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sei provinciali di lusso

Tempo di letture estive sotto l’ombrellone e l’Opinione Pubblica vi segnala sei volumi dedicati alle “provinciali” di casa nostra. Non quindi le grandi blasonate del nostro calcio, ma storie lontane dai riflettori del “calcio showbiz”.

 

 

 

 

 

 

Il primo libro è il documentatissimo “Il Parma di Scala. La cronaca di un sogno” (238 pagine, 10 euro, Officine Gutenberg) scritto a quattro mani da Mattia Fontana e Guglielmo Trupo. Una fitta cavalcata tra la stagione 1989/90 e quella 1995/96, che accompagna il cammino dei parmensi di Nevio Scala e soprattutto l’irruzione nel calcio che conta di Callisto Tanzi. Quattro trofei (una Coppa Italia, una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea) per la “provinciale” che più di ogni altra riuscì ad inserirsi nella sistema delle grandi. Come detto il volume è ottimamente documentato, per ogni stagione è ricostruito l’intero cammino dei ducali, con tanto di curiosità, polemiche, diattribe di mercato e risultati dai campi. Non condivido invece l’impostazione “ideologica” del libro (la visione romantica di Parma come esempio di un “calcio che non c’è più”), perchè se è vero che sotto una lettura puramente calcistica (quindi di campo) il Parma fu un “Pollicino” che arrivò a sfidare la Juventus, il Milan e le grandi d’Europa, non si può scindere da questi elementi il massiccio intervento finanziario della famiglia Tanzi, che entrò nel calcio con la prospettiva, visionaria ed anticipatrice senza dubbio (fu promotore di una privatizzazione dello stadio e fece costruire un centro di allenamento, ad esempio), di fare della squadra un supporto della sua azienda (la Parmalat), non viceversa. Anche sfogliando le pagine scritte da Fontana e Trupo si scorgono questi elementi oggettivi, ben poco “romantici”: dallo sponsor che entra nelle questioni di mercato (il trasferimento di Taffarel, mollato dal Real Madrid, sponsorizzato proprio dall’azienda dei Tanzi), alle squadre controllate (come il Palmeiras, la Reggiana o le ungheresi Honved e Ferencvaros), dalla nuova divisa sociale (non più crociata ma bianca “color latte”), ai dipendenti della Parmalat che diventano, gioco forza, anche tifosi della squadra, fino al campo di gioco con sponsor disegnato sopra. Il Parma FC divenne di fatto il Parmalat FC e fu uno dei primi, importanti, esempi di finanziarizzazione del nostro calcio.

“Squadra azienda” e finanziarizzazione del pallone che diventano di attualità in questi giorni a Terni, con la storica Ternana che diverrà Unicusano Ternana, fra le polemiche e le proteste dei tifosi locali. Ed è proprio la Ternana la protagonista del secondo volume che andiamo a recensire. Si tratta di “Il gioco è bello quando è corto” (213 pagine, 12 euro, Edizioni Intermedia) di Gian Luca Diamanti che narra le avventure del “calcio proletario” di Corrado Viciani con i rossoverdi in Serie A nel 1972. Un ingranaggio perfetto, senza campioni, una catena di montaggio, nella quale il gioco corto e i fraseggi veloci divennero l’elemento capace di ribaltare l’ordine prestabilito della Serie B e di portare gli umbri per la prima volta nella massima serie. Un’avventura utopica, destinata al fallimento, raccontata attraverso le testimonianze di chi l’ha vissuta in dal vivo, siano essi calciatori, tifosi o addetti ai lavori.

Passando dall’Umbria all’Abruzzo troviamo “Il pallone e il Delfino” (176 pagine, 15 euro, Epigrafia Editore) un volume che attraversa la storia di Pescara dal ‘900 ai giorni nostri, tra D’Annunzio, il fascismo, la rinascita repubblicana, Ennio Flaiano, e soprattutto la storia calcistica, oltrechè sportiva, della città. Le promozioni in Serie A, la “Strapaesana”, i profeti Galeone e Zeman, fino ai “cervelli biancazzurri” Max Allegri e Marco Verratti. Luigi Mastrangelo, Paolo Smoglica e Paolo Martocchia, gli autori, riescono abilmente a mescolare la storia della città, le modifiche urbanistiche, attitudini letterarie e il Pescara calcio: una lettura affascinante, per racconatre il rapporto simbiotico tra città e squadra di calcio. Riuscitissima la copertina.

Scendiamo lunga la costa adriatica per trovare il Bari, anzi “La Bari” come rivendicato orgogliosamente dai tifosi biancorossi, nella cui biblioteca non può mancare l’almanacco “Leggenda Biancorossa” (232 pagine, 20 €, Adda Editore), che racconta fra mille dettagli e curiosità il calcio barese tra il 1908 e il 2015. Una scheda biografica per ogni giocatore che ha vestito la maglia dei pugliesi, il resoconto di tutte le stagioni, gli sponsor, le legioni straniere, i presidenti, gli allenatori, fino ai cinque “azzurri” Raffaele Costantino, Tommaso Maestrelli, Giuseppe Moro, Gianluca Zambrotta e Leonardo Bonucci. Centosette anni di vita simbiotica tra la città e la squadra, ribadita dalla vastissima mobilitazione popolare del 2014 che ha portato alla salvezza La Bari.

Frammenti d’Europa invece nel libro “I giorni della Mitropa” (12 pagine, 14€, Edizioni Eclettica), che racconta le tre partecipazioni (con due vittorie) nella Coppa Mitropa del Pisa di Romeo Anconetani. La “Coppa dei Campioni” dei piccoli, che per molte provinciali ha rappresentato la vetrina europea per due decenni, tra le fascinazioni degli ultimi sussulti del calcio balcanico, danubiano e d’oltre cortina. Come abbiamo già avuto modo di raccontarvi (vedi il nostro “La fine di un’era“) fu proprio Anconetani a stravolgere e a dare nuova linfa alla manifestazione mitteleuropea regalando a tutti gli appasionati una mezza dozzina di edizioni in più. A rischio chiusura, infatti, la Mitropa fu condensata in pochi giorni e poche gare: una soluzione più asciutta ed affascinante, con eventi collaterali a promuovere le città (spesso italiane) che la organizzavano. Nelle pagine scritte da Massimo Berutto le manifestazioni pisane sono scandagliate con cronaca delle gare e testimonianze dei protagonisti. Appasionati e collezionisti del calcio “che non c’è più” non possono perdersi questa chicca.

È dedicata alla Sampdoria invece la prima fatica del pordenonese Alberto Bertolotto “Il sogno blucerchiato” (132 pagine, 15 €, Edizioni Sportmedia), il racconto dell’ipotetica Top 11 dei giocatori che sono partiti dai dilettanti e hanno durante la carriera la maglia della Doria. Paolo Conti, David Balleri, Mirko Pieri, Francesco Casagrande, Pietro Vierchowod, Moreno Mannini, Daniele Mannini, Giorgio Roselli, Fabio Bazzani, Davide Possanzini e Francsco Palmieri, con mister Gian Franco Bellotto, sono i dodici protagonisti dei capitoli/intervista di questo agile volume edito da Sportmedia che presenta una chaive di lettura inedita, raccontando il filo rosso che lega calcio dilettantistico e professionismo.

 

 

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