludio a un’epoca di turbamenti che segnarono quasi dieci anni della vita di Kuksi: la morte del padre, la fuga dall’Ungheria comunista e l’approdo in Slovacchia, patria dei suoi genitori, il matrimonio con Ana Viola Daučik (figlia dell’allenatore dello Slovan Bratislava Ferdinand), il ritorno in Ungheria con il Vasas e la fuga definitiva in Italia, segnata dal mancato tesseramento con la Pro Patria prima e con il Torino poi, il Grande Torino di Valentino Mazzola e del connazionale Erbstein: fortuna volle che su quell’aereo maledetto Kubala non ci mise piede per un soffio e che al suo posto perì l’amico di infanzia Gyula Schubert. La Tragedia di Superga non pose fine all’odissea di Kuksi che a ventidue anni finì a Roma in un campo profughi e, per campare, fu costretto a mettere su una squadra di profughi dell’Est Europa (l’Hungaria). Fortuna volle che le prestazioni di questo autentico fenomeno calcistico non sfuggissero agli osservatori di Real e Barcellona che durante una tournée dell’Hungaria in Spagna fecero carte false per assicurarsi questo apolide dai piedi fatati. La spuntò il Barcellona per un curioso fatto: Kubala infatti pretese che oltre a lui, la società ingaggiasse anche il suo genero come allenatore, proposta in precedenza rifiutata dal presidentissimo del Real Santiago Bernabeu. In un decennio, prima con Daučik e poi con il Mago Herrera in panca, Kubala scrisse una delle pagine più belle della storia del club blaugrana: per mirare le sue gesta il club dovette anche costruire un nuovo stadio, leggermente più grandicello del precedente, il Camp Nou! Peccato solo che a Madrid, sponda Real, arrivarono prima Di Stefano e poi un certo Puskás perché altrimenti al posto del Grande Real del quinquennio 1955-60 ci sarebbe stato il Grande Barcellona di Kubala, che chiuse malamente la sua storia di amore con i blaugrana perdendo un’incredibile finale di Coppa Campioni contro il Benfica dello stregone Guttmann. Dopo aver provato in un primo momento la carriera di tecnico al Barcellona, Kuksi decise a sorpresa di ritornare in campo con i cugini dell’Espanyol coronando il suo sogno di giocare assieme al grande Alfredo Di Stefano, finito anche lui in Catalogna a consumare gli ultimi spiccioli di carriera. Una buona, anche se non eccezionale, carriera di allenatore e i tanti lutti che hanno interessato la sua cerchia familiare furono gli ultimi sussulti della storia di questo straordinario personaggio, spentosi a Barcellona nel 2002. Lorenzo De Alexandris è riuscito a narrare tutto questo con una storia romanzata talmente ben riuscita e narrata da far sorgere il dubbio che l’autore, invece che essere nato nel 1989, abbia seguito Kubala come un’ombra per tutta la sua vita. Se Kubala è stato “più che un calciatore”, questo può davvero considerarsi “più che un libro”.

Più che un calciatore. L’incredibile storia di László Kubala

di Lorenzo De Alexandris

Ultra Sport – 2016

139 pagine – 12,75 € (cartaceo)

Per acquistare il libro: http://ultraedizioni.it/prodotto/2829/

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