Il falso citazionismo che infesta le nostre bacheche sui social ha fatto vittime eccellenti: da Jim Morrison a Vladimir Putin, fino ai recenti “meme” creati ad hoc sul Leicester di Ranieri. Tutte, o quasi, citazioni inventate, prive di qualsivoglia affidabilità storica. Il più delle volte sono citazioni “innocenti”, attribuite a questo o a quel personaggio per necessità ideale, politica o “nostalgica”. C’è però anche il “citazionismo offensivo” è una delle vittime è il mitico Paròn Nereo Rocco. Le due citazioni che più gli vengono attribuite (“A tuto quel che se movi su l’erba, daghe. Se xe ‘l balon, no importa” e “Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un mona che segna e sette asini che corrono”) non solo banalizzano un allenatore scanzonato ma di un’intelligenza unica, ma ne offendono la memoria, lasciando immaginare che uno degli allenatori migliori della storia calcistica sia stato un violento o un allenatore incapace di insegnare ai suoi giocatori (“i sette asini che corrono”) come si gioca al pallone. Il calcio è uno sport molto più bello di questo “citazionismo” ignorante.

Il libro del padovano Guido Barbato ci racconta il Nereo Rocco vero, quello scanzonato, sbruffone, ironico, ma maestro vero di calcio. Le 230 pagine ci parlano del Rocco in versione biancoscudata, da quando nel 1954 viene chiamato a salvare la squadra padovana, impresa quasi disperata, ma raggiunta. Successivamente centrò la promozione in Serie A e fece del Padova una “grande provinciale”, prima arrivando addirittura terzo e poi centrando sempre ottimi piazzamenti finali, prima di fare il grande salto al Milan. Scagnellato, Stivanello, Smersy, Azzini, Pin, Chiumiento, Blason e Boscolo sono gli alfieri di Rocco sui colli Euganei e fra le mura amiche dell’Appiani. Ma alla faccia dei “sette asini che corrono”, Rocco non disprezzava i grandi talenti da far giocare in mezzo al campo o sulle fasce, come l’argentino Humberto Rosa o lo svedese Kurt Hamrin, l’Uccellino, capace di segnare 20 gol in 30 partite con Rocco in panchina.

Nel libro romanzato di Barbato si incontrano molti aneddoti e storie particolari, ricorda le partite storiche di quel grande Padova, anche grazie ai racconti dei protagonisti dell’epoca, i “panzer di Rocco”. Da un dialetto (anche se si balbetta molto con quello triestino quando viene messo in bocca a Rocco…) ad una battuta, dalle mitiche baruffe con la stampa agli scambi amichevoli con Gianni Brera (“adulatore” del catenaccio rocchiano), tra il bastone e la carota con i suoi giocatori, il libro scorre piacevolmente, fino all’addio e l’approdo al Milan, poi campione di tutto.

Vinca il migliore? Speriamo di no!
di Guido Barbato
Cleup edizioni, 2016
230 pag. 16 euro
Per acquistare il libro contattare il sito della casa editrice: Cleup.it

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