La scelta di non esporre simboli cristiani per non offendere chi appartiene ad altre religioni non è una novità, ma il caso della ‘LIDL’ si discosta dai casi precedenti perché non vede protagonisti operatori scolastici o sacerdoti, bensì un’azienda.

Nel negozio di Camporosso (provincia di Imperia) della catena di ‘discount’ tedesca, è stato affisso, dietro alle casse, un grande ‘poster’ raffigurante la chiesa della vicina Dolceacqua, intitolata a Sant’Antonio Abate, ma senza le croci che ne adornano il campanile e la facciata. Non si tratta dell’iniziativa del singolo direttore di un punto vendita ma di una scelta che inizialmente è apparsa come calata dall’alto. La LIDL ha infatti dei precedenti in materia, il più noto dei quali riguarda la cancellazione delle croci delle chiese di Santorini dall’immagine posta sulle confezioni di alcuni tipici prodotti greci.

Se un preside di una scuola rimaneggia o annulla una recita natalizia o un prete rinuncia all’esposizione di un presepe, ci viene da pensare a un semplice eccesso di zelo nell’accoglienza, ma davanti ad una scelta aziendale sorge piuttosto il sospetto che si tratti di una strategia commerciale, idea rafforzata dalla posizione della foto discussa, proprio dietro alle casse, nonché dal fatto che nella cittadina ligure viva una nutrita colonia d’immigrati musulmani, molti dei quali clienti abituali del negozio.

Le polemiche sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche o negli edifici pubblici sono tanto stucchevoli (vedi http://www.opinione-pubblica.com/il-venerdi-santo-e-la-meditazione-di-cohle/) quanto annose, ben precedenti all’attuale ondata migratoria.

Invece nessuno protesta per la presenza di simboli religiosi negli ambienti di un’attività commerciale: chi non è contento di quella vista può semplicemente andare altrove a fare le sue compere, il gestore al limite perderà qualche cliente, d’altra parte è proprio esponendo gli stessi simboli è possibile che qualcuno ne guadagni.

Di certo l’obiettivo di “non urtare sensibilità” è stato mancato, come si può evincere dalle parole pronunciate a caldo dal sindaco locale, Fulvio Gazzola: “E’ un fatto lesivo dell’immagine del nostro paese e delle nostre tradizioni cristiane. Si tratta di una foto che rappresenta, o che dovrebbe rappresentare la realtà dei luoghi e non è invece un disegno soggettivo. Possono certamente utilizzare la foto di Dolceacqua e ci fa anche piacere, è un simbolo della zona e un posto molto conosciuto. Ma se vogliono farlo, devo rispettare la realtà dei fatti: sulla chiesa ci sono le croci, simbolo di tradizione prima che di religiosità”.

I clienti musulmani sono invece contenti? Speriamo di no, perché se così fosse questi si dimostrerebbero proprio il genere di islamici di cui non abbiamo bisogno, quelli che probabilmente simpatizzano per i fondamentalisti. I musulmani non sono affatto tutti uguali, come vorrebbero farci credere gli islamofobi più feroci da una parte e gli islamisti più intolleranti dall’altra, ma si distinguono tra quelli che non hanno nulla contro i cristiani, considerando anzi Gesù Cristo un profeta dell’Islam, e coloro che vedono ogni cristiano come un nemico.

Ogni islamico che senta la propria sensibilità urtata dai simboli religiosi cristiani andrebbe tenuto d’occhio perché non di rado si è dimostrato il primo segnale di una vicinanza al ‘wahabismo’, corrente minoritaria, seppure non trascurabile, dell’Islam sunnita che ispira ideologicamente l’Isis (http://www.opinione-pubblica.com/i-terroristi-dellisis-non-sono-pazzi-sono-wahabiti/.

Dopo la bufera sui social e sui giornali, la catena di supermercati tedesca ha fatto retromarcia. Il giorno 12 ottobre, la gigantografia appesa all’ingresso del supermercato Lidl di Camporosso, in provincia di Imperia è stata sostituita con un’altra immagine: al centro sempre il borgo di Dolceacqua e le sue chiese, questa volta con le croci ben visibili.

“L’immagine di Dolceacqua, avevano spiegato i responsabili della Lidl, è stata acquistata da un database fotografico, stampata e affissa in punto vendita. Non ci siamo accorti che l’immagine acquistata non presentava le croci. Nessuna strategia di marketing quindi, ma una semplice svista di cui ci scusiamo sia con i nostri clienti che con gli abitanti di Dolceacqua. Come già comunicato al sindaco, l’immagine verrà rimossa e sostituita immediatamente”.

 

UN COMMENTO

  1. Credo sia stata una iniziativa stupida.
    Siamo in un paese a tradizioni cristiane, e piaccia o non piaccia hanno fatto la storia di questo paese. Che si dovrebbe fare allora ? Eliminare tutti i simboli religiosi cristiani presenti nel paesaggio italiano? una idiozia che nessun musulmano degno di questo nome potrebbe chiedere visto che in paesi come il marocco la siria il libano esistno da secoli chiese cristiane e moschee senza che questo crei alcun problema.
    Come in effetti segnalato nell’articolo da qualche tempo circolano personaggi che choamare musulmani e’ un azzardo e che con questa tradizione hanno poco a che spartire e sonogli islamici di estrazione wahhabita, ritenuti da molti musulmani degli eretici per via della loro etraneita’ alla storia vera dell’Islam.
    La loro ideologia ( perche’ di questo si tratta non di una religione) non prevede affatto la tolleranza verso altre forme religiose DIVERSE DALLA LORO.
    Quindi ad avere problemi non sono solo i cristani ma anche molti musulmani che non riconoscono affatto l’islamicita’ di questi individui.
    Il problema sta diventando pero’ preoccupante in quanto avendo molti soldi riescono a installare centri “culturali” (si fa per dire) che in realta’ non sono altro che luoghi dove si indottrinano nuovi adepti alla loro ideologia.
    La sponsor principale di questi individui e’ il regime saudita e anche il Qatar.
    Assistiamo da quaqlche anno all crescita di cellule di impastazione wahhabita e questo e’ grave soprattutto perche’ non si interviene a bloccare sul nascere laq nascita di luoghi che inevitabilmente aizzano violenza e criminallta’ in menti deboli.
    La Lidl avrebbe fatto bene ad evitare di togliere i simboli che se riferiti ad immagini normali di chiese e luoghi italiani dove esistono simboli religiosi in quanto caratteristici della nostra civilta’.

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